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Aprire la Bibbia a caso per ricevere consiglio: superstizione o rivelazione?

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© Beeboys
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Molti santi hanno ricevuto la Parola di Dio aprendo la Bibbia e imbattendosi casualmente in un certo versetto. E noi?

di padre Alain Bandelier

Testimoni irreprensibili lo confermano: possiamo ricevere un’illuminazione dal Signore aprendo la Bibbia. Uno degli esempi più famosi è quello di San Francesco d’Assisi. Una sera venne invitato a casa del suo amico Bernardo di Quintavalle, che confidò a Francesco il suo grande desiderio di abbandonare tutto come aveva fatto lui per condividere la sua vita di povertà. Ma è davvero la volontà di Dio? Francesco non aveva pensato di fondare una comunità, men che meno un Ordine religioso. Dopo una lunga conversazione, concordarono di andare a Messa la mattina dopo per chiedere al Signore di guidarli. Per farlo aprirono i Santi Vangeli tre volte, e ogni volta si imbatterono in uno dei passi in cui Gesù esorta i suoi discepoli a lasciare tutto e a seguirlo. Un po’ prima, Francesco era già stato illuminato da un passo simile della Scrittura: durante la Messa nella piccola chiesa della Porziuncola, la storia della chiamata dei discepoli, a due a due, senza bastone, senza bisaccia e senza denaro, gli aveva mostrato la strada da seguire.

C’è poi l’esempio di Santa Teresa di Lisieux. Nei suoi scritti, riferisce di come fosse stata riempita di desideri e chiamate contraddittori e irrealizzabili. Si sentiva chiamata a vivere tutte le vocazioni, e tuttavia era solo una piccola carmelitana in un convento di provincia. Fu aprendo un quaderno in cui aveva copiato dei passi del Nuovo Testamento che trovò la risposta che cercava.

Al capitolo 12 della Prima Lettera ai Corinzi, lesse della varietà di vocazioni nella Chiesa. Al capitolo 13 lesse che la più alta chiamata tra tutte era l’amore, e allora capì: la Chiesa ha molte membra, ma un cuore solo. Aveva trovato il suo ruolo: “Nel cuore della mia madre Chiesa, la mia vocazione è l’amore”.

Aprire la Bibbia non è come la lotteria o pescare una carta

Non bisogna essere favorevoli o contrari a questa pratica: fa parte della tradizione spirituale. Molti cristiani potrebbero infatti attestare l’impatto di una parola del Signore in un momento o nell’altro del loro percorso – una parola ricevuta come una risposta o una chiamata ad aprire la Bibbia, o trovata senza neanche cercarla, il che è forse ancor più convincente.

Bisogna comunque rimanere prudenti e misurati. Rendere sistematico, o più o meno “magico”, l’uso di questa pratica comporta un pericolo spirituale e psicologico. Le personalità fragili possono cercarvi una sorta di sicurezza che le assolve dalla responsabilità – come se il nostro destino fosse scritto, come se non dovessimo più assumere i rischi del libero arbitrio e del dibattito intelligente.

Di converso, le persone con un carattere dominante o persuasivo possono cercare di usarlo, in modo consapevole o meno, per manipolare un gruppo o degli individui. Alcuni dicono “Prendiamo un versetto”, altri “Leggiamo un versetto a caso”. Sono espressioni fuorvianti. Aprire la Bibbia non è come giocare alla lotteria o prendere una carta. È compiere un atto di fede. Significa in primo luogo entrare in un atteggiamento di preghiera, ascoltare in modo umile e attento. È quindi un abbandonarsi al Signore nell’atteggiamento di un discepolo aperto alle indicazioni, di un figlio che cerca di obbedire.

Alcuni teologi criticano questo approccio alla Scrittura ritenendolo soggettivo e ingenuo. Lo definiscono addirittura un approccio fondamentalista che cortocircuita uno studio un po’ più obiettivo del testo e del suo contesto. Chiaramente, una lettura effettuata con fiducia e un cuore semplice non ne preclude una intelligente e più riflettuta e viceversa. L’obiettivo dell’esegesi non è mettere tra la Parola di Dio e chi la ascolta dei filtri così densi e complicati da sovrastare la voce dell’Amato.

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