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La visita di Papa Francesco in Sud Sudan in 8 momenti

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Photo by Tiziana FABI / AFP

Isabelle H. de Carvalho - pubblicato il 07/02/23

La visita del Pontefice al Sud Sudan è stata caratterizzata da segni di unità cristiana, decisa difesa delle donne e un severo appello a smettere di rimandare la pace

Papa Francesco ha visitato il Sud Sudan dal 3 al 5 febbraio, dopo aver trascorso alcuni giorni nella Repubblica Democratica del Congo. Nella seconda parte di questo suo 40° viaggio, il Papa è stato accompagnato dall’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, e dal Moderatore della Chiesa di Scozia, Iain Greenshields, per un pellegrinaggio unico per promuovere la pace in un Paese cristiano caratterizzato da violenza e conflitto.

Aleteia offre una panoramica degli eventi principali della visita del Papa e delle sue dichiarazioni a Juba.

Non appena l’aereo papale è atterrato a Juba il 3 febbraio, l’Arcivescovo di Canterbury e il Moderatore della Chiesa di Scozia sono saliti a bordo per salutare Francesco. Sono poi scesi insieme e sono stati salutati dal Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, che guida il Paese dalla sua indipendenza nel 2011. Sceso dall’aereo, il Pontefice ha lasciato andare una colomba, simbolo della pace.

Nel 2019 il Papa, l’Arcivescovo e il Moderatore avevano invitato i leader del Sud Sudan a un ritiro spirituale in Vaticano per aiutarli nel processo di pace e riconciliazione.

2“Le generazioni future onoreranno o cancelleranno la memoria dei vostri nomi in base a quanto fate ora”

La prima tappa del Papa venerdì pomeriggio è stata il Palazzo Presidenziale, in cui ha avuto un incontro privato con il Presidente. È stato poi raggiunto dagli altri leader religiosi e dai vice-Presidenti del Sud Sudan per un breve incontro. Dopo questi scambi, e con un’espressione seria sul volto, il Papa si è recato nei giardini e ha pronunciato un discorso severo alle autorità del Paese e ai diplomatici. Hanno parlato anche l’Arcivescovo e il Moderatore.

“Le generazioni future onoreranno o cancelleranno la memoria dei vostri nomi in base a quanto fate ora”, ha avvertito il Papa. Dopo decenni di conflitto, che hanno portato all’indipendenza del Sud Sudan nel 2011, nel Paese è scoppiata una guerra civile durata dal 2013 al 2018 e che ha provocato 400.000 morti e 4 milioni di sfollati (circa un terzo della popolazione totale). Oggi il Paese è ancora in una condizione fragile, con violenze sporatiche tra i gruppi armati e una situazione economica vulnerabile.

“Basta sangue versato, basta conflitti, basta violenze e accuse reciproche su chi le commette, basta lasciare il popolo assetato di pace”, ha detto il Pontefice, ricordando il significato della parola “Repubblica” e sottolineando che “lo Stato è di tutti”.

3Il gesto incredibile di un bambino

La mattina del 4 febbraio, il Papa ha parlato a vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati, consacrate e seminaristi del Sud Sudan nella cattedrale di Santa Teresa di Juba, incoraggiandoli ad essere “una Chiesa che, in nome di Cristo, sta in mezzo alla vita sofferta del popolo e si sporca le mani per la gente”.

Pope Francis speaks to youth after a meeting at the Cathedral of Saint Therese in Juba

Quando il Papa stava lasciando la cattedrale, un fotografo ha catturato un momento incredibilmente toccante. Un bambino ha offerto a Francesco una banconota, ricordando la parabola della povera vedova che con i suoi due spiccioli ha offerto tutto ciò che aveva.

L’articolo di Aleteia si può leggere qui.

4Un altro incontro privato con i Gesuiti

Quella stessa mattina, Papa Francesco ha anche incontrato privatamente i Gesuiti del Sud Sudan, come aveva fatto nella Repubblica Democratica del Congo. La pratica di incontrare i membri della sua famiglia spirituale è diventata una tradizione durante i suoi viaggi all’estero. Questi scambi vengono in genere pubblicati in seguito dalla rivista gesuita La Civiltà Cattolica.

5Le lotte degli sfollati interni

Il pomeriggio del 4 febbraio, Papa Francesco ha incontrato un gruppo di sfollati interni di vari campi del Paese. Nella Freedom Hall di Juba, la rappresentante delle Nazioni Unite per il Sud Sudan, Sara Beysolow Nyanti, ha spiegato la dura realtà che affronta questa gente per i conflitti che interessano ancora il Paese.

