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Le vostre giornate sono vuote? Approfondite il rapporto con Dio

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Sophia Louise | Flickr CC BY-NC-ND 2.0

Edifa - pubblicato il 31/03/20

Ognuno di noi è chiamato ad una relazione personale e intima con Dio nel segreto del nostro cuore. Perché non approfittare della quarantena per approfondire questo rapporto?

di Christine Ponsard

Dio ama le persone una ad una, mai “in massa”. Ci riunisce in un unico popolo, ma questo popolo è fatto di persone uniche, con le quali vuole vivere una storia d’amore totalmente inedita, Dio non crea mai due esseri umani simili, e non ci ama mai con un amore standardizzato. Quando Gesù parlava alle folle tutti sentivano la stessa cosa, ma ognuno veniva toccato in modo personale; è lo stesso Vangelo che viene dato a tutti noi, ma ognuno lo riceve con le grazie che gli sono proprie, secondo una vocazione propria, che non riguarda gli altri ed è un segreto tra il Signore e lui.

Ognuno ha un rapporto speciale con Dio

Dio dà a ciascuno ciò che è buono per lui e per lui solo, a tempo debito. Durante tutta la nostra vita, ci rivela con pazienza e discernimento ciò che siamo capaci di comprendere. Ci fa avanzare al nostro ritmo, che non va paragonato a quello degli altri, ma non sta a noi misurare, ed ancor meno padroneggiare ciò che Dio realizza in noi. Molto spesso questo accade a nostra insaputa: mai senza di noi, mai a dispetto di noi, ma in un modo così discreto che ci sfugge. Così, quando preghiamo, la cosa più importante non è ciò che si vede dall’esterno, e nemmeno ciò che percepiamo dall’interno: la cosa più importante è l’opera silenziosa di Dio, “più intima a noi di noi stessi” (Sant’Agostino).

Dio non s’impone. Si rivolge sempre a noi con grande discrezione, per rispettare la nostra libertà, non cerca mai di intrappolarci, di forzarci la mano. “Ecco, Io sto alla porta e busso; se qualcuno sente la Mia voce e Mi apre la porta, entrerò, mi siederò con lui e ceneremo insieme” (1 Ap 3, 20-21). Se nessuno apre, Dio rimane alla porta: non ci obbliga mai ad accoglierLo. Nessuno può sapere se ho aperto la mia porta al Signore, né fino a che punto l’ho aperta, e non posso sapere se gli altri l’hanno aperta, anche quando questi altri mi sono molto vicini (marito, figli, amici).

Approfittare del silenzio per ascoltare meglio il Signore

Dio non fa rumore per non spaventarci. Non si nasconde, ma si fa piccolissimo, per non umiliare colui a cui si rivolge, per rivelarsi a noi Egli si fa uomo “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29). La Sua parola non è fragorosa: è dolce “come una lieve brezza” (1 Re 19, 12). Dobbiamo quindi tacere per ascoltarLo, ritirarci nella “camera” del nostro cuore. “Voi, quando pregate, ritiratevi in fondo alla vostra casa, chiudete la porta e pregate il Padre vostro che è presente nel segreto” (Mt 6, 6).

Non ci ritiriamo “in fondo alla nostra casa ” per rimanere claustrati, chiusi in noi stessi, o rannicchiati in un comodo tête-à-tête con Dio. Entriamo in noi stessi per ricevere tutto ciò che poi ci permetterà di agire e di amare i nostri fratelli nel concreto della vita quotidiana.

La quarantena, giustamente, può essere un momento propizio per scoprire lo splendore del silenzio e per assaporare la gioia di un momento di solitudine, o per scoprire il piacere della lettura.

Coinvolgere i bambini

Questa educazione all’interiorità presuppone una grande discrezione da parte nostra. Se siamo genitori dobbiamo permettere a ciascuno dei nostri figli di sentire la chiamata di Dio e di rispondere ad essa, ma non dobbiamo sapere cosa vivono nel loro cuore a cuore con Dio anche quando sono piccoli. Non è necessariamente facile, perché dobbiamo essere attenti e disponibili per poterli aiutare quando e come ne hanno bisogno e, allo stesso tempo, rimanere rispettosamente sulla soglia del loro giardino segreto.

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