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Dobbiamo punire i nostri figli per educarli?

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Edifa - pubblicato il 26/11/19

Dovremmo rimproverare o punire i nostri figli, che siano piccoli o adolescenti? Questa è la domanda che molti genitori si pongono in un periodo in cui l’educazione positiva va di moda.

di Alain Quilici

Nella vita, una delle cose più difficili da accettare, specialmente quando si è giovani, sono le sanzioni. A nessuno piace essere rimproverato, sgridato o punito, c’è qualcosa di rivoltante nell’essere puniti per quello che si ha fatto. Pensiamo sempre che ci siano delle circostanze attenuanti, vorremmo poter beneficiare del diritto all’errore e speriamo sempre di cavarcela al meglio. Andando avanti nella vita, ci rendiamo conto che la nostra strada è piena di sanzioni. Ci sono anche delle ricompense, ma ci sono soprattutto molti rimproveri e punizioni.

La coscienza morale

In primo luogo, ci scontriamo con le conseguenze inevitabili dei nostri atti. Sappiamo che guidare in stato di ebbrezza o comportarci da irresponsabili al volante può essere sanzionato con un incidente e generare delle catastrofi gravi. La sanzione non viene dagli uomini, ma dalla realtà stessa. Sognare un mondo in cui si può fare qualsiasi cosa, senza nessuna conseguenza, fa parte di quell’illusione che intrattengono tutte le fiction, che fanno scambiare i sogni per realtà. Al di là della realtà che impone la sua legge severa, ci scontriamo anche con gli imperativi della vita comune. Ma è proprio perché non siamo soli sulla terra che abbiamo bisogno di regole: il codice della strada, ad esempio, consente ad un gran numero di persone di circolare insieme, sulle stesse strade. Non rispettarlo espone a due tipi di sanzioni: l’incidente e il processo verbale. Tutte le leggi sono fatte per permettere alle persone di vivere insieme nella società e se non vengono rispettate ci saranno delle sanzioni. Ma c’è un altro campo in cui le sanzioni sono difficili da accettare: quello della coscienza morale.

Alcuni diranno che non capiscono perché dovrebbero accettare delle regole morali o imporre a sé stessi degli obblighi contrari a ciò che vorrebbero fare. Non capiscono perché non dovrebbero soddisfare i loro bisogni, passioni o impulsi. Non è questo il grande problema dell’educazione? I genitori dovrebbero punire i loro figli quando essi non fanno quello che dovrebbero fare (lavorare bene a scuola, rispettare gli altri) o quando fanno quello che non dovrebbero fare (mentire, rubare)? Ecco quindi la domanda: l’educazione dovrebbe implicare delle punizioni?

Punizioni: cosa dice la Bibbia a riguardo?

Un proverbio francese dice: “Chi ben ama, ben castiga”. Questa frase suggerisce che è per amore che i genitori puniscono i loro figli e, d’altra parte, capiamo che chi non punisce non ama veramente, si dimette dai suoi obblighi. Nella Bibbia ci sono diverse frasi che ricordano ai genitori che se amano veramente i loro figli, devono punirli finché sono in tempo. Per la Bibbia, punire il proprio figlio, se lo merita, significa educarlo davvero (ma attenzione alle punizioni corporali che dovete evitare).

Un figlio ben educato è la gioia dei suoi genitori. Educare il proprio figlio significa farlo crescere, renderlo libero e fargli tirare fuori il meglio di sé. Educare il bambino non significa adularlo, perché si monterebbe la testa, né dargli troppa libertà perché si smarrirebbe. Significa piuttosto avere abbastanza fiducia in lui ed esigere che si elevi lui stesso al di sopra della sua naturale mediocrità. Se si comporta bene, deve essere ricompensato (che è diverso dall’adularlo), se si comporta male, bisogna punirlo (che è diverso dall’umiliarlo).

Se sopportare una punizione giusta non è facile, i bambini devono sapere anche che non è così facile punire: ci vogliono coraggio e determinazione, un grande senso della giustizia e dell’amore vero. Punire senza odiare e perdonando, rimanere fermi e decisi quando si vorrebbe passare ad altro, richiede molto più amore di quanto si pensi. In molti casi, gli adulti sarebbero tentati infatti di chiudere gli occhi, lasciar correre e non dire nulla. Sul momento sarebbero tutti felici, ma da questa dimissione, le prime vittime sarebbero i bambini stessi.

Una società senza sanzioni?

Certi giovani si rendono conto che, senza resistenze di fronte a loro, farebbero di tutto anche a scapito della loro salute e del loro futuro. Se non ci fossero esami, sfide o prove da superare, non progredirebbero. Le sanzioni, se sono giuste, hanno senso per loro e possono essere accettate bene o male. Ma altri chiedono che li lasciamo vivere la loro vita e fare ciò che vogliono, finché si renderanno conto da soli di ciò che conviene o non conviene fare. Questi non sopportano le sanzioni, le barriere, e i limiti alle loro azioni le considerano come una violazione della loro libertà. Pensano di potersi controllare da soli e quest’opinione è spesso condivisa dagli adulti.

Una società senza sanzioni può sembrare a molti una società ideale, ma se esaminiamo la questione da vicino, non possiamo ignorare questa frase dell’Apocalisse: “Ognuno sarà giudicato secondo le sue opere” (20,12-13). Non potremo nasconderci, come lo ricorda la Rivelazione e raccoglieremo ciò che avremo seminato. Gli adulti che desiderano il bene dei loro figli devono prendere a cuore di aiutarli a riuscire nella vita, e questo non è possibile senza vincoli e i bambini, quando saranno diventati adulti, saranno riconoscenti ai propri genitori di averli aiutati ad essere padroni di sé stessi e di averli resi realmente liberi.

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