“Perché stiamo soffrendo nel campo per gli sfollati interni?”, ha chiesto Joseph Lat Gatmai, un 16enne di Camp Bentiu, che vive lì da quando aveva 8 anni.

“Grazie perché lei è un grande messaggero di Dio. Non dimenticheremo mai questa giornata. Papa Francesco, le vogliamo bene. Grazie perché ama il Sud Sudan”, ha affermato Nyakuor Rebecca, di Camp Juba. 

Pope Francis receiving a gift during a meeting with internally displaced persons at the Freedom Hall in Juba South Sudan

“Rinnovo con tutte le forze il più accorato appello a far cessare ogni conflitto, a riprendere seriamente il processo di pace perché abbiano fine le violenze e la gente possa tornare a vivere in modo degno”, ha affermato Papa Francesco nel suo discorso, sottolineando anche che “le donne sono la chiave per trasformare il Paese”, nella misura la donna è “protetta, rispettata, valorizzata e onorata”.

Erano presenti anche l’Arcivescovo di Canterbury e il Moderatore della Chiesa di Scozia, e hanno pronunciato dei discorsi.

Potete leggere l’intervista di Aleteia a padre Bassano, un sacerdote che serve in un campo di sfollati interni, qui.

6Un momento forte di unità cristiana

Per l’ultimo evento della giornata, Papa Francesco, l’Arcivescovo Welby e il Reverendo Greenshields hanno partecipato a una preghiera ecumenica per la pace in Sud Sudan. L’evento si è svolto al John Garang Mausoleum, luogo di sepoltura di una figura di spicco del movimento per l’indipendenza del Sud Sudan.

“«Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12): questo è il comandamento di Gesù, che contraddice ogni visione tribale della religione. Che «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21)”, ha sottolineato Papa Francesco nel suo discorso, mentre il crepuscolo scendeva su Juba. L’Arcivescovo e il Moderatore hanno parlato entrambi prima del Pontefice. Richiamando le parole del Papa nell’incontro con gli sfollati, l’Arcivescovo Welby ha chiesto con decisione la difesa e il sostegno alle donne del Sud Sudan.

I tre leader cristiani hanno poi pregato insieme per la pace e hanno benedetto la folla davanti a loro in un forte momento di unità.

7“Deponiamo le armi dell’odio e della vendetta”

Quasi 70.000 fedeli hanno partecipato all’ultimo evento del Papa in Sud Sudan, la Messa svoltasi domenica 5 febbraio. Mentre il caldo soffocante di Juba incombeva sul John Garang Mausoleum, la folla attendeva con entusiasmo Papa Francesco.

“Il Papa è venuto a salvarci dai muri che abbiamo costruito”, ha detto Poni Pamela Benjamin, madre di tre figli, che aveva trascorso la notte nell’area per essere sicura di trovare un buon posto per la Messa e si è sentita molto toccata dalle parole incoraggianti del Papa sulle donne. “Affrontiamo molti abusi”, ha confessato. “È importante che gli uomini presenti abbiano ascoltato ciò che ha detto il Papa”.

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“Nel nome di Gesù, delle sue Beatitudini, deponiamo le armi dell’odio e della vendetta per imbracciare la preghiera e la carità”, ha detto il Papa nella sua omelia come ultimo appello alla pace e alla riconciliazione in Sud Sudan. “Questa terra, bellissima e martoriata, ha bisogno della luce che ciascuno di voi ha, o meglio, della luce che ognuno di voi è!”

Nelle sue considerazioni finali, il Papa ha deciso di affidare il “cammino della riconciliazione e della pace a un’altra donna”, “la nostra tenerissima Madre Maria, la Regina della pace”. “A lei, che ora preghiamo, affidiamo la causa della pace in Sud Sudan e nell’intero Continente africano”.

8Presto una visita in Mongolia?

L’aereo di Papa Francesco è partito da Juba per Roma alle 11.56 ora locale. Come d’abitudine, durante il volo il Pontefice ha risposto alle domande dei giornalisti, e il Reverendo Greenshields e l’Arcivescovo Welby si sono uniti a lui.

La conferenza stampa ha toccato molti temi, come le recenti dichiarazioni di Francesco sull’omosessualità, Papa Benedetto XVI, i viaggi futuri e soprattutto lo sfruttamento del continente africano. È interessante che il Pontefice abbia detto che sta progettando di visitare Marsiglia (Francia) a settembre per un incontro con i vescovi del Mediterraneo, con una possibile seconda tappa del viaggio che prevederebbe una visita in Mongolia, in Asia Centrale. Ha anche menzionato una possibile visita in India il prossimo anno e il viaggio a Lisbona ad agosto per la Giornata Mondiale della Gioventù.

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