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E se un asinello diventasse la nostra “guida spirituale”?

Randonnée avec un âne

© Shutterstock

Edifa - pubblicato il 29/12/19

È un asino che ha accompagnato Abramo nella Terra Promessa, anche Giuseppe e Maria sono andati a Betlemme su un asino ed è stato sul dorso di un’asina che Gesù, una settimana prima della Sua Passione, è entrato a Gerusalemme. E se questo animale molto simpatico fosse la miglior "guida spirituale"?

di Véronique Hunsinger

L’asino ha camminato a fianco dell’uomo per ben sette millenni, non per condurlo in guerra come il suo cugino cavallo, ma per aiutarlo nel lavoro dei campi. L’uomo ha ricevuto come legge da Dio di lavorare sei giorni e di riposare il settimo, ma da allora ha dimenticato la fine della frase: “Nel settimo giorno farai riposo, perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino ” (Es 23, 12). Nella Bibbia, l’asino è uno degli animali più spesso citati. Simbolo di umiltà, funge da cavalcatura a Gesù Bambino, ed è stato a cavallo su un‘asina che Gesù è entrato a Gerusalemme, una settimana prima della Sua Passione.

Il posto dell’asino, vicino al bue, attorno alla mangiatoia della Natività, non è citato dai Vangeli canonici, ma è molto presente nei Vangeli apocrifi ed è logico che l’asino che accompagnava la Sacra Famiglia da Nazareth a Betlemme fosse presente anche al momento della nascita del Salvatore.

Il compagno preferito di santi e monaci

Nel Medioevo l’asino era oggetto di una celebrazione, la “Messa degli asini” nella vigilia dell’inizio della Quaresima. Ma troppi eccessi in occasione di questa festa portarono la Chiesa a vietarla alla fine del 17 °secolo.

Questo animale è anche il compagno preferito di santi e monaci. San Nicola e San Martino lo usarono in particolare come cavalcatura. Nel 1195, Papa Innocenzo III ordinò ai monaci dell’ordine dei Mathurins di muoversi con un asino, pena il sospetto di peccato di orgoglio, confermandolo come simbolo di umiltà.

Ma questa benevolenza biblica e religiosa verso l’asino non sembra essere correlata con le credenze popolari. Se crediamo ai detti, l’asino avrebbe solo difetti. È imprevedibile, dal momento che si deve fare attenzione al famoso “calcio dell’asino”. È sciocco, a tal punto che ai bambini che non riescono a scuola veniva fatto indossare un cappello con le orecchie d’asino. Ma soprattutto è un animale estremamente testardo.

Un animale ostinato? No, prudente

Testardo? Niente di più falso, rispondono i sostenitori dell’animale. “È un animale che è stato criticato da un lato e lodato dall’altro, afferma Jacky, un allevatore di asini. Se l’asino ha le orecchie grandi, è per non camminare sulla testa come fa l’uomo così spesso”. Un animale ostinato? No, prudente. “Tutto si spiega quando si studia un po’ più attentamente il suo comportamento”, dice Jacky. Riflessivo, l’asino osserva gli ostacoli prima di lanciarsi. Non ha quindi senso colpirlo con il bastone, bisogna piuttosto rassicurarlo per farlo avanzare.

Questo non vuol dire che è un animale timido. Nonostante la sua dolcezza, è in grado di difendere un gregge. “Ha un forte istinto gregario, continua Jacky. Quando accompagna la transumanza nei pascoli alpini, rassicura molto le pecore ed è in grado di deviare gli attacchi dei predatori col suo semplice ragliare”. Allo stesso tempo, può essere molto dolce con i bambini e lasciare che le sue orecchie vengano tirate dai più piccoli senza batter ciglio. Con gli adulti sa anche giocare sulla sensibilità, facendosi ora tenero, ora birichino. Quante cose può imparare l’uomo da questo animale!

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