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Si suicida a 19 anni nella sua università: “la mia vita è un fallimento”

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fizkes | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 02/02/23

Una studentessa di 19 anni si è tolta la vita all'interno dello IULM di Milano. Nel biglietto ritrovato la ragazza chiede scusa ai genitori per i suoi fallimenti universitari e personali

Numerose testate giornalistiche nell’edizione del 1 febbraio hanno dato notizia del suicidio di una giovane studentessa dello IULM di Milano avvenuto all’interno della stessa sede universitaria.

Il suicidio

All’alba di mercoledì mattina un custode dell’ateneo lancia l’allarme: in uno dei bagni chiuso dall’interno dell’edificio 5 che si trova su via Santander ha rinvenuto il cadavere di una giovane con una sciarpa intorno al collo e l’altra estremità legata ad un appendiabiti, senza segni di violenza sul corpo.

Identificata dai Carabinieri intervenuti, in quanto non aveva con sé documenti di identità, la vittima era nata a Milano nel 2003 da una famiglia di origini sudamericane – che il giorno prima del ritrovamento ne aveva denunciato la scomparsa – ed era iscritta alla facoltà di Arti e Turismo.

La lettera della ragazza

La 19enne ha lasciato una lettera in cui chiede scusa, soprattutto ai genitori che hanno sostenuto le spese per i suoi studi, e fa riferimento ad un esame che avrebbe dovuto sostenere il giorno precedente, ma al quale non si era presentata. Nel testo della missiva la giovane accenna soprattutto a questioni personali a cui ricondurre le motivazioni del gesto. (Corriere)

Apro una parentesi.

Sono stata anche io una studentessa universitaria e ricordo bene le paure, i timori, le difficoltà iniziali nell’entrare in un mondo nuovo e tanto complesso. E poi la grande tensione prima di ogni esame. Ebbi la grazia di frequentare, durante il secondo anno della triennale, il ciclo di catechesi sui dieci comandamenti con don Fabio Rosini e poi di fare il pellegrinaggio notturno delle Sette Chiese per gli studenti universitari romani sempre con lui. Mi restò marchiato a fuoco quello che disse a noi giovani. Lo studio, gli esami, sono importanti, però hanno senso perché esistiamo noi, siamo noi studenti che diamo senso all’università e agli esami, non il contrario. E perciò è necessario non mettere il valore della nostra vita lì dentro. Questa verità mi aiutò pian piano a far chiarezza, a dare il giusto peso all’università, che restava il mio dovere oltre che la mia passione, però avevo capito che la mia vita era ben altro e che il vero investimento era imparare ad amare, ad essere libera dagli idoli.

Chiusa parentesi.

La riflessione dello psicologo Marco Crepaldi

A proposito di questo, Marco Crepaldi, psicologo e presidente e fondatore dell’associazione nazionale “Hikikomori Italia”, ha scritto un utile riflessione sul suo canale Facebook che condividiamo:

(…) Mi pare evidente che i giovani stiano crollando sotto il peso di un futuro che appare sempre più come incerto e pessimistico. Sembra assurdo sentire parlare di “fallimento” a 19 anni, ma se si arriva a tanto significa che c’è qualcosa di profondamente distorto nel nostro modello socioculturale, qualcosa che conduce a una irrazionale interpretazione della propria esistenza. Le università agiscano immediatamente potenziando i sistemi di supporto psicologico e organizzando eventi in cui si affronta il tema. Bisogna poi educare anche le famiglie e i parenti, in modo da comprendere come le pressioni spesso non producano un effetto motivante, bensì portino a un crollo psicologico nei soggetti più fragili, che avrebbero invece bisogno di comprensione più che di continui stimoli ansiogeni. (…) ricordiamoci che per uno che si toglie la vita ce ne sono migliaia, che per fortuna non arrivano a tanto, ma che comunque soffrono quotidianamente nella convinzione di aver deluso le aspettative di tutti.

Università IULM

L’università IULM ha sospeso le lezioni di mercoledì primo febbraio in segno di lutto, e nella riunione straordinaria in cui la decisione è maturata il Senato accademico esprime “il proprio attonito dolore di fronte alla tragedia di una giovane vita spezzata, manifesta il proprio cordoglio alla famiglia, agli amici, ai compagni della vittima e confida che la magistratura e gli organi inquirenti facciano quanto prima chiarezza sul decesso”.

Inoltre “auspica che nessuno voglia trasformare una simile tragedia in un’ulteriore spettacolarizzazione del dolore: come segno di lutto il Senato  sospende tutte le lezioni previste per la giornata odierna e invita le commissioni impegnate negli esami di profitto a osservare tre minuti di silenzio”.

Questa la cronaca, ancora in via di approfondimento, di questo terribile episodio che riaccende il dibattito sulle eccessive pressioni percepite dagli studenti esploso nel nostro paese dopo i suicidi di quattro di essi tra il 2021 e 2022.

Gesti tragici agiti per buona parte in prossimità dell’appuntamento alla laurea annunciata alla famiglia, ma senza fondamento nella realtà a causa del ritardo accumulato nella progressione degli studi.

Un segreto “inconfessabile”, che diventa foriero di morte auto-inflitta nel momento in cui stanno per essere scoperte le carte di un poker invisibile ma che si sta giocando all’insaputa di una parte dei soggetti coinvolti.

Le parole della professoressa Antonella Curci

Al tempo la professoressa Antonella Curci, ordinaria di Psicologia Generale all’Università di Bari e referente del Rettore per il counseling psicologico, aveva dichiarato all’Espresso:

Non c’è mai solo una causa a motivare gesti così estremi come il suicidio. Sarebbe limitante incolpare il sistema universitario ma certamente la pressione sociale che gli studenti vivono potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.  

(L’Espresso)

Il collettivo universitario “Cambiare rotta”

Sul versante studentesco il collettivo universitario “Cambiare Rotta” così commenta l’ultimo  episodio:

A 20 anni non si può morire chiedendo scusa per i propri fallimenti. Una nostra coetanea si è tolta la vita dentro la sua università. Un gesto estremo che conferma come questo modello di eccellenza sia un modello che uccide, come questo sistema sia fallimentare per gli studenti.

(Ibidem)

Il suicidio è la terza causa di morte fra i giovani

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato come il suicidio rappresenti la terza causa di morte fra gli adolescenti e i giovani. In Italia i suicidi costituiscono il 12% delle morti nei soggetti fra i 15 e i 29 anni (fonte Istat). Se è vero che alcuni suicidi avvengono senza alcun preavviso, la maggior parte è preceduta da segnali di allerta verbali e/ o comportamentali. (centromoses.it)

Questi segnali possono essere colti in ambito familiare, scolastico ed amicale se chi li osserva è stato adeguatamente sensibilizzato al fenomeno, in modo da attivare iniziative idonee a fronteggiare la sofferenza estrema che il quel momento il soggetto sta attraversando.  

Se il caso di questa giovane vita spezzata non si deve prestare a facili e sterili  “j’accuse”, è pur vero che è indispensabile una maggiore presa di coscienza della gravità del fenomeno e del fatto che la sua prevenzione deve innanzitutto passare per l’abbattimento delle barriere dello stigma, di quella “cortina del silenzio” che avvolge come una nebbia il tema del suicidio impedendo di guardarlo negli occhi. 

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