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Ereditare senza litigare, missione (im)possibile?

Inheritance, Family, Brother, Sister,

© fizkes

Edifa - pubblicato il 05/02/20

L'insoddisfazione, la frustrazione, la sofferenza, i sentimenti di ingiustizia … tra fratelli e sorelle non smettiamo mai di fare i conti e soprattutto di cercare di risolverli... Come possiamo risolvere questi conflitti e conservare i legami fraterni?

di Denis Sonet

A volte l’eredità è una fase delicata nella vita della famiglia, che può complicare i rapporti con i parenti. In particolare tra fratelli e sorelle non smettiamo mai di fare i conti con l’insoddisfazione, la frustrazione, la sofferenza, i sentimenti di ingiustizia, e … i conti che non tornano. Come possiamo risolvere questi conflitti e conservare i rapporti fraterni?

Purtroppo, tra fratelli e sorelle a volte incontriamo l’odio dove pensavamo di non trovarlo. I problemi legati all’eredità possono essere l’occasione di liti durissime. C’è chi pensa di aver subìto un torto: “Dove sono finiti i pochi gioielli di mamma? Sono scomparsi? “, ” Il fratello maggiore voleva rilevare la casa di famiglia, ha riacquistato le nostre parti, ma ne ha sottovalutato il vero valore “… E poi ci sono quelli che sembrano essere stati favoriti anche se disonesti, che hanno abilmente fatto la parte del leone e che generalmente, la vedono in modo diverso: “È stato un esperto a stimare il valore della casa!” ”Anche se ho avuto qualche vantaggio, è stato solo per ristabilire la giustizia: chi si è preso cura dei nostri genitori malati? “…. In queste circostanze, la prima domanda da porci è se questi problemi di rivalità tra fratelli hanno delle cause sepolte nel tempo.

La gelosia che nasce dall’infanzia

Le gelosie che si trovano nei casi di eredità spesso risalgono a molto tempo prima: quando nasce un bambino, i fratelli non sono necessariamente entusiasti. Molto presto possono iniziare delle lotte di potere: “Il nostro fratello maggiore ha sempre voluto comandare tutto e tutti! ». Il ruolo di ciascuno è un fattore importante nella formazione del temperamento o del carattere, e può spiegare un carattere materno dell’uno, o l’aggressività latente dell’altro.

Il primogenito non è l’ultimo, e chi è “in mezzo” può avere l’impressione di essere il non amato ed il dimenticato. Le gelosie sono amplificate se i genitori hanno avuto preferenze (spesso inconsce), o hanno enfatizzato eccessivamente le qualità o i difetti di uno di loro. Così un giorno potrà nascere il desiderio di “recuperare”, magari nel momento della divisione dell’eredità, e un’ aggressività repressa sarà interpretata dagli altri come cattiveria. Ma, concretamente, come possiamo limitare questi problemi?

Anticipare l’eredità prima della morte dei genitori

La risposta può sembrare semplice ma questi problemi devono essere considerati con sufficiente anticipo, anche a partire dall’infanzia. Quando i bambini sono piccoli, i genitori devono insegnare loro come affrontare e risolvere le controversie spiegandosi e rispettandosi l’un l’altro : questo eviterà spesso l’accumularsi del non detto. Ma i genitori devono anche anticipare i problemi di divisione dell’eredità decidendo, nel corso della loro vita, come si potrà procedere. Una riunione di famiglia può quindi permettere a tutti di esprimere i propri desideri ed obiezioni. Potrebbe succedere che alcuni non vengano, ma visto che si parla di denaro, è raro che ciò avvenga! Una difficoltà per i genitori è che non possono essere sempre oggettivi se non sono consapevoli delle loro possibili preferenze, o se vogliono conciliare il desiderio di equità con la preoccupazione di aiutare di più un figlio disabile o sfortunato.

Chiedere aiuto a terzi e soprattutto al Vangelo

Se dopo il decesso dei genitori si pone il problema, ad esempio della valutazione del patrimonio familiare, è possibile ricorrere ad esperti con il rischio di entrare in una polemica senza fine, infatti la loro competenza potrebbe essere comunque messa in dubbio da chi si sente offeso. È anche possibile ricorrere ad una persona terza ed imparziale accettata da tutti, per esempio uno dei fratelli la cui onestà e disinteresse siano riconosciuti. La sua missione non sarebbe tanto quella di risolvere problemi materiali, quanto di aiutare ciascuno ad esprimere il proprio punto di vista e ad accogliere senza un giudizio frettoloso il parere dell’altro, per poi invitare ogni fratello e sorella a riflettere sul proprio rapporto con il denaro: “Perché sono così attaccato a ciò che pretendo? ” o al contrario: “Perché soffro così tanto da sentirmi parte lesa?”

Rimane il fatto che non esiste una soluzione miracolosa. Soprattutto, sarebbe necessario che ciascuno desse voce a quella parte di amore viscerale che abita in lui, che ciascuno facesse uno sforzo di empatia per capire le esigenze e le frustrazioni dell’uno e dell’altro e che comunque, fosse capace di perdonare piuttosto che di giudicare. Possiamo permetterci una digressione nel Vangelo: “Beati i poveri (distaccati)”, “A cosa serve all’uomo guadagnare il mondo? Se qualcuno vuole farvi causa e prendere la vostra tunica, lasciategli anche il mantello”. Ma soprattutto, “Amatevi l’un l’altro come vi ho amati” che potrebbe sembrare inutile ricordare ai propri fratelli che spesso si amano molto di più di quello che credono!

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