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Il santuario di Montevergine alla Candelora accoglie gay, lesbiche, trans

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Carmela Lombardi | Facebook

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 02/02/23

Al santuario della Madonna di Montevergine accade un rito unico al mondo: la “juta” dei “femminielli” (FOTO e VIDEO)

Ogni anno il 2 febbraio, Festa della Candelora, si rinnova un rito unico al mondo: “la juta dei femminielli“, cioè il pellegrinaggio di omosessuali, transgender, e più in generale del mondo Lgbtq+ al santuario della Madonna di Montevergine, a Mercogliano, nei pressi di Avellino. 

Si fa questo rito, tra balli, canti, preghiere, per ricevere la benedizione della Madonna, chiamata “Mamma Schiavona”, chiamata così per la carnagione olivastra del viso e delle mano con cui è stata rappresentata nell’antico ed enorme dipinto che campeggia nel santuario irpino. In questi ultimi anni, la “juta” ha avuto molto eco mediatico per la presenza all’evento di Vladimir Luxuria.

luxuria

Chi sono i femminielli? 

I femminielli sono una realtà collettiva propria del territorio partenopeo e campano in genere, che si possono definire come “uomini che vivono e sentono come donne”. Perché omosessuali, transgender, il mondo queer si recano proprio il 2 febbraio a venerare l’icona medievale della Vergine in trono?

Il fatto accaduto nel 1256

La motivazione è da ricercarsi in una narrazione orale – in realtà molto tardiva perché risalente al secolo scorso – secondo la quale nel 1256 la Madonna di Montevergine avrebbe miracolosamente liberato due amanti omosessuali, legati a un albero tra lastre di ghiaccio. Il giorno dell’intervento prodigioso sarebbe stato appunto il 2 febbraio.

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“Oggi due febbraio si celebra Mamma schiavona. La madonna nera che tutti e tutte protegge”, scrive sul suo account Facebook Lila Esposito, showgirl queer, postando una foto che la ritrae accanto alla Madonna di Montevergine.

Il crossdressing

Le antiche cronache sono concordi nell’attestare la juta a Montevergine dei femminielli in relazione a quel fenomeno che oggi sarebbe qualificato come crossdressing. L’atto, ossia, di indossare abiti che sono comunemente associati al ruolo di genere opposto al proprio.

Il caso dell’abate Giordano 

L’abate Gian Giacomo Giordano, ad esempio, nelle sue Croniche di Montevergine (1642) narra dell’incendio avvenuto, nel 1611, dell’ospizio annesso al santuario e riservato all’accoglienza dei pellegrini. «Alla notte nella quale successe l’incendio – così scrive l’autore che, divenuto in seguito vescovo di Lacedonia, considera quanto avvenuto come un castigo divino – mentre al miglior modo possibile si seppellivano quei tanti cadaveri, nel lavarli le vesti di prezzo che portavano, per restituirli alli loro parenti, furono ritrovati alcuni corpi di uomini morti vestiti da donne, e alcune donne morte vestite da huomini».

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La vita di San Vitaliano 

Un riferimento più antico al fenomeno verginiano del crossdressing si può forse ravvisare anche nella Vita Sancti Vitaliani, falso agiografico del XII secolo, in cui si narra che Vitaliano, vescovo di Capua, avrebbe eretto proprio sul monte Partenio un oratorio in onore della Madonna, presso il quale sarebbe morto nell’ultimo anno del VII secolo (linkiesta.it).

Nella vita di San Vitaliano si legge che a un certo punto i suoi nemici e detrattori lo fecero prigioniero e lo costrinsero ad apparire in pubblico vestito con abiti femminili per sbeffeggiarlo.

Una Madonna “non conforme”

Altri fattori che associano il mondo omosessuale, e lgbtq+ alla Madonna di Montevergine è anche per alcune caratteristiche di questa Vergine. E’ una Madonna non conforme: è una Madonna nera, bizantina, di origini orientali, non bianca, “classica”, occidentale.

Sui resti della Dea Cibele

Il santuario, inoltre sorge sui resti del tempio dedicato alla Dea Cibele, la “Magna Mater”, sul monte sacro dove i coloni Greci salivano per onorare con canti, suoni e danze questa divinità arcaica. Catullo e Virgilio raccontano che nell’equinozio di primavera i sacerdoti della dea suonavano tamburi e cantavano in processione fino all’estasi orgiastica, durante la quale arrivavano a evirarsi ritualmente per offrire il loro sesso in dono alla dea e rinascere con una nuova identità.

400 corpi di persone travestite

Nel 1611, in un incendio della chiesa sono stati ritrovati quattrocento corpi carbonizzati, molti maschi vestiti da donna e femmine vestite da uomo. Ecco perché Mamma Schiavona è la Madonna dei femminielli che da secoli, assieme ai devoti dei quartieri più popolari di Napoli e provincia, salgono in processione a venerarla (i-d.vice.com).

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