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Nella nostra preghiera, quali dovrebbero essere le ultime due parole?

PRAY

Rawpixel | Shutterstock

Edifa - pubblicato il 15/01/20

Pregare rimarrà sempre e solo un balbettio, se quando preghiamo non diciamo queste semplici parole, usando un vocabolario ridotto: "Eccoci, grazie, perdono, per favore». Ma non avendo detto l’essenziale è come se non avessimo detto nulla.

di padre Alain Bandelier

Pregare non è dire delle cose a Dio, ma parlare di sé stessi, aprirsi e donarsi. Ricordiamo la domanda che Gesù risorto fece a Simone, figlio di Giovanni: “Mi ami tu più di costoro? (Gv 21, 15). Come Simone, anche noi rispondiamo immediatamente: “Sì, certo, sono Tuo amico”. Ma Gesù insiste: “Mi ami?” La terza volta, Simon Pietro è meno sicuro di sé forse perché ricorda il suo triplice rinnegamento. In ogni caso, non risponde più a partire da sé stesso, sarebbe difficile per chiunque, ma risponde partendo da Gesù stesso, dicendo: “Signore, Tu sai tutto, Tu sai che Ti amo” (Gv 21, 17).

Questa sembrerebbe a prima vista l’ultima parola quando preghiamo. Mille pensieri, mille sentimenti e mille mozioni dello Spirito possono animare la preghiera, ma noi in realtà diciamo una sola cosa, sempre la stessa e sempre nuova: “Signore, penso a Te, ho bisogno di Te, non voglio vivere senza di Te”.

“Ti amo”

Il sacerdote, nella preghiera prima della comunione, lo dice con forza: “Fa’ che io sia sempre fedele ai Tuoi comandamenti e non sia mai separato da Te”. Questo “Ti amo” è anche il non detto, il senso implicito di ogni autentica preghiera e la sua ragion d’essere: sono qui perché Ti amo, perché preferisco Te. Potrei fare qualcos’altro, per quanto utile, necessario e fosse anche urgente, ma non sostituisce mai quei momenti preziosi dell’incontro con l’Amato. Diversamente, se la preghiera diventa rara o faticosa, può essere che l’amore si è raffreddato.

“La mia anima ha sete di Te!” “È il Tuo volto che cerco!” “Quanto amo la Tua casa, Signore!” Bisogna rileggere i salmi per sentire il canto del cuore umano innamorato di Dio. I grandi maestri spirituali non si stancano mai di ascoltare, nel Cantico dei Cantici, l’ardente dialogo dell’anima-sposa e del suo Re. Il Re, infatti, desidera il nostro desiderio: a volte, è questa potente attrazione che solleva i mistici, al punto di strapparli alla pesantezza del mondo. Nel momento in cui Gesù muore sulla croce, Egli grida: “Ho sete!” (Gv 19, 28). Sì, l’Amore infinito ha sete del nostro povero amore, lo attende con ansia “Mi ami?” e lo riceve con gratitudine. Cosa possiamo dire di più?

“Tu mi ami!”

Un giorno, un uomo di Dio ha fatto questa profonda riflessione: l’ultima parola della preghiera, al di là di “ti amo”, è: “mi ami!” Solo allora, infatti, tutto è stato detto, è l’ultimissima parola e nel contempo anche la prima. “Mi ami ed eccomi qui, mi ami e ti dico grazie, mi ami, abbi pietà di me, mi ami e posso chiederTi qualsiasi cosa. Mi ami e questo è sufficiente”.

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