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Il modo migliore per pregare è…

PRAYER

Pascal Deloche | GoDong

Edifa - pubblicato il 27/11/19

Cartesio disse: “Meglio non pensare, piuttosto che pensare senza metodo”. Potremmo dire la stessa cosa per la preghiera?

di fratello Thierry-Dominique Humbrech

Dobbiamo adottare un metodo quando preghiamo? È raro porsi questa domanda ma capita spesso che ci lamentiamo di non averne uno. Ci chiediamo allora quale potremmo scegliere per pregare meglio.

I Salmi ci offrono le più belle preghiere

Esistono vari metodi che possono aiutarci a raccoglierci in preghiera, a concentrarci sui misteri della vita di Cristo e a prendere delle decisioni pratiche. Se ci sono di aiuto è meraviglioso, ma è necessario ricordarsi che “avere un metodo” per pregare è un fenomeno moderno (nel senso classico del termine – dal XVI secolo) che si è diffuso man mano che la preghiera privata prendeva il posto della preghiera liturgica.

Basti pensare a Santa Teresa d’Avila o San Giovanni della Croce che scrissero un’introduzione alla preghiera (XVI secolo). Invece San Benedetto nella sua Regola benedettina non disse nulla a riguardo (VI secolo): infatti per la tradizione monastica bastava la liturgia, con la Parola di Dio e i suoi Salmi (che offrono le più belle preghiere).




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Lettura, meditazione, preghiera e contemplazione

Per noi eredi di tutte le epoche passate e di ciò che ci è stato tramandato sulla preghiera, dobbiamo solamente scegliere ciò che ci fa sentire più a nostro agio. Ma è utile far notare come la preghiera ci mette già a nudo davanti a Dio, direttamente davanti a Lui, anche senza un metodo. Inoltre può succedere che i metodi non funzionino perché troppo legati alla nostra immaginazione e troppo poco alla Sacra Scrittura.

Tuttavia, per darvi qualche ispirazione, potremmo riprendere la struttura di Guigo II, monaco francese certosino del XII secolo. Egli insegnava che la preghiera è come una scala di quattro gradini: 1. la lettura attenta della Sacra Scrittura (lectio); 2. la meditazione di quanto si è letto (meditatio); 3. l’invocazione a Dio per ottenere ciò che la meditazione ha fatto conoscere (oratio); 4. l’intimità con Dio nella preghiera (contemplatio).




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