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Un bambino con una malattia incurabile: i fratelli e le sorelle, i grandi dimenticati

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© Photographee.eu

Edifa - pubblicato il 01/03/20

Un bambino con una grave malattia scuote tutta la famiglia, soprattutto quando si sa che non ci sono cure efficaci. I fratelli e le sorelle nel mezzo di questo dramma familiare sono tra i primi ad esserne colpiti, ma spesso si sentono messi da parte. Bisogna fare attenzione, questa sensazione di esclusione può generare molte ferite e tensioni in famiglia.

di Firenze Brière-Loth

Quando una grave malattia colpisce un bambino, le prime domande che ci si pone sono spesso le seguenti: si deve dire la verità? Prima al bambino malato, e poi ai suoi fratelli e sorelle? I medici incoraggiano i genitori a dire la verità, scegliendo le loro parole in base all’età di ciascuno dei figli. Nella famiglia di Elisabetta e Cristiano, quando Cecilia si ammalò i sei fratelli avevano tra i 2 e i 19 anni: “Sentivano le nostre telefonate, quindi era meglio parlarne”, dice Cristiano.”Abbiamo sempre detto la verità ai tre grandi, che all’epoca avevano 16, 18 e 19 anni. Quando non c’è più stata speranza di salvare Cecilia, glielo abbiamo detto. Abbiamo raccontato anche ai piccoli la gravità della malattia, ma non con le stesse parole, senza parlare di quello che sarebbe stato l’esito. La loro seconda figlia, Elena, conferma: “È meglio saperlo. Se non veniamo coinvolti, si pensa subito che non ci si fida di noi, ma possiamo intuire e immaginare molte cose”. La madre di Audrey, Liliana, aggiunge: “Dire la verità: sì, ma sempre con la speranza. Quando la nostra figlia maggiore, Aline (9 anni), ci ha chiesto se avevamo fiducia nella guarigione di Audrey, abbiamo risposto di sì, perché come cristiani crediamo nei miracoli e viviamo nella speranza”. Una terza persona può benissimo intervenire per informare i figli, un medico o qualcuno di cui i figli hanno grande fiducia. Jérôme e Liliana hanno affidato questo ruolo a un sacerdote: “È molto vicino alla nostra famiglia ed è stato lui a parlare ai due grandi della gravità della malattia”. Per quanto riguarda Emeric e Gwen, il fratello e la sorella maggiori di Maria, rispettivamente di 10 e 8 anni, i loro genitori hanno parlato molto della malattia della sorella, ma senza mai dire che sarebbe morta.

La sofferenza dei fratelli e delle sorelle

Per i fratelli e le sorelle il periodo della malattia è un periodo molto doloroso e difficile da vivere: i loro genitori sono tristi, preoccupati, poco disponibili, passano il tempo in ospedale, i figli stessi soffrono. Un’atmosfera pesante riempie la casa, nessuno osa più parlare e ciascuno rimane con le proprie domande. Come evitare che i figli si sentano trascurati? L’assenza di uno dei genitori, (spesso è la madre che rimane in ospedale vicino al bambino malato) è perturbante per gli altri figli. Spetta poi all’altro genitore compensare e per questo deve avviare un dialogo con i figli, con molta disponibilità ed ascolto. Una sera, in preghiera, durante la malattia di Maria, Gwen ed Emeric esplosero: ” non avete più che un solo un figlio, degli altri due non ve ne importa nulla!” Il padre prese allora la Bibbia e lesse loro il Vangelo della pecorella smarrita: quando una è malata, il pastore lascia tutto per lei (Lc 15, 4-6). I bambini furono molto rassicurati da questa lettura. La vita continua, e a volte è difficile per i figli non rimproverarsi il fatto di voler ridere e divertirsi. Tommaso, 17 anni, ammette di aver provato un senso di colpa perché ha continuato a vivere quando Cecilia, la sua sorellina, soffriva in ospedale. Alcuni bambini, anche da piccoli, ce l’hanno con il malato che si accaparra tutto l’affetto dei genitori, ma non si può biasimarli, esprimono il normale bisogno di ogni bambino di avere la presenza dei suoi genitori e si deve fare tutto il possibile per non farli sentire colpevoli. Qualche tempo dopo la morte di sua sorella, Gwen ha potuto confessare: “Quando penso che a volte volevo quasi che mia sorella morisse e che tutto terminasse…” Sua madre rispose: “Anch’io. È stato troppo dura per lei e per noi”. Bisogna responsabilizzare ogni fratello e sorella e coinvolgerli in qualche modo nella cura del malato. “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25, 36). Così tutti i membri della famiglia, senza escludere nessuno, potranno vivere questa prova molto difficile.

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