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Perché è bene che Marie Kondo abbia cambiato opinione sull’ordine?

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Marie Kondo,

Mar Dorrio - pubblicato il 02/02/23

Marie Kondo ha avuto tre figli, e questo ha cambiato la sua prospettiva sull'ordine in casa

Questa settimana, la giapponese Marie Kondo ha occupato i titoli della stampa internazionale riconoscendo che non riesce più a mantenere in casa sua quel livello di ordine che l’ha resa famosa a livello mondiale prima dell’arrivo dei suoi tre figli.

La super-esperta dell’ordine ci ha dato una nuova lezione, più completa e complessa, perché l’ordine non è solo spaziale, ma anche temporale, e lei è passata dalla dedizione totale alle cose materiali a conciliarla con quella nei confronti dei figli piccoli. Credo fermamente che non sia mai stata più ordinata di ora.

Ecco cosa dice una stella dell’ordine in Spagna, la mia amica Bego,“La Ordenatriz”, nel suo libro Limpieza, orden y felicidad:

“La vita è un progresso. L’ordine che ti serviva, che ti aiutava a vent’anni non ti serve a trenta, o non ti serve con l’arrivo dei bambini, o quando hai degli animali domestici”.

La Ordenatriz ci avvisa del fatto che si può arrivare a tutto, ma non allo stesso tempo o con la stessa intensità, ma una cosa dopo l’altra.

La vita, quando la si ordina davvero, ha bisogno di piccoli o grandi cambiamenti che si adattino alle proprie necessità, e se l’arrivo di tre bambini non ti cambia la vita è perché si hanno priorità disordinate.

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Marian Rojas Estapé ci ricorda che “dobbiamo essere capaci di guardare dentro, perdonarci e perdonare”. Viviamo in una società che ci obbliga ad essere più che perfetti: casa ordinata, bambini sovrastimolati e felici, cibo sano, lavoro impeccabile, partner e amici attenti, ecc…., e non basta il tempo. In gioventù, molte persone aspirano a una perfezione irraggiungibile. La felicità forse si trova nell’imparare a godersi le cose positive.

Tutto questo, però, non toglie che con tre, sette o dodici figli si cerchi di arrivare a un livello dignitoso di ordine in casa.

C’è una frase di don Fernando Ocáriz che ho già riferito in più di un’occasione e che mi accompagna sempre: “In una valigia ordinata entrano più cose”. In una vita ordinata a livello temporale entreranno più cose, compreso l’ordine materiale della casa, con o senza figli.

Meglio una casa vissuta che una casa-museo

Ho sempre sostenuto che preferisco una casa vissuta che una casa-museo. Case aperte, come quelle che ci esortano ad avere le autrici del libro Theology of Home – Carrie Gress, Noelle Mering, e Megan Schrieber -, che ci ricordano che alcuni dei nostri amici non varcheranno la soglia di una chiesa ma varcheranno quella della nostra casa, e che questa dev’essere quindi la porta del Cielo per molti.

Organizziamo i tempi per far sì che la nostra casa sia un’oasi di pace, non solo per i nostri figli, ma anche per i nostri amici. Case aperte, disposte a ricevere, ad accogliere, senza paura della macchia sul tappeto, sapendo che il giorno dopo raggiungere l’ordine abituale ci costerà il doppio. Stabilendo priorità, ordinando e guardando il Cielo, però, ci riusciremo.

Il meglio per chi vive con noi ogni giorno

Un aspetto del libro di Marie Kondo che adoro, e che mi propongo sempre di applicare, è la sua raccomandazione di usare le cose migliori (le stoviglie buone, le tovaglie speciali…) tutti i giorni con le persone che vivono con noi anziché riservarle a giorni particolari o a quando ci sono degli invitati.

È il modo migliore per non disordinare le nostre priorità, che sono proprio loro, i nostri cari. Sono loro che meritano le stoviglie migliori, il sorriso migliore, la dedizione migliore, come ha fatto la regina dell’ordine. Credo davvero che questa settimana Marie Kondo ci abbia lasciato la sua ricettta migliore per una vita ordinata.

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