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Mio figlio ruba: cosa posso fare per evitare che succeda di nuovo?

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© Olimpik
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Avete trovato nella tasca di vostro figlio delle caramelle che non gli avete comprato o un giocattolo che non gli appartiene? Niente panico, questo non significa che è un ladro, ma per fare in modo che non ricominci, bisogna capire il suo gesto e parlargli molto chiaramente. 

di Denis Sonet

È sempre uno shock quando dei genitori scoprono improvvisamente questo tipo di comportamento, soprattutto quando il furto avviene fuori casa (a scuola, al supermercato…). Si sentono come disonorati e colpiti nella loro immagine di “bravi” genitori. Così destabilizzati, non sanno come spiegare questo comportamento proveniente da bambini che hanno educato bene e che apparentemente non danno problemi. A questa vergogna si aggiunge anche la paura del futuro: “Se continua così, come andrà a finire?”

Forse è meglio non drammatizzare troppo, evitare di esagerare subito le cose e di incollare l’etichetta “ladro” sulla fronte del bambino (avrebbe molte difficoltà poi a liberarsene). È vero anche che i piccoli furti possono aprire la porta a furti più gravi, ed è quindi necessario risolvere al più presto questo problema. Tuttavia, la “delinquenza” in età infantile non ha nulla a che fare con la delinquenza in età adulta: il bambino che oggi ha rubato qualche dolcetto non diventerà necessariamente un delinquente domani.

Il furto non ha lo stesso significato per i bambini che gli adulti

Naturalmente è importante sottolineare la gravità del furto in sé. Tuttavia dobbiamo capire le varie sfumature di questa parola per tradurre una realtà che in definitiva è molto più complessa. Se l’appropriazione indebita, il sequestro o la rapina si applicano a comportamenti ritenuti altamente riprovevoli e vergognosi, parleremo più o meno indulgentemente di rubacchiare, fregare, scippare. È quindi comprensibile che un bambino non distingua chiaramente la gravità del furto. La nozione di proprietà, di un bene che appartiene a qualcun altro, non è innata: un bambino ha istintivamente la necessità di appropriarsi di ciò che gli sembra buono e utile per lui. Il furto non ha per lui lo stesso significato che per un adulto, e non sempre misura il valore di ciò che ruba.

Sarebbe bene anche che ci interrogassimo sul nostro comportamento: nella vita di tutti i giorni, e davanti agli occhi dei nostri figli, siamo perfettamente onesti? Inoltre mostriamo forse troppa ammirazione per chi sa “cavarsela” nella vita? Lodiamo le “imprese” dell’amico che ha preso il treno senza pagare? Senza parlare delle false dichiarazioni fiscali o assicurative, che consideriamo più che legittime. Bisogna fare attenzione anche ai media che amano diffondere degli esempi di corruzione o altri scandali finanziari in cui sono coinvolte enormi somme di denaro… e che spesso non hanno alcuna conseguenza giuridica.

Cercate di capire il suo gesto

Quando un bambino ha rubato, la prima cosa da fare è cercare di capire perché l’ha fatto. Per divertimento (soprattutto prima degli 8 anni) o per soddisfare un desiderio impellente? Alla fine, chi da bambino non ha cercato di rubare le caramelle o la merendina dalla dispensa di casa? A quest’età possono esserci anche dei piccoli furti “dettati dalla generosità”, come quello di un bambino che ruba una liquirizia per darla all’amichetto e quando viene chiamato ladro, non capisce perché viene punito.

Quando il bambino cresce, può rubare per cercare di soddisfare un bisogno materiale che la povertà o il rigore della sua famiglia gli nega (“Non abbiamo i soldi per comprartelo”). È difficile non bramare qualcosa davanti ad alcune vetrine, o non avere quello che gli altri bambini hanno e che si vantano di avere. Il bambino può anche rubare per “fare come gli altri”, per testare il suo valore o la sua volontà di correre un rischio, o per mostrare agli amici che è in grado di affrontare una sfida.

Tuttavia sarebbe bene cercare di capire se la causa non è più profonda, e se il bambino non soffre di un senso di frustrazione che cerca di compensare rubando. Forse sta vivendo una situazione difficile? Allora il furto sarà un campanello d’allarme. Cosa sta cercando di dirci? Vuole fare in modo che l’adulto si prenda cura di lui? Ma allora, non è semplicemente un chiaro segno che il bambino pensa – a torto o a ragione – di non essere amato? Quindi una punizione troppo grande rafforzerebbe questa convinzione e lo spingerebbe a rubare per compensare o per attirare l’attenzione.

Dopo i 7 anni di età, bisognerà reagire, ma senza durezza

Quale comportamento adottare quindi? Prima di tutto, aiutate il bambino ad esprimere la vera causa delle sue azioni. Anche se all’inizio dà delle “ottime” ragioni, bisogna aiutarlo a conoscere sé stesso e a capirsi. Prima dei 7 anni, bisogna insegnargli il senso della proprietà: “Non sei contento quando qualcuno prende le tue cose vero? Ecco, lo stesso vale per gli altri. Sei responsabile del male che fai agli altri e del dolore che causi.”. Dopo i 7 anni di età, dovrete reagire, ma senza durezza. Punite se è necessario, ma mai eccessivamente. Fate capire al bambino il valore delle cose, spiegandogli in cosa ha sbagliato e come porre rimedio. Forse sarà necessario restituire qualcosa e per fare questo gesto difficile bisognerà aiutarlo.

Se il bambino riceve la paghetta, sarà necessario insegnargli a limitare i suoi desideri per evitare di cadere un giorno nella bramosia e forse addirittura nel furto pur di soddisfare questi desideri che le loro possibilità non riescono a coprire. C’è un’educazione progressiva alla frustrazione, che prepara il bambino ad accettare l’imperfezione della condizione umana. Tuttavia, il compito dei genitori è quello di circondare il bambino con più affetto e di dedicargli del tempo. Ancora una volta, la soluzione deve essere ricercata all’interno del campo dell’amore!

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