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Come possiamo convincere i nostri figli a confidarsi con noi?

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© fizkes
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I nostri figli condividono raramente con noi le loro preoccupazioni, domande e speranze. Discutono con noi di banalità, facendo ben attenzione a nascondere ciò che conta di più per loro. Probabilmente non è sufficiente incoraggiarli affinché parlino. Questo non si può pretendere, ma si può imparare con il tempo.

di Christine Ponsard

Perché desideriamo che i nostri figli si confidino con noi? Per aiutarli ovviamente, consigliarli, consolarli e condividere le loro gioie e le loro pene. Tuttavia ammettiamolo, ci sono anche motivazioni meno gloriose come la curiosità e la possessività: queste sono vere e proprie tentazioni, dobbiamo esserne consapevoli e rimanere vigilanti.

I nostri figli, anche i più piccoli, non hanno voglia di raccontarci tutto e questo diventa sempre più vero man mano che crescono. Se vogliamo che si confidino con noi, devono essere sicuri che custodiremo i loro segreti e se decideranno di svelarci qualche cosa, noi non dovremo cercare di sapere ulteriormente: sarebbe infatti da parte nostra un abuso di potere.

Le confidenze non si fanno su appuntamento

È necessario trascorrere molto tempo con i nostri figli per poter essere presenti al momento opportuno, ma come affrontare le questioni personali quando c’è sempre un fratellino o una sorellina nei paraggi? Dedicare quindi dei momenti d’intimità con loro è fondamentale. In alcune famiglie i genitori hanno l’abitudine di organizzare regolarmente dei momenti di condivisione con ciascuno dei loro figli (una cena al ristorante, un’uscita al cinema, un pomeriggio di shopping)… Queste occasioni per farsi delle confidenze e parlare liberamente sorgono infatti difficilmente intorno alla tavola familiare.

Ciò che può far nascere confidenza, è un cuore che sa ascoltare. Tuttavia questo non è sufficiente, infatti bisogna anche saper custodire ciò che ci è stato confidato. Una confidenza è una confidenza, anche quando non è espressamente protetta dal sigillo del segreto, e anche quando viene da un bambino di soli tre o quattro anni. Si può fare un’eccezione se tra coniugi si condivide generalmente ciò che i bambini ci raccontano, tranne se questi ultimi ci chiedono espressamente di non ripetere all’altro genitore ciò che ci è stato detto.

“Non possiamo dire niente ai genitori, si arrabbiano subito!”

A torto o a ragione, alcuni giovani si sentono giudicati dai loro genitori ancor prima di essere realmente ascoltati. Per esempio, Sandra vorrebbe andare in vacanza con gli amici ma i suoi genitori pensano che sia troppo giovane: “Non c’è bisogno di discuterne, la risposta è no, punto e basta”. La loro decisione è irrevocabile e dettata senza dubbio da ottime ragioni, ma è un peccato che non abbiano approfittato della richiesta di Sandra per poterne parlare con lei. Oramai è cresciuta, è cambiata e ha l’impressione che i suoi genitori non se ne accorgano. Al di là del suo progetto per le vacanze, aveva bisogno soprattutto di essere ascoltata. Allora prendiamoci il tempo di ascoltare i nostri figli prima di sgridarli, possono infatti scaturire molte cose belle da una discussione fatta cuore a cuore.

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