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Siete capaci di ascoltare veramente gli altri?

CONVERSATION

Fizkes - Shutterstock

Edifa - pubblicato il 03/01/20

Chi di noi non si è mai sentito rimproverare da un familiare o da un amico perché non lo stavamo ascoltando? L’ascolto è un esercizio difficile… ma non impossibile!

Abbiamo tutti il ricordo di qualche nostro fallimento a riguardo: eravamo fisicamente presenti col nostro interlocutore, ma assenti con la nostra mente perché piena di altri pensieri. Questo succede soprattutto quando, dopo una giornata difficile, non ci prepariamo prima di tornare a casa e non lasciamo da parte le preoccupazioni del lavoro. Non è anche il caso dei bambini che, presi dai loro giochi, non sentono i genitori che li chiamano? Talvolta questo comportamento offende i nostri cari e ci priva della grazia dell’ascolto.

Perché non siamo capaci di ascoltare gli altri?

Ci sarà capitato di finire la frase del nostro interlocutore, soprattutto se lo conosciamo bene… ma qualche volta avremo parlato a proposito e altre volte per niente! Aspettiamo sempre che la domanda sia formulata completamente prima di rispondervi? Sappiamo rispettare i tempi del nostro interlocutore quando fa fatica ad esprimersi, anche se siamo dotati di una mente acuta? Qualche volta il nostro ascolto viene interrotto da ricordi del passato, risvegliati da una parola, ed ecco che iniziamo allora un monologo interminabile: “Proprio come capita a me…” e monopolizziamo la conversazione!

Può anche capitare che proviamo una grande emozione a proposito di una situazione e ci lasciamo allora invadere da sentimenti di rabbia, paura e ribellione di cui spesso ignoriamo le radici, e che compromettono o addirittura impediscono l’ascolto, provocando reazioni sproporzionate rispetto alla realtà del momento.

L’ascolto ha le sue esigenze

L’ascolto richiede che interrompiamo le nostre attività. Avrete notato che i bambini sono bravissimi nel fare domande delicate nei momenti in cui siamo più indaffarati: se non possiamo fermarci subito, facciamo attenzione a non dimenticare di rispondere più avanti. L’ascolto richiede anche di saper tacere e fare silenzio interiormente. Infatti, se le preoccupazioni invadono tutta la nostra mente, non possiamo essere ricettivi.

L’ascolto presuppone inoltre un’apertura: se rimaniamo attaccati ai nostri punti di vista, alle nostre convinzioni, alle nostre certezze, non accoglieremo pienamente le parole del nostro interlocutore. L’ascolto richiede infine un atteggiamento di benevolenza, e se questa disposizione è naturale quando il clima è sereno, lo è molto meno quando ci sono delle tensioni.

La coppia e la famiglia sono luoghi in cui ci si può allenare a quest’arte. La nostra capacità di ascolto dipenderà dalla nostra pace interiore e dalla nostra capacità di guardarci dentro. Richiede inoltre una buona conoscenza di sé che si acquisisce poco per volta, proprio alla luce dei nostri fallimenti.

L’ascolto: una virtù cristiana

Gesù Stesso da grande importanza all’ascolto quando ci dice: “Fate attenzione dunque a come ascoltate” (Lc 8,18) Ascoltare l’altro significa ricevere un dono che lui solo ci può fare. Non è forse mio fratello che mi parla, tempio dello Spirito Santo? Siamo nell’atteggiamento giusto per accoglierlo? Far crescere in noi quest’apertura all’ascolto per ogni persona che ci rivolge la parola significa anche imparare ad ascoltare Dio e a lasciarci trasformare.

E se nella preghiera, quando esprimiamo i nostri sentimenti di gratitudine, le nostre richieste e le nostre preoccupazioni, imparassimo anche a fare silenzio e a calmare la nostra immaginazione per diventare veri ascoltatori e sentire ciò che vuole dirci lo Spirito Santo? Potremmo ricevere la Parola come il seme del Seminatore che cade nella terra buona e porterà frutto.

Se ci eserciteremo all’ascolto nella nostra vita quotidiana, in famiglia o con gli amici, vegliando all’accoglienza dell’altro, cresceremo interiormente e diventerà semplice dire come il giovane Samuele: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,9).

Roland Faure

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