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Cosa ci riserverà il 2020?

New year, 2020,

© Vladimirova Julia

Edifa - pubblicato il 30/12/19

Il nuovo anno è come una pagina bianca dove tutto è ancora da scrivere. Guardando il calendario ancora vuoto, tentiamo d’immaginare gli eventi che segneranno i prossimi mesi. Quali date rimarranno per sempre impresse nei nostri ricordi, quali gioie, quali sconvolgimenti porterà l'annata del 2020?

di Christine Ponsard

Non sappiamo ancora cosa accadrà nel corso dell’anno che si apre: gran parte di ciò non dipende da noi, ma sta a noi accoglierlo con fiducia. Naturalmente, per l’anno 2020 alcuni progetti stanno prendendo forma, alcune scadenze si stanno precisando: è in arrivo un bebè, un esame da superare o un matrimonio annunciato. Anche le preoccupazioni emergono all’orizzonte del nuovo anno: la nonna, il pilastro della famiglia, sarà ancora con noi per il prossimo Natale? Resisteremo senza lavoro per un altro anno? A volte vorremmo essere dei veggenti per conoscere le risposte a tutte queste domande.

Come guardare al futuro?

Non possiamo leggere il futuro e nonostante le affermazioni di certi indovini, oroscopi e previsioni non possono fare luce sul nuovo anno. A questo proposito, vale forse la pena ricordare che tutte le forme di divinazione sono da respingere, perché incompatibili con la libertà umana che è per definizione imprevedibile e anche in contraddizione con la Fede e la Speranza cristiane. Infatti, la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione di presagi e incantesimi, i fenomeni di chiaroveggenza, il ricorso ai medium, rivelano un desiderio di controllo sul tempo, sulla Storia e infine sugli uomini insieme ad un desiderio di ingraziarsi i poteri occulti. Questo desiderio non è sempre consapevole, ma è sempre sotteso. Il giusto atteggiamento del cristiano verso il futuro consiste nel confidare nella Divina Provvidenza e abbandonare ogni malsana curiosità al riguardo.

A cosa servirebbe conoscere il nostro futuro prima del tempo?

Gesù ce l’ha detto e ripetuto: “Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. A ciascuno giorno basta la sua pena” (Mt 6, 34). È bene pianificare, organizzare – soprattutto quando si è a capo di una famiglia – ma mettendo tutto nelle mani di Dio: la nostra assicurazione contro ogni rischio è l’Amore di Dio. La nostra speranza si basa sulla Sua Parola, non sulle previsioni di qualsiasi cartomante o sulle previsioni di esperti. In sostanza, non è mancanza di fiducia il voler conoscere così tanto il futuro?

Certo, è difficile aspettare senza sapere… senza sapere se il nostro bambino guarirà, se un lungo periodo di disoccupazione porterà finalmente ad un lavoro stabile, se un giovane fragile troverà il suo equilibrio, se una coppia sull’orlo della separazione prenderà la via della riconciliazione o se un figlio non ancora nato avrà la disabilità annunciata dai medici. Ma a cosa servirebbe sapere prima del tempo? Perché, qualunque cosa accada, la grazia ci sarà data quando ne avremo bisogno, non prima.

Cosa faremo con questa nuova pagina bianca?

Il peggio è l’immaginazione, sulla quale il Maligno ha più potere. Quando ci confrontiamo con la realtà, possiamo combattere, lottare ed affrontarla. Ma nell’immaginario, l’ansia può diffondersi fino alla disperazione, senza che noi abbiamo alcun controllo su di essa. La grazia di Dio invece non è immaginaria, ma molto reale. Cosa succederà quest’anno? Non lo sappiamo, ma in fondo non importa.

La vera domanda, l’unica che alla fine conta, perché la risposta dipende da noi, non è cosa succederà, ma cosa faremo? Alcuni eventi si verificheranno senza che noi possiamo cambiarli, almeno non direttamente né immediatamente. Ci saranno imposti dall’esterno, ma saremo liberi di accoglierli con fiducia e determinazione invece di subirli. Saremo liberi di viverli con la speranza, invece di vederli come una inesorabile fatalità. Sia che il nostro anno sia duro, doloroso e pieno di prove o seminato di gioie, di belle sorprese e di eventi felici, sarà bello e fecondo se lo vivremo con Dio, in Lui e per Lui; non è una formula pia, è la realtà di ciò a cui siamo chiamati.

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