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E’ vero che Sant’Ambrogio fu uno dei più grandi accusatori degli ebrei?

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Philippe Lissac / Godong

Basilique de Sant'Ambrogio, Milan. Retable de Camillo Procaccini (1551-1629) représentant Saint Ambroise arrêtant l'empereur Théodose aux portes de la basilique après le massacre de Thessalonique en 390 après J.-C.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 03/02/23

Tutto ebbe inizio nel 388 d.C., a Callinicum (l’attuale Raqqa, in Siria), dove una folla di cristiani e di monaci, guidata dal vescovo locale, diede l’assalto alla sinagoga e la bruciò

Sant’Ambrogio, uno dei santi teologi più autorevoli, vescovo e patrono di Milano, sarebbe stato uno dei maggiori accusatori degli ebrei. E’ la tesi riportata nel libro Chi ha ucciso Gesù” (San Paolo) di Giuseppe Altamore.

L’incendio della Sinagoga

Altamore riporta un fatto. Nel 388 d.C., a Callinicum (in greco Kallinikon, sul fiume Eufrate, l’attuale Raqqa, in Siria), una folla di cristiani e di monaci, guidata dal vescovo locale, diede l’assalto alla sinagoga e la bruciò. In quel periodo gli scontri tra cristiani ed ebrei erano frequenti e quest’ultimi in qualche occasione a loro volta incendiavano le chiese. 

La causa dell’aggressione agli ebrei 

A quanto riportano le cronache dell’epoca, la molla che fece scattare l’aggressione fu la processione dei giudei in memoria dell’episodio del sacrificio dei sette fratelli Maccabei (ebrei) che resistettero all’ellenizzazione.

L’antefatto 

Intorno al 160 a. C., il re Antioco IV Epifane, nell’episodio riportato nella Bibbia (non presente nella Bibbia ebraica e nemmeno in quella protestante), fece arrestare i sette fratelli insieme con la madre e li voleva costringere a cibarsi delle carni proibite di maiale… Uno di essi, fattosi portavoce di tutti, disse: “Che cosa vorresti domandare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne”. Uno dopo l’altro i fratelli subirono un atroce martirio, tanto che sono stati riconosciuti santi dalla Chiesa Cattolica e le loro reliquie, portate a Roma, furono deposte nella Basilica di San Pietro in Vincoli. 

La ricostruzione della Sinagoga

Dopo i tumultuosi fatti di Callinicum, l’imperatore Teodosio aveva dato disposizioni affinché la sinagoga fosse ricostruita a spese del clero locale, cioè del vescovo. L’imperatore voleva mantenere l’ordine a tutti i costi ed evidentemente condannava l’aggressione ai danni degli ebrei. A questo punto, secondo l’autore del libro “Chi ha ucciso Gesù”, entrò in scena contro gli ebrei sant’Ambrogio, vescovo di Milano.

Il potere del vescovo sull’imperatore 

Nella Milano, capitale imperiale, il vescovo era particolarmente vicino al trono. Di fatto si attribuiva un potere e un’autorevolezza pari al vescovo di Roma. Approfittando della sua posizione, Ambrogio intervenne spesso nelle questioni della Chiesa d’Oriente, condizionando anche l’imperatore, che secondo l’editto di Tessalonica, non era superiore, come autorevolezza alla Chiesa.  

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Sant’Ambrogio “impose” il suo pensiero all’imperatore.

La contrarietà di Ambrogio 

Ritornando alla vicenda di Callinicum, sant’Ambrogio era fortemente contrario alla ricostruzione della sinagoga ebraica assaltata e distrutta dai cristiani e manifestò questo suo pensiero in una famosa lettera indirizzata a Teodosio. Gli chiese, o per meglio dire, “ordinò”, che la richiesta di ricostruire il luogo di culto ebraico fosse annullata, affermando addirittura che egli al posto dei fratelli orientali avrebbe compiuto la stessa azione.

Il rimprovero 

Rientrato a Milano da Aquileia dove si era recato a fine dicembre del 388 per l’elezione del successore del vescovo Valeriano, egli ebbe l’ardire di affrontare Teodosio in un’occasione solenne. Nel corso di una celebrazione religiosa, durante il sermone si rivolse in pubblico all’Imperatore, addirittura usando come artifizio dialettico il discorso che Dio avrebbe rivolto al sovrano, ricordandogli tutte le vittorie e i favori e rimproverandolo di ingratitudine “concedendo ai Miei nemici il trionfo su di Me”.

L’imbarazzo dell’imperatore

A quanto pare, Teodosio, pur di uscire dall’imbarazzante situazione createsi in chiesa, promise di rinunciare all’ingiunzione di riparare i danni della sinagoga. Ma Ambrogio più ieratico che mai, disse: “Dunque celebro sulla tua parola”. E solo quando l’imperatore, messo alle strette, pronunciò la sua formale promessa, “celebra sulla mia parola”, ritornò all’altare per riprendere la funzione eucaristica.

Episodio “ignorato”

Questo episodio, secondo Altomare, autore di “Chi ha ucciso Gesù”, viene di solito ignorato, perché Ambrogio non è certamente una personalità di secondo piano nella storia della Chiesa. Di solito, l’avversione del vescovo nei confronti degli ebrei viene ricondotta nel seno della sua lotta contro il paganesimo e l’arianesimo. 

San Paolo e la sinagoga 

Diciamo tuttavia che nei riguardi dell’ebraismo, sant’Ambrogio seguiva la tradizione dei Padri della Chiesa, che si ispiravano prevalentemente a san Paolo. Le parole usate nell’epistola 74 sono chiare: “Sinagoga: luogo d’incredulità, dimora d’empietà, ricettacolo di follia condannato da Dio stesso”. E ancora: “Il popolo dei giudei era di dura cervice, facile a cedere, meschino, alquanto incline all’infedeltà”.

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