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“Tutto e subito”, quest’esigenza che ci rovina la vita

CZAS
Jon Tyson/Unsplash | CC0
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Grazie alle nuove tecnologie, l’immediatezza è diventata parte integrante della nostra vita. Tuttavia non sempre comprendiamo che quest’esigenza dell’avere “tutto e subito” ci danneggia, e può distruggere gradualmente il nostro rapporto non solo con chi ci sta intorno, ma anche con Dio

di Rolande Faure

Qualche giorno fa, al supermercato, mentre in coda alle casse c’erano tutto sommato poche persone, un uomo si è impazientito e ha preferito andarsene lamentandosi piuttosto che aspettare qualche minuto in più. Quante volte possiamo notare questo atteggiamento nella nostra vita quotidiana? Siamo così abituati ad ottenere subito ciò che vogliamo, premendo un semplice pulsante, che la minima attesa o il minimo ritardo ci infastidisce. Se il nostro medico non ci riceve all’orario prestabilito, ci lamentiamo. Se la connessione Internet non è immediata, ci spazientiamo. Il “tutto e subito” ha gradualmente permeato il nostro modo di agire senza che ce ne rendessimo conto.

Una mentalità che inquina la nostra vita

Il progresso tecnico va accelerando e noi siamo felici dei vantaggi che ci offre. Tuttavia questa accelerazione non può toccare la Vita: il pianeta continua a ruotare allo stesso ritmo, le stagioni si susseguono nello stesso modo, la vegetazione ha i suoi tempi, e ci vorranno molti anni affinché le foreste devastate ricrescano! Allo stesso modo, sono sempre necessari nove mesi perché si formi un bambino nel grembo materno, anche se il progresso della medicina permette ai bambini prematuri di sopravvivere.

Immersi in questo mondo dove mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione e dispositivi di ogni tipo rispondono immediatamente alle nostre esigenze, rischiamo di dimenticare il valore del tempo. Eppure il tempo è necessario per la qualità dei nostri rapporti con gli altri. Chiediamoci allora se i nostri comportamenti non sono “inquinati” da questa mentalità comune dell’avere “tutto e subito”.

Sappiamo prenderci il nostro tempo a immagine di Dio?

Quando i nostri figli ci chiedono la storia della buonanotte, ci prendiamo il tempo di fermarci per rimanere un po’ con loro? Quando i più grandicelli iniziano a farci le loro confidenze, tardi alla sera, mentre vogliamo andare a dormire, sappiamo accoglierli e dedicare loro il tempo necessario? Quando nella nostra coppia abbiamo desideri contrastanti, sappiamo prenderci il tempo per armonizzarli attraverso un dialogo che potrebbe durare?

Riusciamo ad accogliere il vicino noioso che ha bisogno di parlare anche se abbiamo ancora tante cose da fare? Cediamo spesso alla tentazione di una “preghiera veloce” perché siamo troppo stanchi? Nella nostra agenda piena di appuntamenti, riusciamo a bloccare una settimana per un ritiro, durante il quale prenderemo il tempo di rimanere inattivi e attenti solamente allo Spirito?

Nella Bibbia, possiamo vedere che Dio prende tempo per formare il popolo eletto. Quando gli Ebrei lasciarono l’Egitto per raggiungere la Terra Promessa, nonostante il loro desiderio di vederla, dovettero trascorrere 40 anni nel deserto. Gesù Stesso rimase a Nazareth per 30 anni prima di iniziare l’annuncio della Buona Novella e 40 giorni nel deserto prima di chiamare gli apostoli.

Rinunciamo al “tutto e subito” nelle nostre relazioni con gli altri

Chiediamoci se anche noi siamo impazienti nelle nostre relazioni con chi ci sta intorno e con Dio, e se chiediamo all’altro una risposta veloce come quella dei nostri dispositivi! E quando dobbiamo attendere alla cassa di un supermercato o in una sala d’attesa, perché non cogliere l’occasione per respirare tranquillamente, guardarsi intorno, essere attenti alla persona vicina, volgere il proprio cuore al Signore? E quando ci sembra di perdere tempo, impariamo invece a vedere un invito a vivere meglio, ad amare meglio, a pregare meglio.

Così, poco per volta, sfuggiremo a questa pressione interiore del “tutto e subito” nelle nostre relazioni e lasceremo che il nostro sguardo d’amore, che ha bisogno di tempo, si ingrandisca.

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