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Dare fiducia a un bambino: la ricetta (quasi) miracolosa

ENFANT HEUREUX

© Shutterstock

Edifa - pubblicato il 12/03/20

La fiducia in sé stessi cresce nello sguardo degli altri e più questo sguardo è positivo, più forte sarà il desiderio di andare avanti. Gesti, parole e sguardi benevoli permettono al bambino di andare avanti nella vita e di sentirsi bene nella propria pelle.

di Pascale Albier

Un bambino con autostima affronta la vita con uno sguardo fiducioso. Meglio attrezzato per affrontare fallimenti e umiliazioni, relativizza le sue paure e va avanti con ottimismo. Politici o grandi sportivi, avventurieri o imprenditori, hanno tutti in comune questa incrollabile autostima che mette le ali e li spinge a superarsi. lo psicoterapeuta italiano Willy Pasini, nel suo libro Essere sicuri di sé, dice: “L’immagine positiva di sé è un vero e proprio sistema immunitario psicologico: aiuta a trovare la forza di dire no, di proteggersi dagli altri, di decidere della propria vita” ed aggiunge “Il centro della fiducia in sé stessi è in gran parte determinato dall’educazione della famiglia nell’infanzia”.

L’autostima cresce nell’amore, che è il carburante della fiducia. Il dottor Ross Campbell propone questa immagine: “Il bambino ha un serbatoio emotivo che solo quando è colmo il bambino è pienamente felice e dà il meglio di sé”. Un serbatoio pieno non teme di rimanere senza carburante: come fare affinché l’indicatore non diventi mai rosso?

L’amore, il motore dello sforzo

Tra rigidità e beata tenerezza, con la testa piena di consigli illuminati e divergenti, i genitori hanno spesso difficoltà a trovare il tono giusto. “Quando portavo a casa dei buoni voti, mio padre mi diceva sempre che potevo fare di meglio”, ricorda Luca. “Non avrebbe mai detto che ero intelligente o bello! Erano cose che non si dicevano mai al proprio figlio all’epoca.”

In passato, un bambino troppo viziato rischiava di diventare presuntuoso e rasentava l’arroganza. “Si temeva che, una volta ricevuti i complimenti, si sarebbe riposato sugli allori”. Prosegue Luca che analizza:” Bisognava sempre spingere il proprio figlio a fare sforzi e a superarsi. Quello che non avevamo capito è che sottolineare le qualità di qualcuno è una forza trainante per aiutarlo ad andare avanti”. L’amore non toglie il senso dello sforzo, ma un bambino che si sente amato incondizionatamente, per quello che è e non solo per le sue prestazioni, prende una sana consapevolezza del suo valore.

Divisi tra pudore e goffaggine, gli adulti sono spesso imbarazzati nelle loro effusioni di tenerezza: “Non ho bisogno di dirgli che gli voglio bene, lo sa!” Non è cosi, l’affetto è detto e dato quotidianamente. Christine e Yann adattano l’offerta alla domanda: “Facciamo in modo di dare del tempo ad ogni bambino ogni giorno, in modo che si senta prezioso ai nostri occhi”. La giovane donna aggiunge: “Per il bambino più piccolo, sarà una storia raccontata prima di andare a letto, per il più grande, un momento passato da solo. Una questione di gusti, di pudore…e di età!”. Afferma la psicoterapeuta Isabelle Filliozat: “Un bambino ha bisogno di sentirsi gioioso per sentirsi libero di esistere e di crescere”. Da Marie-Christine e Benoît, non c’è niente di meglio che un Monopoli insieme ai fratelli vicino al caminetto: “Nonostante le discussioni, gli imbrogli o i battibecchi, i giochi da tavolo sono per tutti noi un momento di felicità in cui assaporiamo la gioia di stare insieme!”

Un posto per tutti

Rispettando le differenze di carattere e facendo attenzione a possibili gelosie prima che degenerino, i genitori daranno a ciascuno il loro posto: incoraggiando il timido prima dell’audizione al pianoforte, sottolineando il buon voto dell’alunno meno capace, motivando il piccolo che teme di lasciare la casa per andare in campeggio, rimettendo al suo posto il fratello maggiore che sottomette gli altri…questa vigilanza è indispensabile e richiede amore e fermezza.

Bertrand, 40 anni, ricorda con amarezza la rivalità con il fratello maggiore che gli ha rovinato l’infanzia: “Non potevo dire una parola senza che mi assalisse. I miei genitori erano orgogliosi della sua autostima ed io sono cresciuto con la convinzione di essere un incapace. È difficile affermarsi quando si è restati nell’ombra per così tanto tempo!”. Per quanto riguarda Nathalie e Thomas, hanno saputo reagire per dare spazio al loro piccolo. “Convivendo con quattro femmine loquaci, era difficile per Guillaume farsi sentire”, ammette Nathalie e aggiunge “Quante volte abbiamo dovuto mettere a tacere le sue sorelle maggiori perché potesse finalmente dire la sua opinione!”. Quando le tensioni peggiorano, anche un patrigno, una matrigna o i nonni possono portare un aiuto prezioso: un punto di vista diverso, un ascolto benevolo possono fermare l’ingranaggio e pacificare il conflitto.

