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“Non l’ho fatto apposta”: insegniamo il senso della responsabilità ai nostri figli

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By KayaMe | Shutterstock

Edifa - pubblicato il 24/10/19

I bambini si nascondono spesso dietro questa piccola frase per giustificare le loro mancanze e negligenze. Tuttavia il “non l’ho fatto apposta” non dev’essere una scusante. I bambini devono imparare ad essere responsabili delle loro azioni, anche quando non hanno fatto qualcosa di proposito 

di Christine Ponsard

Certo, provocare dei danni per negligenza non è come causarli intenzionalmente. A maggior ragione, se il danno in questione è la conseguenza fortuita di un’azione dettata dalla volontà di fare bene qualcosa. Come per esempio, il piatto rotto apparecchiando la tavola, un quadro rotto mentre si spazza per terra con la scopa, o l’auto rigata mentre la si sta lavando con impegno.

Se ci inquietiamo per queste piccole catastrofi domestiche, l’autore potrebbe percepire i rimproveri come profondamente ingiusti: “Non l’ho fatto apposta! Volevo solo aiutare”.

È sempre una scusa valida?

Quando qualcosa è stato rotto o danneggiato, dovremmo tenere per noi il nostro rammarico, rassicurare comunque il bambino e ringraziarlo per l’aiuto che ha dato, piuttosto che sottolineare il suo essere maldestro. Tuttavia bisogna aiutarlo ad assumersi le sue responsabilità: “Non l’hai fatto apposta, ma l’hai fatto comunque”.


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Inoltre, il “non l’ho fatto apposta” non è sempre una buona scusa. Il danno causato involontariamente può essere dovuto ad una negligenza o ad una disobbedienza del tutto volontaria. Se il nostro giovane, lavando la macchina, rifiuta di seguire le istruzioni del padre e fa solo di testa sua, potremo legittimamente rimproverarlo di aver danneggiato la carrozzeria della macchina. Stessa cosa se i piatti sono stati rotti a causa di movimenti bruschi da parte di un bambino brontolone che non voleva apparecchiare la tavola. Allora, in questi casi, anche se le conseguenze non sono state ricercate, non è possibile discolparsi: “Non l’hai fatto apposta, ma dovevi fare apposta a non farlo”.

Le conseguenze del lassismo e dell’indisciplina

Questo senso di responsabilità si può imparare molto presto. Insegnare al bambino ad assumersi le conseguenze delle proprie azioni, significa prenderlo sul serio e fargli un favore, perché anche una semplice negligenza può causare molti danni.

Il lasciar correre e l’indisciplina hanno talvolta delle conseguenze drammatiche. Uno degli esempi più tragici è quello degli incidenti stradali: i conducenti non vogliono uccidere, eppure uccidono. Tutto può iniziare passando con il semaforo rosso, o con un bicchiere di troppo, o con l’attraversare una città a tutta velocità perché si è in ritardo ad un appuntamento e, alla fine, delle vite vengono spezzate. Nello scandalo del sangue contaminato o degli ormoni della crescita infetti in Francia negli anni ’80 e ’90, nessuno dei responsabili desiderava la morte dei pazienti trasfusi o degli adolescenti desiderosi di crescere. Eppure ci sono state centinaia di vittime, la cui morte o disabilità non è stata dovuta al caso. Ci sono molti altri esempi simili: quanti poveri muoiono a causa dell’incuranza dei ricchi? Quanti piccoli vengono schiacciati involontariamente dai potenti?




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Nel Giorno del Giudizio potremo dire “non l’ho fatto apposta”, di fronte a coloro che hanno sofferto la fame, la solitudine, la malattia, il rifiuto, senza che noi venissimo loro in aiuto? “Signore, ti amiamo! Non abbiamo volontariamente lasciato morire di disperazione questi uomini, non li avevamo visti, non avevamo tempo, non ci abbiamo pensato.”

Rileggiamo la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte (Matteo 25, 1-13). Le giovani imprudenti non hanno volontariamente spento le loro lampade. Tuttavia, quando lo sposo è arrivato, non erano pronte e non entrarono con lui alle nozze: la loro mancanza di vigilanza è stata fatale per loro. Rileggiamo anche la parabola della casa nella tempesta (Matteo 7, 24-27): l’uomo che costruì la sua casa sulla sabbia ovviamente non voleva che crollasse, eppure è successo perché l’uomo stolto non si era preoccupato di fondare la sua casa sulla roccia.

Affidiamo la nostra fragilità alla Sua Misericordia

Gesù ci chiede di compiere volontariamente la volontà del Padre (Matteo 7, 21-22). Egli desidera che siamo liberi e responsabili per poter mettere in pratica la Sua Parola. Attenzione ai “buoni a nulla” che non hanno il coraggio di far fruttificare i loro talenti (Matteo 25, 30), così come a coloro che non sanno sfuggire le occasioni di peccato (Marco 9, 43-48). Anche se non lo cercano intenzionalmente, il Signore si mostra molto severo nei loro confronti.

Se invece mettiamo i nostri passi in quelli di Gesù Cristo, obbedendo come Lui a ciò che gli chiede il Padre suo, se affidiamo alla Sua misericordia la nostra fragilità, compiremo, “senza farlo apposta”, involontariamente, delle meraviglie che oltrepasseranno la nostra comprensione.

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