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Santa Maria Bertilla Boscardin

Chiacchierare con un’amica, un’azione non così insignificante

FRIENDS DRINKING COFFEE

SHUTTERSTOCK

Edifa - pubblicato il 23/12/19

Chiacchierare non è necessariamente un'occupazione futile. Noi donne lo sappiamo bene. Abbiamo l'arte di trattare di argomenti esistenziali anche con parole apparentemente leggere. Tuttavia queste conversazioni possono essere al servizio della carità, ma possono anche causare dei danni considerevoli…

Le donne parlano di vestiti e di uomini, ma s’interessano anche alle persone e alla loro vita. Nelle conversazioni tra amiche, genitori e figli, fratelli e sorelle possono nascere delle belle confidenze e delle lezioni di vita. Parlando, la fiducia si approfondisce e ci si rivela a vicenda la profondità del proprio cuore.

Tuttavia le conversazioni possono essere positive o negative: positive perché la comunicazione in sé è essenziale, e negative perché le indiscrezioni, e peggio ancora le calunnie e le maldicenze, possono causare dei danni considerevoli e talvolta irreversibili. Eppure questo non significa che bisogna stare zitti per timore di dire del male, infatti se non parliamo con nessuno, come possiamo dimostrare il nostro amore?

“La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”

Rifiutare di parlare talvolta può essere anche peggio che insultare: alcuni silenzi sono così pieni di egoismo, violenza o risentimento che possono diventare letali. Se il nostro cuore è pieno di benevolenza, pacifico, attento agli altri, sempre pronto a perdonare e a vedere la trave che è nel nostro occhio piuttosto che la paglia in quello del vicino, riusciremo a dire del bene degli altri con molta facilità. Se invece interiormente siamo consumati dalla gelosia, giudichiamo sempre il prossimo, rimuginiamo sui nostri risentimenti e abbiamo sempre il desiderio di affermarci sugli altri, spettegoleremo alla prima occasione. È dunque il nostro cuore che deve convertirsi: “la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Lc 6,45).

Quando ci accorgiamo di aver parlato duramente, con cattiveria o semplicemente con ironia (alcune battute possono essere delle frecce avvelenate), chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci a capire perché la nostra lingua ha deragliato. Per gelosia? Perché cerchiamo di schiacciare gli altri, perché non siamo sicuri di noi? Perché non abbiamo perdonato un’offesa, forse anche di molto tempo fa? Perché cerchiamo di evitare le vere domande, dicendo qualsiasi cosa? Perché amiamo essere al centro dell’attenzione?

L’arte dell’ascolto

Conversare bene presuppone di avere delle buone orecchie, perché colui che non è capace di ascoltare non può usare le parole per relazionarsi con il prossimo. Le sue chiacchiere possono trasformarsi rapidamente in un monologo che gli altri fuggiranno, a meno che non si sforzino di ascoltare con un orecchio indulgente, per gentilezza ed educazione.

Si dice che se il Creatore ci ha dato due orecchie e una bocca, è perché possiamo ascoltare il doppio di quanto parliamo. Il segno è chiaro. Inoltre, ascoltiamo tanto con il cuore quanto con le orecchie: è la grande differenza tra il sentire e l’ascoltare. Nel primo caso, si ricevono in modo passivo le informazioni, nell’altro si accoglie profondamente ciò che è stato detto.

L’arte di stare in silenzio

Una buona chiacchierata significa anche apprezzare i momenti di silenzio. Non un silenzio annoiato, imbronciato o sprezzante, ma un silenzio che diventa luogo di incontro con Colui che è la Parola stessa. Durante una conversazione, tuffarsi di tanto in tanto in questo silenzio, anche per pochi secondi, è il modo migliore per apprezzare le gioie della conversazione ed evitarne i pericoli con saggezza.

Christine Ponsard

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