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Come lo stadio di Kinshasa s’è alzato col Papa contro la corruzione 

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TIZIANA FABI | AFP

Hugues Lefèvre - i.Media per Aleteia - pubblicato il 03/02/23

L’incontro tra i giovani e i catechisti, nello stadio dei Martiri di Kinshasa, giovedì 1º febbraio, ha dato luogo a una sequenza elettrizzante. Papa Francesco, che denunciava la corruzione, s’è dovuto interrompere per qualche istante davanti ai canti e agli slogan delle circa 65mila persone (tra i quali alcuni responsabili politici).

«Diciamo tutti insieme: “Basta corruzione!”». In un francese claudicante il Papa ha domandato alla folla di giovani di impegnarsi pubblicamente contro il flagello che devasta la RDC, uno dei paesi più corrotti al mondo (stando a una classifica dell’ONG anti-corruzione Transparency International). 

In un’atmosfera già molto ricettiva, tutto lo stadio di colpo è entrato in fibrillazione: «Tobayi corruption!», hanno gridato allora migliaia di Congolesi, prima di intonare canti contro la corruzione, incoraggiati dal Papa. 

Una folla che si accende 

«Kanyaka erli kaka» – che significa “la corruzione continua” –, hanno cantato in lingala, oppure ancora «Biso ba jeune, posa na insala te» (“Noi giovani siamo disoccupati”). «Mi piace questa canzone, siete bravi!», ha allora commentato il Pontefice, aumentando ancora il livello sonoro dell’assemblea nello stadio già rombante. 

Dopo aver tentato di riprendere il filo del discorso, papa Francesco ha finalmente dovuto interrompersi per lasciare che la folla si sfogasse ancora. Nelle tribune dello stadio degli slogan mettevano in guardia direttamente il presidente della Repubblica, Félix Tshisekedi: «Caro presidente, faccia attenzione!», si sentiva distintamente (a quanto dice un membro dello staff di Vatican News). 

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Sentendo la situazione sfuggirli, e comprendendo manifestamente che la folla dava addosso ai responsabili politici, il Pontefice 86enne ha poi fatto segno agli organizzatori di calmare il fervore proveniente dalle tribune. Uno speaker ha così richiamato la folla alla calma. L’improbabile sequenza di circa 5 minuti si è svolta in uno stadio in cui era presente, in particolare, il Primo ministro del Paese, Jean-Michel Sama Lukonde. 

È bene che il Papa sia venuto a parlarci, ma bisogna che lo ascoltino le élites

Ci diceva pochi minuti prima Brenda, 27enne esasperata dall’incapacità dei governi che si sono succeduti nel proporre un avvenire ai giovani. 

Per lei e per i suoi amici, venuti allo stadio dei Martiri, papa Francesco è come il «portavoce della causa dei giovani in RDC»: 

Lui può farlo perché nessuno gli farà del male… Se manifestassimo noi, la polizia ci caricherebbe coi lacrimogeni… E io non voglio rischiare la vita. 

In questo Paese, in cui un terzo della popolazione ha meno di 24 anni, alcuni non esitano a pensare all’espatrio – è il caso di Louisine, 30 anni e madre di due bambini, con un marito disoccupato: 

Facciamo fatica a nutrirci, a nutrire i nostri figli… Come costruire un avvenire in un Paese che ci respinge? 

La seconda giornata di papa Francesco in RDC:

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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