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Il Cammino di Gerusalemme “torna in vita” dopo secoli

jerusalem way

Golan Rice - Courtesy

Inma Alvarez - pubblicato il 15/02/23

Dal porto di Jaffa alla Porta di Jaffa nella Città Santa, un percorso di poco più di 100 chilometri che vuol essere l'inizio di un progetto molto più grande

Due imprenditori israeliani, Yael Tarasiuk e Golan Rice, hanno concluso qualche settimana fa il primo pellegrinaggio “pilota” dal porto di Jaffa, città costiera a nord di Tel-Aviv, alla porta omonima, situata nella Città Vecchia di Gerusalemme.

È quello che in passato era chiamato “Cammino del Silenzio”, l’ultima parte del pellegrinaggio ai luoghi santi, che i credenti delle tre grandi religioni monoteiste hanno percorso per secoli.

Per Yael e Golan è solo l’inizio di un grande progetto, fatto di ricerca e divulgazione, ma anche di cooperazione istituzionale e internazionale, che mira a recuperare la Città Santa coma meta di pellegrinaggio delle tre religioni monoteiste.

Jerusalem way

Santiago è importante per i cristiani, Roma è il centro del cattolicesimo, “ma Gerusalemme è diversa: è importante anche per ebrei e musulmani, oltre che per i cristiani di tutte le confessioni. Lo è anche per non credenti o non praticanti”.

Recuperare la storia

L’idea per recuperare questo cammino è venuta a Golan e Yael compiendo il Cammino di Santiago. “Mi è entrato nel cuore in un modo indescrivibile”, afferma Golan, che ha anche pubblicato un libro sulla sua esperienza.

I due hanno poi voluto seguire la Via Francigena fino a Roma, ma entrambi si chiedevano come fosse possibile che Roma e Santiago avessero la loro via di pellegrinaggio e Gerusalemme, meta di pellegrinaggio ancor più antica e universale, no.

Hanno quindi svolto un lavoro di ricerca storica e archeologica con l’aiuto di alcuni esperti per trovare l’antica via di pellegrinaggio a Gerusalemme, testimoniata da pellegrini come Egeria già dal IV secolo, e hanno scoperto che l’ultima tappa va da Jaffa a Gerusalemme (100 chilometri in 6 giorni), lungo un antico percorso romano.

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Un frate francescano accredita il passaggio dei pellegrini per Ramallah.

Questa è la prima fase che hanno appena recuperato, ma Golan e Yael sperano che sia solo l’inizio: “Come a Santiago, anche a Gerusalemme si arriva da molte strade, il Sinai, il nord… Tutte, però, convergono a Jaffa, per compiere l’ultima parte insieme”.

La forza di Gerusalemme

“Una cosa forte che abbiamo capito è che la parola ‘pellegrinaggio’ in ebraico ha un significato molto concreto: salire camminando”, spiega Yael. Gerusalemme, a differenza di Roma e Santiago, che si trovano in una valle, è sulla vetta di un monte. L’esperienza di peregrinare fino alla Città Santa è quindi diversa, essendo una salita verso qualcosa che sta in alto. Un’esperienza anche spirituale.

“Non è una passeggiata, ha un obiettivo: camminare verso qualcosa che ha un significato. Le persone compiono un pellegrinaggio interiore, un processo di semplicità, di affratellamento tra chi cammina insieme”, ha spiegato Yael. 

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Arrivo a Gerusalemme

I due hanno saputo del progetto della giovane spagnola Carlota Valenzuela di peregrinare da Santiago a Gerusalemme, e le hanno proposto di compiere l’ultima parte del cammino in territorio israeliano insieme, “noi ebrei e lei cristiana. E abbiamo visto che questo cammino verso Gerusalemme può essere effettuato insieme da persone di credo diversi. Una volta arrivati alla porta di Jaffa, alcuni andranno al Muro del Pianto, altri al Santo Sepolcro, altri ancora alla Cupola della Roccia. Ciascuno ha qualcosa di importante a Gerusalemme. Questa città ha il potere di collegare le persone”.

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Golan Rice e Yael Teresiuk

“Buon cammino” in ebraico ha un senso profondo difficile da tradurre. È un’espressione molto antica che ha a che vedere con “Io rispetto il tuo cammino”, “Buona fortuna nel tuo cammino”. “Riguarda un’esperienza personale e allo stesso tempo condivisa, partendo dal rispetto e dalla fratellanza”, hanno spiegato i ragazzi ad Aleteia.

L’iniziativa può essere seguita su Instagram.

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