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Santi Simone e Giuda

Vogliamo che la nostra preghiera sia efficace? Ricordiamoci questo

PRAYER

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Edifa - pubblicato il 12/01/20

Quando preghiamo il Signore ci ascolta. A Lui possiamo chiedere tutto per noi stessi e per i nostri cari, ma facciamo attenzione a come formulare la nostra richiesta!

di padre Alain Bandelier

Il verbo pregare ha assunto un significato limitato: ormai, il più delle volte è sinonimo di chiedere e questo è un errore, perché molte persone non sono consapevoli che la loro vita spirituale potrebbe essere più ricca e profonda. Come possiamo aiutarli a scoprire i numerosi aspetti della preghiera cristiana? Adorazione, lode, ringraziamento, contemplazione, ascolto della Parola di Dio e il semplice mettersi alla presenza di Dio. Inoltre, questo distorce la loro relazione con il Signore. Sono i sempiterni clienti di una “divinità” specializzata nelle scommesse al gioco, nell’assicurazione per la protezione da tutti i rischi e nella risoluzione universale dei problemi insolubili. È un errore pensare a Dio solo quando le cose vanno male, ma è comunque meglio di non pensarci mai. Che dire di un uomo che, ogni volta che incontra il suo amico, gli dice: “Non potresti darmi un euro? ».

Non è vietato chiedere

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” (Mt 7, 7). Le parabole evocano il padre che dà al figlio ciò di cui ha bisogno, l’amico che risponde al bisogno dell’amico (Matteo 7, 11; Luca 11, 5). In questo modo possiamo presentare le nostre richieste al Signore, con semplicità e grande fiducia.

D’altra parte, non è con la supplica che dobbiamo iniziare la preghiera, sarebbe scortese chiedere a Dio di interessarsi a noi senza prima interessarci a Lui. Il Padre Nostro ci insegna l’ordine della preghiera: viene prima “Il Tuo nome, il Tuo Regno, la Tua volontà” del “nostro pane, il nostro perdono, la nostra protezione nella tentazione e la nostra liberazione dal male”! Per questo San Paolo insiste affinché la preghiera di richiesta sia inserita nella preghiera di lode e invita i fedeli a “perseverare nella preghiera e vegliare in essa, rendendo grazie” (Col 4, 2) e “fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4, 6). È così che Gesù prega per la risurrezione di Lazzaro: “Padre, Ti ringrazio perché Mi hai ascoltato” (Gv 11, 41).

Imparare a chiedere con fede e in modo giusto

Dio sa meglio di noi quali sono i nostri bisogni e quelli del mondo, quindi, quando formuliamo un’intenzione di preghiera, non è per informarLo né per influenzarLo, poiché il Padre ci ama, non dobbiamo difendere la nostra causa. La preghiera di richiesta non è per cambiare Dio, ma per cambiare noi, per aprire noi e questo mondo ai Suoi desideri e alle Sue grazie. Per questo Gesù ci invita a pregare “nel Suo nome” e non “invocando il Suo nome”(questa traduzione liturgica non fa che mitigare una formula misteriosa, volendo spiegarla). Nel Suo Nome (Gv 16, 23-24), cioè al Suo posto, in quel luogo che è Suo, preghiamo come Lui, in Lui, come veri Figli di Dio.

Poi, poco a poco, il divario tra ciò che desideriamo e ciò che Dio desidera si restringe, come tra la Sua volontà e la nostra e allora potremo chiedere tutto e la nostra preghiera sarà sempre esaudita.

Questa purificazione e approfondimento della preghiera di intercessione non avviene in cinque minuti, ci vuole tempo perché le nostre preghiere pagane diventino cristiane e ciò trova conferma nelle parabole che ci invitano a perseverare nella supplica. La risposta è lenta a venire, non perché la “centrale telefonica” del Cielo sia satura, ma perché le “chiamate” dalla Terra non sono ancora abbastanza vere, pure, umili e forti.

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