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Aiuto, mio marito lavora troppo!

© wavebreakmedia / Shutterstock

Edifa - pubblicato il 13/01/20

Orari tardivi, week-end cancellati, mancanza di ascolto e di disponibilità. Questa è la vita quotidiana di alcune coppie quando uno dei due coniugi lavora molto. Ecco alcuni suggerimenti per cambiare il proprio atteggiamento o quello dell’altro ed imparare a dedicare più tempo alla famiglia.

di Denis Sonet

Numerosi coniugi hanno sentito gli amari rimproveri della loro dolce metà: “Non ci sei mai… Per te esistono solo il lavoro e la tua azienda… La famiglia viene dopo… Ho la sensazione che ti annoi con me…”. E la risposta non si fa aspettare: “Non ti sembra di esagerare? E poi, per chi lavoro? Ad ogni modo, tra qualche mese andrà meglio… È solo un periodo intenso… tutto qui”. In questo caso, come in tanti altri, è importante che ogni coniuge faccia uno sforzo di empatia verso l’altro, dettato dall’amore, cercando di capire il modus operandi dell’altro, i suoi sentimenti e il suo modo di concepire la vita di coppia.

Il “noi due” della donna

Bisogna capire l’immensa aspettativa che le donne hanno nei confronti del matrimonio. Per la maggior parte di loro, la felicità deve iniziare quel giorno e l’attendono con impazienza. La donna parla con passione del “noi”: “Noi due, parleremo… Noi due, faremo una casa accogliente per i nostri piccoli… Noi due, pregheremo insieme.” Molte donne hanno bisogno della presenza continua della persona amata, e ogni separazione è difficile da sopportare. Anche quando lavorano, non tagliano il filo che le legano al marito, ai figli, alla casa e il pensiero dei loro cari non le abbandonano mai completamente.

Se c’è un periodo che attendono con impazienza è il week-end, la domenica. Da giovane donna era felice di quelle domeniche che le permettevano di incontrare il suo futuro sposo, e quando la domenica dovevano separarsi, pensava che una volta sposata, lui sarebbe stato tutto suo. Invece ecco che quella famosa domenica è diventata per lui un giorno di bricolage o di lavoro da terminare. Come non sentirsi delusa allora?

Il “modus operandi” del marito

In generale, un uomo sente meno il bisogno della presenza permanente della persona amata (tranne quando non si sente amato). Una presenza ciclica può soddisfarlo. Meno unificato della moglie, l’uomo ha la tendenza a dividere maggiormente in compartimenti stagni la sua vita, lasciandosi assorbire interamente dall’occupazione del momento. Se è in ufficio, non è altrove… e una telefonata della moglie non gli farà necessariamente molto piacere. Quando è con gli amici, gode della loro buona compagnia, senza pensare ogni secondo a colei che lo aspetta a casa.

Certo, la moglie non ignora che il marito ha degli obblighi professionali e un grande bisogno di relax (come può averne anche lei tra l’altro), ma ciò che la irrita è che a volte ha l’impressione che “a lui piaccia” (più che a lei), che non soffra della sua assenza e che non gli manchi. Ma quando ciascuno si sforza di capire l’altro, si possono facilmente trovare delle soluzioni.

E se tutti si sforzassero un po’?

L’uomo può, per esempio, riservare nella sua agenda alcune fasce orarie per la coppia, facendo dono alla moglie del suo tempo. Le può anche spiegare come alcuni giorni preferirebbe stare a casa piuttosto che in ufficio. E alcune sere, può sorprenderla e tornare a casa prima dal lavoro, oppure offrirle un weekend romantico in un posto meraviglioso, compensando le sue assenze con momenti di totale disponibilità e attenzione.

Da parte sua, la moglie non dovrebbe mettere in discussione l’amore del marito perché lavora troppo. Spesso il sentimento di non essere amata o non abbastanza fa sì che la moglie non tolleri il lavoro del marito, che vede quasi come un rivale. Ma la donna può giudicare l’amore del marito per lei, quando si tengono tra le braccia, perché in quel momento è tutto suo, e sarebbe un errore rifiutarlo (per punirlo delle sue assenze!) o tenergli il broncio.

Non dobbiamo dimenticare inoltre che ciò che fanno gli sposi separatamente, non dovrebbero smettere di farlo in nome del “noi” coniugale. San Giovanni Crisostomo un giorno spiegò che quando i coniugi cristiani sono separati per avanzare ciascuno nella propria missione, sono come la Trinità che rimane profondamente unita nell’opera di ciascuno.

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