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Santa Maria Bertilla Boscardin

Meditate davanti alla Sindone con San Giovanni Paolo II e San Paolo VI

SAINT JOHN PAUL THE GREAT

Derrick Ceyrac | AFP

Edifa - pubblicato il 07/04/20

La Passione di Gesù è resa presente dalla Sindone, depositata a Torino. Durante questa Settimana Santa può aiutarci a contemplare Colui che per amore ha dato la Sua vita per ognuno di noi.

di Marie-Christine Lafon

Il giorno dopo la morte di Gesù, all’alba, Maria Maddalena sconvolta va a riferire a Pietro e aGiovanni: “Il Signore è stato preso dal Suo sepolcro e non sappiamo dove è stato deposto” (Gv 20, 2). Gli Apostoli si affrettarono verso il nuovo sepolcro, scavato nella roccia, dove poche ore prima due amici avevano accuratamente deposto il Corpo di Cristo. Giovanni è stato il primo ad arrivare al sepolcro, dove vide i panni funebri vuoti e ripiegati, tuttavia lascia passare il fratello maggiore che, stupito, nota la stessa cosa. Poi entra e vedendo i teli disposti così, crede. Per Pietro e Giovanni, come per la Chiesa di oggi, il sudario in quel sepolcro vuoto è il segno della Risurrezione di Cristo.

Cosa vedono allora? Il prezioso sudario e le bende, lasciate allo stesso modo come il giorno prima i discepoli li avevano lasciati, in fretta perché “stava cominciando il Sabato” (Lc 23, 54) e avevano deposto il Corpo di Gesù su un ampio lenzuolo nuovo piegato per il lungo. “Lo avevano fasciato con bende con una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre (trenta chili), secondo l’usanza funebre degli ebrei” (Gv 19, 40-41), dopo averLo fasciato ancora intorno al viso, come per reggere il mento. Pietro e Giovanni scoprono non solo che il corpo di Cristo non c’è più, ma anche che non è stato rubato. È scomparso da questi teli lasciandoli come lo avevano avvolto, ne sono la prova il sudario, le bende ed il telo adagiati.

La Sindone, una finestra sull’eternità

Se la fede è una grazia, ha anche bisogno di segni. E questa Sindone è il segno che il Figlio di Dio si è fatto uomo e che, messo a nudo, ha dato Sé Stesso per gli uomini. Il prezioso lino, su cui è impresso un supplizio inenarrabile, ha un rapporto così profondo con i Vangeli della Passione da permettere di lasciarsi impregnare dall’amore di Dio. Questo oggetto di fervente pietà è un richiamo a contemplare il Trafitto in silenzio (Gv 19, 37). Ci aiuta a fissare gli occhi del nostro cuore illuminato dall’intelligenza su quel volto pieno di dignità, pazienza e misericordia, dove il dolore si placa, dove l’orrore si è mutato in pace, dove la vita sembra risorgere.




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La Santa Sindone ci presenta Gesù nel momento della Sua più grande impotenza”, diceva San Giovanni Paolo II davanti alla Sindone a Torino il 24 maggio 1998. Ci ricorda che la Salvezza del mondo intero sta nell’annientamento di questa morte. La Santa Sindone diventa così un invito a vivere ogni esperienza, anche quella della sofferenza e della suprema impotenza, con l’atteggiamento di chi crede che l’amore misericordioso di Dio supera ogni povertà, ogni limite, ogni tentazione di disperazione. Infatti, ricordandoci la vittoria di Cristo, la fede ci comunica la certezza che il sepolcro non è il fine ultimo dell’esistenza. Dio ci chiama alla Resurrezione e alla vita immortale. Parlandoci di amore e di peccato, la Sindone ci invita tutti a imprimere nella nostra mente il volto dell’amore di Dio, per escludere la spaventosa realtà del peccato”.

Lo scrittore Paul Claudel si è spinto a dire sulla Sindone che: “Più che un’immagine è una Presenza”. Nel 1973, dopo averla contemplata, San Paolo VI dichiarò: “Sentiamo crescere in noi, credenti o no, l’attrazione misteriosa per la persona di Cristo e sentiamo nel nostro cuore l’eco evangelico della Sua voce che ci invita a cercarLo là dove è ancora nascosto e dove si lascia scoprire, ad amarLo e a servirLo dietro a dei volti umani”. Certo, “la Santa Sindone non tiene per Sé il cuore degli uomini”, diceva san Giovanni Paolo II, e rimanda prima di tutto a Dio. Così come Gesù è “l’immagine del Dio invisibile” (Cor 1, 15), il riflesso del Padre, “lo splendore della Sua gloria e l’impronta della Sua sostanza” (Eb 1, 3) che ci conduce al Padre, così la Sindone è una finestra sull’eternità.


CAŁUN TURYŃSKI

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