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Consigli per rimanere tranquilli al volante della macchina

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© Goksi
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Ingorghi, automobilisti che vi superano senza mettere la freccia, o che vi bloccano la strada e cercano di parcheggiare senza riuscirci. I motivi per innervosirsi con gli altri automobilisti sono innumerevoli. E se Gesù avesse la soluzione per aiutarvi a gestire lo stress e la rabbia mentre guidate?

di Christine Ponsard

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). In altre parole, ciò che mostrerà agli altri automobilisti che siamo discepoli di Gesù non sono gli adesivi che incolliamo sulla macchina o il rosario che appendiamo sullo specchietto retrovisore, ma il modo in cui ci comportiamo al volante. Naturalmente, non è necessario essere cristiani per guidare con prudenza e la carità non si riduce solamente all’osservanza del Codice della strada, ma passa anche da lì. Cosa significa amare il nostro prossimo, se non esitiamo a mettere in pericolo la vita degli altri, non rispettando un semaforo rosso per esempio o guidando in stato di ebbrezza, se lo insultiamo perché sta facendo una manovra delicata o se occupiamo senza scrupoli i parcheggi riservati ai disabili? “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che c’è nel tuo?” (Lc 6, 41).

La preghiera va di pari passo con il rispetto per gli altri 

Il nostro comportamento al volante dovrebbe far parte del nostro esame di coscienza e la luce dello Spirito Santo ci viene data anche per illuminare questo aspetto della nostra vita. “Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.” (Lc 6, 31). Questa regola d’oro si applica in modo molto concreto quando si guida in macchina. Per esempio, noi pensiamo a come vogliamo che gli altri automobilisti si comportino al volante quando è in gioco la sicurezza dei nostri figli. Anche noi dobbiamo guidare con coscienza, non per paura della polizia o di perdere la patente, ma per rispetto nei confronti di ogni uomo. Prendere il volante significa assumersi una responsabilità che, pur essendo banalizzata, non per questo è meno seria. E questa responsabilità non è qualcosa che si separa dalla nostra vita spirituale: non possiamo servire Cristo e prendere alla leggera la sicurezza del nostro prossimo, pregare seriamente e guidare con troppa disinvoltura.

“Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.” (Lc 12, 34). Spesso è difficile discernere quale sia il nostro tesoro ed ammettere che il nostro cuore è un po’, o molto, centrato su cose che non ne valgono la pena. Tuttavia la macchina o la moto possono occupare molto spazio nelle preoccupazioni finanziarie e nelle scelte dei cristiani, ma Gesù è stato chiaro: “Nessuno può servire due padroni” (Mt 6, 24). Dio o i soldi, Dio o la macchina, bisogna scegliere. I beni materiali sono mezzi, ma sappiamo che c’è sempre il rischio di prenderli come obiettivi.

“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.”

Gli incidenti stradali sono la causa principale di morte improvvisa, ma non significa che bisogna rimanere timorosi a casa e rinunciare agli innumerevoli vantaggi che l’auto ci può offrire. Non si tratta neppure di vivere in perpetua angoscia: “E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?” (Mt 6, 27). Tuttavia non ha senso negare la realtà. Siamo degli esseri mortali e la nostra vita sulla terra può fermarsi improvvisamente, senza preavviso, magari stasera o tra qualche giorno. Quindi dobbiamo essere pronti. Offriamo già da ora la nostra vita al Signore, diciamogli ciò che vorremmo dirgli nell’ora della nostra morte e confidiamo senza indugio nella Sua misericordia. Questo non ci farà morire prima o dopo, ma ci aiuterà a mettere la nostra vita nella direzione giusta, verso il vero obiettivo finale.

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