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Rendiamo la nostra preghiera più gioiosa con questa semplice parola

happy thoughtful woman

By wavebreakmedia/Shutterstock

Edifa - pubblicato il 28/12/19

Troppe preghiere sono tristi: un noioso elenco di domande, preoccupazioni, lamenti ... guardiamo solo a noi stessi e prendiamo Dio come testimone. Non sarebbe meglio rivolgersi a Lui e dirGli che siamo meravigliati dalla Sua presenza?

di padre Alain Bandelier

Preghiamo spesso secondo i nostri stati d’animo, con gli alti e bassi dei nostri umori che a volte confondiamo con la vita spirituale. E se pregassimo secondo il Suo Cuore? Sarebbe meglio mettere un po’ di obiettività nella nostra preghiera. “Mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me”, dice San Paolo (Gal 2, 20). “Dio è più grande del nostro cuore”, dice San Giovanni (1 Gv 3, 20). Dio è presente e vorremmo fare finta di niente?!

“Grazie Signore! “

“Quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che abbiamo ascoltato e le nostre mani hanno toccato” (1 Gv 1, 1) ecco qual è il vero punto di partenza per la preghiera. Il pagano prega un dio sconosciuto, improbabile, più o meno minaccioso, del quale bisogna attirare l’attenzione e meritarne le grazie. Ma alla scuola della Parola preghiamo questo Dio amico degli uomini, che non smette di amare, creare e salvare. Prima ancora che pensiamo a Lui, Egli pensa a noi. “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi per primo” (1 Gv 4, 10).

La preghiera cristiana fa eco alla Parola di Dio, è una risposta data al Dono di Dio. Ecco perché dovrebbe sempre essere una lode e un ringraziamento. Questa è l’intonazione dei cantici del Nuovo Testamento: il Benedictus di Zaccaria, il Magnificat di Maria, il Nunc dimittis di Simeone, a cui possiamo aggiungere le benedizioni che aprono le Lettere di San Paolo e le acclamazioni che definiscono l’Apocalisse. La lode è anche alla base della liturgia, dalle lodi mattutine alla benedizione serale, soprattutto l’Eucarestia con il “Grazie” per eccellenza, che ha la sua etimologia nella lingua greca. Il Figlio dice grazie al Padre, non solo con le parole ma anche con la Sua vita donata e invita la Sua Chiesa a sposare questo sacrificio di ringraziamento, che vive come perfetta espressione di amore e di gratitudine.

La lode: il cuore di ogni preghiera

La nostra preghiera non vola in alto se manca di respiro e di visione. Non appena preghiamo nel soffio dello Spirito, nella grazia della Colomba, veniamo portati via, forse non in estasi ma in ogni caso nella gioia spirituale. Ma è anche necessario comprendere la natura di questa gioia dell’anima. Non è la negazione della miseria del mondo, non un’euforia immaginaria o uno sforzo della volontà per essere positivi a tutti i costi. Al contrario, è il frutto di una fede contemplativa, di uno sguardo nuovo, soprannaturale, su sé stessi e sul mondo, la percezione dell’Amore Misericordioso che avvolge ogni cosa, piccola o grande, che illumina e salva la storia umana dall’inizio alla fine.

In altre parole, una rivelazione (nella lingua greca questa parola si dice apocalisse, ed è proprio questo messaggio che ci è stato dato nell’ultimo libro della Bibbia): “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a Te, Signore, Padre Santo, Dio Onnipotente ed Eterno, per Cristo Nostro Signore!”

La preghiera cristiana è naturalmente musicale

Non dobbiamo avere paura di cantare durante la preghiera! Se non abbiamo voglia, mentre preghiamo il cuore ci verrà in aiuto e fa niente se i vicini penseranno che siamo un po’ pazzi. Sì, siamo pazzi di Dio!

Con i bambini in particolare, è bello instaurare quell’atmosfera di preghiera gioiosa, cantata e persino partecipata con il corpo. Non fa male neanche agli adulti: li aiuta ad uscire un po’ dalla loro cerebralità. Alleluia!

Tags:
preghiera
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