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Coppia: andare a vivere insieme, le trappole da evitare

JAKIEGO MAŁŻEŃSTWA PRAGNIESZ

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Edifa - pubblicato il 05/12/19

Andare ad abitare con il proprio coniuge è ovviamente fonte di grandi cambiamenti. D’ora in avanti non ci sarà più “casa tua o mia”, ma “casa nostra”. Eppure se non poniamo delle buone basi fin dall’inizio della nostra vita comune, il sogno di una casa dove tutti si sentano bene e al proprio posto potrà trasformarsi in un vero e proprio incubo…

di Denis Sonet

All’inizio della coabitazione, uno dei coniugi potrebbe avere la sensazione di non riuscire a trovare il proprio posto e si potrebbe lamentare dicendo: “Mi chiedo qual è il mio posto nella vita della nostra famiglia! Che io parli o stia zitto tanto è uguale… A casa nostra, non mi sento a casa mia”. Questa sofferenza può essere legata ad uno o più errori commessi nel momento in cui si è andati ad abitare insieme.

Un “estraneo” nella coppia

Se uno dei coniugi è andato a vivere nella casa dell’altro, dove c’erano già i mobili scelti dall’altro o addirittura i mobili dei suoceri (lasciati generosamente alla giovane coppia), può sentirsi come un “estraneo”. Per chi aveva sognato di arredare l’interno della propria casa in un certo modo, è particolarmente spiacevole ritrovarsi in un mondo che non corrisponde esattamente ai propri gusti.

Questa situazione potrebbe causare qualche tensione nella coppia, anche se il coniuge a cui appartiene l’appartamento o la casa vi dice sempre con grande sincerità: “Sei a casa tua. Puoi cambiare la disposizione dei mobili, mettere altri quadri… (Tranne quello che ci ha regalato mia mamma)”.

E le mie cose personali?

ARGUMENT
SHUTTERSTOCK

Potremmo non aver trovato il nostro posto anche da un punto di vista puramente materiale, ad esempio quando cerchiamo di trovare uno spazio per le nostre cose, o i nostri documenti, in una casa che è già stata organizzata dall’altro. E ci sentiamo dire: “Per favore, riordina i tuoi documenti, non hanno nulla a che fare in soggiorno”, ritrovandoci così a mettere tutto in un angolino, in un rifugio dove accumuliamo le nostre cose personali, mentre l’altro dispone di una scrivania, e di tutti i suoi raccoglitori, borse e documenti di ogni tipo sono sparpagliati un po’ ovunque.

Conto veramente per il mio coniuge?

Questa sensazione spiacevole di non avere un posto per sé ha talvolta una spiegazione più psicologica che materiale. “Non ho un posto per me a casa nostra” non significa piuttosto “Ma conto veramente per il mio coniuge? Io passo sempre in secondo piano!” Se è difficile vivere nella nuova casa, forse è a causa di ciò che proviamo, ma in fin dei conti perché è così spiacevole vedere il proprio salotto invaso dai fascicoli della moglie o del marito? Forse perché questo ci dà l’impressione che il lavoro dell’altro viene prima della nostra famiglia e della nostra vita di coppia…

La sensazione di non contare si riflette poi in tutti gli altri ambiti della vita di coppia, dal più insignificante al più serio: “Hai comprato questo cellulare perché ti piaceva, ma è costoso: era il momento giusto per comprarlo? – Ma era un affare da non perdere, te lo assicuro! – Sì però lo hai comprato senza parlarmene! Vedi, non conto per te!”

È importante quindi che le coppie che incontrano queste difficoltà si interroghino sul proprio comportamento, infatti questa piccola frase: “Non conto per te” non è insignificante e può celare una grande sofferenza. I due coniugi si valorizzano abbastanza a vicenda?

La nascita del “noi”

LOVING COUPLE
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I coniugi dovrebbero chiedersi: mia moglie (o mio marito) avendomi sposato, sta diventando con me, attraverso me e grazie a me, una donna (o un uomo) pienamente realizzata? Sia il marito che la moglie si sentono pienamente a casa propria, sono coinvolti nelle decisioni di coppia e le loro opinioni sono prese in considerazione dall’altro? Con questi criteri può emergere la comunità coniugale, ovvero una struttura unica formata da “noi due”.

Non è semplicemente la somma dell’”io” e del “tu”, ma è l’emergere di una nuova cellula costituita dall’accettazione e integrazione delle ricchezze reciproche. Una cellula che per trovare la propria strada deve necessariamente spiccare il volo, lontano dai propri genitori; una cellula dove ognuno deve sentire di essere importante per l’altro, di esistere nel suo pensiero e nei suoi occhi, così come esiste negli occhi del Signore: “Tu sei prezioso ai miei occhi” (Is 43,4)

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