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I sette peccati capitali: come il Diavolo ci rende tristi

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Edifa - pubblicato il 26/01/20

Il maestro dell'Inferno si sta modernizzando: è ormai presente su tutti i social network e dà molti consigli ai suoi demoni “tirocinanti”. Nel suo ultimo post, dedicato ai sette peccati capitali, parla ai suoi followers della tristezza che paralizza l'anima.

di padre Pascal Ide e Luc Adrian (ispirato dalle Lettere di Berlicche di C. S. Lewis)

Cari amici miei, non dimenticate mai che le nostre tentazioni hanno un solo obiettivo: seminare la disperazione. Ecco perché ho deciso di inviarvi quest’ultimo messaggio per parlarvi dell’accidia. Sapete che è preziosa quanto l’orgoglio per perdere un’anima? Può essere la ciliegina sulla torta.

Come spingere la vittima alla pigrizia e alla malinconia

Sono riuscito a cancellare dai libri di morale – senza parlare poi delle omelie – il termine di “accidia” per circa cinque secoli, e a sostituirlo con la morbida “pigrizia” e la psicologizzante “malinconia”. Far scomparire una parola impedisce di pensarci, ma non certo di viverla. Per radicare questo virus dannoso nella vostra vittima, approfittate di un conflitto con qualcuno del suo entourage (un membro della sua famiglia, un collega, un vicino, un amico…). Poi sussurrategli: “C’è una sola soluzione: trasloca, cambia lavoro, magari anche il coniuge…” L’uomo ha un’infinita capacità di credere che il cambiamento esterno porterà ad un cambiamento interno.




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Coltivate quindi la frenesia del cambiamento! Fate in modo che la vostra vittima si senta sempre più fuori luogo con il suo entourage, che giudichi gli altri e che si senta diversa. Radicate l’amarezza nel suo cuore ed intrattenete il suo disprezzo. Se incontra un fedele del Nazareno, ricordategli tutti quegli ipocriti cristiani che ha incontrato. Al momento giusto – a volte bisogna aspettare fino a metà della vita, talvolta la fine della vita – mostrategli il vuoto della sua esistenza.

Disturbate costantemente la sua preghiera

Ma vorrei insistere, in quest’ultimo post, su coloro che si sono totalmente dedicati all’Altro. All’inizio non potete contare sul loro scoraggiamento, sono troppo pieni di entusiasmo. Ma aiutatevi con la loro buona volontà. Stancateli, affaticateli con ciò che fanno. Come si può prendere un giorno di riposo settimanale quando ci sono così tante persone malate da visitare, così tante persone da accompagnare?




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Il nostro veleno? È l’attivismo poiché la loro azione è per l’Altro, credono che sia ispirata dall’Altro e voluta da Lui! L’ideale è che questo attivismo rosicchi gradualmente il tempo che dedicano alla preghiera e alla Messa quotidiana. La vostra preda accumula finalmente della stanchezza? Spingetela alla ricerca di compensazioni facili: non trascurate quei momenti vuoti in cui si ritrova da sola la sera tardi, a mangiare troppo, a guardare numerose serie televisive. Se la vostra preda persevera nel fare un ritiro spirituale all’anno, fate in modo che rimanga il meno possibile in silenzio: moltiplicate le passeggiate, gli incontri, gli insegnamenti… Cercate di ridurre al minimo il suo tempo di preghiera e fate in modo che perda il senso della gratuità. Perderà così l’amore – e quindi anche l’amore per l’Altro.

Assicuratevi che nessuno parli della Sua Croce

Alla fine della sua vita, fate credere alla persona che tutto ciò a cui si è dedicata durante la vita è stato inutile ed una perdita di tempo. Ha raccolto infatti solo spine. La vostra preda sarà in questo modo molto scoraggiata, priva di risorse e piena di amarezza e di risentimento. Ma non pensate di averla vinta subito, la potenza dell’Altro infatti è immensa (ma non voglio soffermarmi troppo su questo punto perché soffrireste di depressione).

Per poter guadagnare definitivamente la vostra vittima, impeditele di ritrovarsi di fronte a questa abominevole invenzione, la Croce. Non deve pensare che una cosa è colui che semina, un’altra colui che miete… e che da un apparente fallimento può scaturire la vita. Ma mi fermo qui perché comincio a parlare come loro! Stavo addirittura per dire “addio”…




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