Niente più frasi che “uccidono” né iperprotezione

Basta un momento di irritazione e le parole diventano pesanti: “Prendi esempio da tua sorella, almeno lei ha buoni voti! “o “Sei uno zero!”. Le parole offensive non sono insignificanti, feriscono e danneggiano l’autostima del giovane. “Le prese in giro hanno l’effetto di un condizionamento negativo che gli rimanda una cattiva immagine di sé stesso. Avverte la psicologa Béatrice Copper-Royer:” Quando si ripete, il sarcasmo finisce per fare danni: il bambino perde la fiducia in sé stesso e non è più consapevole del proprio valore”.

Un altro punto importante per dare fiducia a un bambino è che bisogna fidarsi di lui. Che si tratti di gestire la paghetta, di prendere la metropolitana da solo o di preparare il pranzo per tutta la famiglia, la libertà controllata va dosata caso per caso. Isabelle osserva che “c’è una via di mezzo tra il far vivere il figlio nella bambagia e il togliergli ogni limite. Deve sentire la presenza ferma e premurosa dell’adulto mentre fa i suoi esperimenti con il rischio a volte di farsi del male. Fa parte del gioco!”

Ma attenzione, essere liberi non significa lasciar fare qualsiasi cosa. Béatrice Copper-Royer sottolinea “I nostri bambini non sono adulti”. Con la paura dell’autoritarismo o la preoccupazione di fare la cosa giusta, alcuni genitori cadono nella trappola del “vietato vietare”. Senza punti di riferimento o limiti, si va a sbattere contro il muro. Francesca insegna all’asilo da trent’anni e fa questa amara osservazione: “Nella mia classe accolgo sempre più bambini che sembrano sicuri di sé, ma è una sicurezza di facciata”. Agghiacciata dall’insolente sicurezza dei monelli quando sono in gruppo analizza: “Questi piccoli che hanno il diritto a fare di tutto a casa sono inquieti e si sentono a disagio con sé stessi, i limiti rassicurano e danno fiducia.” Tuttavia, attenzione ad una confusione dei generi: “Tanto quanto l’autoritarismo può essere devastante, tanto quanto l’autorità aiuta i bambini a crescere”, prosegue Béatrice Copper-Royer. Che si tratti di semplici regole della vita quotidiana o di difficili correzioni, sta ai genitori esprimere una volontà tranquilla e mettere dei limiti chiari. È tutta una questione di equilibrio e complementarietà, dove padre e madre sono pari.

Più alta è l’autostima, migliori sono i voti

Cattivi voti, competizione e derisione mettono a dura prova la fiducia in sé stessi. Constata Francesca: “Il bambino arriva con il suo vissuto familiare, più è sicuro e inquadrato a casa sua, più facilmente si integra con gli altri”. Madre di quattro figli e direttrice dell’asilo nido, Sofia insiste: “Il bambino è una spugna. Sente sua madre inquieta? Si angoscia. I suoi genitori stanno bene? Anche lui è sereno e si fonde nel gruppo come un pesce nell’acqua!”

Gli insegnanti constatano che più alta è l’autostima di un bambino, migliori sono i suoi voti. È importante che i genitori a casa sostengano il morale e rimangano in contatto con la scuola alle riunioni di classe o agli appuntamenti con l’insegnante, perché il bambino ha bisogno di sentire i suoi genitori implicati. La scolarizzazione di un giovane rimanda i suoi genitori alla propria esperienza: quanti ex studenti mediocri a causa di genitori tirannici? Attenzione alla pressione inutile che alimenta lo stress, attenzione anche all’ossessione della prestazione che taglia le ali e minaccia la fiducia, è essenziale distinguere tra bambino e studente.

Anche le attività del tempo libero possono essere una fonte di maturazione. Beatrice racconta la metamorfosi del fratello: “Stefano era uno studente mediocre, non aveva fiducia in sé stesso, ma era appassionato di tennis ed è stato lo sport a dargli fiducia.” Il tennis, la ceramica o il teatro, le attività ricreative adattate a ciascuno sono una scuola di libertà…ma l’adulto si deve preoccupare di escludere qualsiasi spirito agonistico esagerato. Matilde, i cui risultati scolastici sono nella media, è abile con la matita e il laboratorio di pittura del mercoledì rafforza il suo ego, l’ammirazione dei suoi amici e l’incoraggiamento dell’insegnante valgono più di ogni discorso!

Il perdono, una garanzia di umiltà e di fiducia

Gli adulti non hanno nulla da guadagnare facendo gli eroi: “Alla tua età, avevo solo il massimo dei voti!” oppure “vincevo tutte le gare!” non farà altro che ingannarlo. I genitori non sono modelli inarrivabili, ma esempi da cui i bambini imparano: non obbediscono, imitano.

Chiedere perdono (“Scusami, mi sono arrabbiato stupidamente”) o confessare la propria debolezza (“Vedi, a volte anch’io commetto degli errori”) sono tutte prove d’amore e di umiltà che il giovane riceve dritto al cuore, come prova di fiducia. Il perdono dato e ricevuto in famiglia evita molti risentimenti e sensi di colpa mal gestiti in età adulta.

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