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Corte federale stabilisce che un ospedale cattolico non può rifiutare un intervento transgender

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J.P. Mauro - pubblicato il 18/01/23

Il giudice ha criticato gli indirizzi del National Catholic Bioethics Center ritenendoli discriminatori nei confronti dei pazienti transgender

Un ospedale che segue le linee guida del National Catholic Bioethics Center (NCBC) si è ritrovato in acque turbolente per aver rifiutato di eseguire un’isterectomia a un individuo transgender. Un giudice distrettuale federale ha stabilito che il rifiuto di rimuovere l’organo, sano, rappresentava una discriminazione sessuale. L’isterectomia era ritenuta necessaria dal medico del paziente per curare la disforia di genere.

Secondo The Hill, il caso ha come protagonista Jesse Hammonds, un paziente transgender di 33 anni – biologicamente donna che ha avviato la transizione verso il sesso maschile. L’isterectomia era stata fissata per il 6 gennaio 2023, ma l’intervento è stato cancellato quando il chirurgo è stato informato del fatto che l’obiettivo era il cambio di genere. Le politiche cattoliche dell’ospedale non permettono questo tipo di interventi.

Il caso è particolarmente complicato per via del rapporto tra l’ospedale, tecnicamente una struttura pubblica, e la Chiesa. Il St. Joseph Medical Center di Towson (Maryland, Stati Uniti) era originariamente un ospedale cattolico, poi acquisito dallo University of Maryland Health System.National Review indica che le condizioni dell’acquisto richiedevano che l’ospedale operasse sotto la guida delNCBC

Le linee guida includono in particolare due princìpi dell’etica dell’assistenza sanitaria cattolica: uno proibisce la sterilizzazione di un paziente in assenza di una patologia che la renda necessario (ad esempio il cancro), l’altro impedisce la rimozione di un organo sano:

“Il cambio di genere di qualsiasi tipo è intrinsecamente disordinato perché non può conformarsi al vero bene della persona umana, che è un’unione di corpo e anima creata in modo inalterabile maschio o femmina. Il cambio di genere non dovrebbe mai essere eseguito, incoraggiato o affermato positivamente come un bene nell’assistenza sanitaria cattolica. Questo include interventi, somministrazione di ormoni cross-sex o di sostanze per bloccare la pubertà, e modifiche sociali o comportamentali”.

Secondo la CNA, la decisione del giudice del tribunale distrettuale Deborah K. Chasanow ha criticato le linee guida del NCBC ritenendole intrinsecamente discriminatorie. La sentenza ha fatto preoccupare i sostenitori della bioetica cattolica per l’ipotesi che le argomentazioni usate in questo caso possano essere impiegate contro gli ospedali cattolici.

“Il grande pericolo è che gli ospedali cattolici vengano costretti e legalmente attaccati per il fatto di non offrire interventi transgender”, ha dichiarato alla CNA il presidente del NCBC, Joseph Meaney. “In questo caso devono difendersi in tribunale. Devono sostenere i loro diritti alla libertà religiosa e i diritti di coscienza, e questo è ovviamente difficile e molto costoso. Alla fine, potrebbero perfino dover chiudere”.

Meaney ha sottolineato l’importanza di permettere agli ospedali cattolici di continuare a offrire il proprio servizio in base ai dettami della coscienza e ai diritti di coscienza dei pazienti, e ha suggerito che gli interventi transgender obbligatori potrebbero distruggere l’assistenza sanitaria cattolica.

The University of Maryland St. Joseph Medical Center ha affermato che sta analizzando la decisione. Non ha affermato espressamente che ricorrerà in appello, ma ha dichiarato che “mette in discussione molte delle conclusioni raggiunte in questa sentenza”.

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