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Questo modo di vivere il Natale vi renderà molto felici

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Yuganov Konstantin | Shutterstock

Edifa - pubblicato il 21/12/19

I primi a venire a contemplare il Bambino Gesù furono dei semplici pastori. Come loro, siamo tutti invitati ad andare alla stalla di Betlemme a mani vuote, con povertà e semplicità. Ma come fare?

di Christine Ponsard

Tutto il Vangelo di Natale ci parla di povertà. La povertà di Giuseppe e Maria, umili servitori di un mistero immenso che, lontani da casa, non hanno nemmeno un tetto sopra la testa per far nascere il Bambino. La povertà dei pastori, colti dal timore quando la gloria del Signore si manifesta a loro e che, a differenza dei Magi, non hanno nessun tesoro da donare a Gesù. La povertà di Dio stesso, la cui divinità è nascosta nella nostra umanità e la cui onnipotenza consente di diventare totalmente dipendente; Dio che è il Re dei Re e che, nonostante ciò, fin dalla nascita, conosce la precarietà e, presto, la persecuzione e l’esilio; Dio che non obbliga mai nessuno ad accoglierlo: né duemila anni fa nelle locande di Betlemme, né oggi nei nostri cuori.

Quando i regali eclissano il Natale

Anche quest’anno festeggeremo il Natale, ma in che modo? Con povertà? Anche se non siamo ricchi, le nostre case non assomiglieranno al presepe e per molti di noi, in questa notte di Natale, il tavolo sarà ben decorato e noi saremo tutti agghindati.

“Ogni anno” dice Giovanni, padre di quattro figli “mi chiedo dove sia il Natale in tutto questo. In fin dei conti, il pasto e lo scartamento dei regali richiedono più tempo ed energia della Santa Messa. È il mondo al contrario.” L’opinione di Maria è la stessa: “Il giorno di Natale, che dovrebbe essere pieno di gioia e di pace, è spesso segnato dai battibecchi dei più piccoli, dalla noia dei più grandi e dal cattivo umore generale a causa della mancanza di sonno”.

Allora dov’è il Natale in tutto questo? Talvolta sogniamo di un Natale semplice e sereno, senza tensioni familiari o preoccupazioni materiali, dove possiamo trasmettere ai nostri figli il gusto di Dio piuttosto che quello dei beni terreni, dove possiamo prenderci il tempo per accogliere la Buona Novella della Natività e annunciarla intorno a noi come i pastori di Betlemme.

Quale povertà scegliere?

Ma nella pratica, le cose non sono così semplici. Anche se rimettersi in questione è un bene, per non lasciarsi intrappolare in pseudo-tradizioni che a volte rischiano di allontanarci dal mistero del presepe, è necessario tenere conto anche della realtà così com’è: certe tradizioni familiari sono care a chi amiamo e talvolta non è possibile né auspicabile eliminarle. Il Natale è spesso un’occasione per rivedere i nonni e famigliari e per ritrovare dei rituali che alcuni aspettano con impazienza ogni anno. Sarebbe paradossale se, con il pretesto di preservare il significato del Natale, ferissimo il nostro coniuge, i nostri genitori o i nostri parenti.

Forse possiamo decidere di semplificare alcune cose, di organizzare in modo diverso il tradizionale ritrovo familiare o il banchetto dopo la Santa Messa. Ma a parte il fatto che sarebbe sbagliato disprezzare la dimensione materiale del Natale, non riusciremmo a cambiare le abitudini familiari dall’oggi al domani, senza creare del dispiacere alla suocera o ai nostri figli. Dovremo tener conto ancora a lungo dei bisogni, desideri e abitudini dei nostri cari. Ma beati noi! Se questi vincoli ci infastidiscono, non dimentichiamo che molte persone vorrebbero dover fare delle concessioni tali, piuttosto che passare il Natale da sole davanti allo schermo. Rallegriamoci allora di dover rinunciare al sogno del nostro Natale ideale!

La vera povertà consiste in un distacco interiore

Forse è proprio questa la povertà che dovremmo vivere: non si tratta tanto di un distacco esterno ma più di un distacco interno. La vera povertà è innanzitutto un atteggiamento interiore. Festeggiare il Natale con povertà significa accogliere ciò che ci viene dato da vivere, e piegarsi con gioia alle esigenze della famiglia, accettando senza amarezza le difficoltà, le imperfezioni e i fardelli che rendono la festa natalizia non proprio come la vorremmo.

Probabilmente non possiamo decidere pienamente il contesto in cui festeggeremo il Natale, ma siamo liberi di scegliere il modo in cui lo vivremo. Siamo liberi di lasciarci spogliare della nostra volontà e di rallegrarci per la gioia altrui? Siamo capaci di meravigliarci per ciò che accade, invece di sognare ciò che non c’è?

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