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Quella volta che Papa Francesco fece bruciare il diavolo ai bambini

ARGENTINA

Sergio Rubin / CLARIN / AFP

Un giovane Don Jorge Bergoglio ai tempi di Buenos Aires.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 17/02/23

I ricordi inediti di Jorge Bergoglio quando era parroco a Buenos Aires, tra feste, catechesi e Sant'Ignazio

A Buenos Aires, il futuro Papa Francesco era un giovane un parroco che viveva tra i bambini, e insieme a loro condivideva il catechismo, le lezioni di Sant’Ignazio ma anche tanti momenti di festa, di divertimento. Un parroco gioioso, che sapeva rendere felici i bambini. Nel libro di padre Antonio SpadaroNei tuoi occhi c’è la mia parola” (Rizzoli), Papa Francesco si lascia andare ad una confessione inedita sul suo passato da sacerdote a Buenos Aires.

spadaro e papa francesco
Spadaro con Papa Francesco.

“Andavano a cercare i bambini nei quartieri”

Bergoglio ricorda di quando era rettore della facoltà del Collegio Massimo, frequentato dagli studenti gesuiti, gli “scolastici”, e contemporaneamente parroco. «Chiedevo ai gesuiti in formazione di portare avanti il lavoro – spiega Bergoglio -. Io davo le direttive. La parrocchia era piena di bambini. Gli studenti andavano a cercare i bambini per tutti i quartieri e loro arrivavano in tanti. Venivano al Collegio Massimo, che ha spazi molto grandi e giocavano. Io dicevo sempre la messa dei bambini e sabato insegnavo il catechismo. Non tutte le settimane perché non potevo, ma spesso. E così compivo il voto che Sant’Ignazio fa fare ai gesuiti professi di insegnare i bambini».

La prima domenica di Quaresima

La messa dei bambini, rammenta Papa Francesco, «era la cosa più bella. Ricordo la prima domenica di Quaresima. C’erano più di trecento bambini». Il Papa imita davanti a Spadaro quello che faceva con loro. Persino il tono di voce diventa diverso, affettuoso. “Stai zitto tu…e tu, tu vieni…”.

«E poi cominciava un vero e proprio teatro – evidenzia Bergoglio -. Per esempio la prima domenica di Quaresima chiedo ai bambini: “Il diavolo che cosa faceva con Gesù?… Voleva che Gesù si sottomettesse…voleva regnare lui, il diavolo”».

«”Voi capite chi è il diavolo?“, chiesi una volta molto infervorato. E i bambini, presi dall’emozione, urlarono facendo capire molto bene con parole e suoni quanto lui fosse cattivo e da tenere lontano. “Bambini state attenti, lui farà lo stesso con voi”. E finivo così».

La Pentecoste

Un altro aneddoto riguarda la Pentecoste. «Una volta chiedevo loro: “Chi viene a Pentecoste?”. I bambini si guardavano e dicevano: “Lo Spirito Santo”. E io, non soddisfatto, chiedevo: “E chi è lo Spirito Santo?”. E chiesi ad un bambino in fondo. E lui rispose: “Il paralitico”. Non riusciva a dire il “paraclito”. Ci divertivamo. Ridevo tanto. Io facevo il parroco soprattutto con i bambini».

JORGE BERGOGLIO
Il giovane Don Jorge Bergoglio.

La festa dei bambini

Uno dei momenti più indimenticabili era la festa dei bambini. «In quella festa bruciavamo il diavolo. Era un modo per fare con i bambini la meditazione delle due bandiere di Sant’Ignazio. Da una parte c’era il diavolo e dall’altro un angelo. Preparavo un diavolo grande fatto di stoffa e dentro mettevo dei petardi. Si faceva una catechesi. Poi per i bambini proiettavamo un film, mentre le bambine andavano a giocare». Dopo c’era la merenda, «e poi – prosegue Papa Francesco – andavamo dal Collegio Massimo alla parrocchia. Andavamo come in processione. Eravamo tutti seri. I bambini lo sapevano e urlavano: “Bruciamo il diavolo”. Quindi si accendeva il fuoco, tutti urlavano, era un’esplosione di petardi e i bambini si divertivano!».

La lezione di sant’Ignazio

Quello di “bruciare il diavolo”, evidenzia Papa Francesco, non era un semplice gioco. «Era un teatro che li aiutava ad imparare – sottolinea Bergoglio -. Per me era un modo per far fare loro il terzo esercizio della “Prima settimana” degli esercizi spirituali di Sant’Ignazio. In questo esercizio Sant’Ignazio vuole stimolare la capacità di condannare il male e di suscitare odio verso il peccato».

Il volo dell’angelo

Ma non finiva così, avverte l’allora rettore del Collegio Massimo di Buenos Aires: «Ognuno aveva con se’ un biglietto con qualcosa da chiedere a Dio. I biglietti si mettevano in una borsetta. E c’era un angelo grande grande, fatto di polistirolo, con tanti palloncini di elio. L’angelo portava un carrello con l’indirizzo della parrocchia. Si pregava. Dicevamo: “Abbiamo vinto il Diavolo, e adesso preghiamo Dio che è nostro Padre”. E liberavamo l’angelo che, grazie ai palloncini saliva, saliva. e poi tutti a pregare…mentre l’angelo saliva. La domenica dopo si chiedeva se qualcuno in giro aveva trovato l’angelo. Una volta, mi ricordo, era arrivato fino in Uruguay e da lì hanno chiamato». «Io facevo il parroco così – chiosa Bergoglio – E poi confessavo tanto. Ero felice, volevo fare il pastore, sopratutto dei bambini».

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