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Come parlare di sessualità tra padre e figlio?

Dad - Father - Son - Boy - Discussing

© Roman Samborskyi

Edifa - pubblicato il 07/11/19

Quando e come dobbiamo parlare di sessualità ai nostri figli? Può sembrare un autentico rompicapo, soprattutto in una società in cui questa è ovunque falsata, degradata e distorta

del dottor Dominique Megglé

Questo rompicapo è accompagnato da un’altra difficoltà, molto più grande, che è il fatto che il sesso è una questione di intimità, di quell’intimità coniugale che è il segreto più profondo della vita familiare, senza la quale i nostri figli non sarebbero venuti al mondo e non sarebbero lì davanti a noi a porci certe domande – o almeno non staremmo a metterci in discussione o a torturare la nostra mente per sapere se e come dovremmo parlar loro della sessualità.

Il pudore dei genitori

Per i genitori normalmente equilibrati e innamorati l’uno dell’altro, il pudore è grande. Può essere paralizzante, ma è meglio vincerlo, perché è fondamentale che i nostri ragazzi ricevano le risposte alle loro domande da noi genitori, in un dialogo rispettoso e affettuoso. In caso contrario, quella curiosità sarà ancora più accentuata: avranno l’impressione che le cose vengono nascoste, e che se è così è perché vale la pena di nasconderle, perché sono altamente misteriose. E in segreto si sentiranno come se stessero commettendo un grande errore, cercando le proprie conoscenze a partire da fonti di informazione esistenti nel loro contesto personale.

Questo contesto è innanzitutto la scuola, con tutto ciò che si può dire in cortile tra i bambini sul sesso, su ciò che è “sporco”. Quello che possono dirsi sulla questione, attraverso sbruffonate, critiche, foto o video pornografici, non sembra una fonte di informazioni affidabile o costruttiva, pur essendo difficile da evitare (siamo realisti!), senza dimenticare che il contenuto dei programmi scolastici è a volte molto dubbio. La soluzione risiede proprio in quello che manca di più e di cui si è appena parlato, ovvero il pudore, e il nostro pudore genitoriale nel parlare di queste cose è in ultima analisi molto più una soluzione che un problema.

Il nostro pudore, che ci porta alla delicatezza, ci dà il modo più sicuro di far sì che i giovani sentano la bellezza dell’intimità sessuale. Il nostro pudore deve portarci a non offrire troppe informazioni, ovvero non più di quelle che l’età può sopportare. Ad esempio, parlare troppo presto di deviazioni sessuali non sembra appropriato, anche se non si tratta di escludere una domanda inaspettata sulla questione.

Spiegazioni e piccoli schemi

Al contrario, il nostro pudore ci obbliga ad accompagnare il normale sviluppo del bambino fino alla pubertà, senza precipitasi a fornire informazioni indiscrete che mostrerebbero più la nostra preoccupazione che la sua reale necessità. Dobbiamo quindi partire da ciò che gli interessa, che osserva su di sé, che sperimenta – erezioni, masturbazione… È bene indicare che queste trasformazioni fanno parte del suo processo di crescita, che significano che sta diventando in grado di essere padre, di avere un figlio proprio. È una cosa di cui si può essere orgogliosi, anche se fa un po’ impressione.

Si possono offrire alcune spiegazioni, con piccoli schemi, sull’anatomia e sul funzionamento dei sessi maschile e femmminile, senza pretendere di fare del bambino un medico esperto di biologia riproduttiva. Si devono organizzare senza alcun tipo di preavviso, e senza che fratelli e sorelle ne siano informati (non li riguarda). È una cosa che deve fare da solo e non deve durare più di un’ora, e il bambino deve sapere che potrà tornare a porre delle domande ogni volta che verrà perché ci troverà disponibili.

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