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Come Maria confermò nella speranza i parrocchiani di Pontmain

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Laurent LARCHER/CIRIC

Dans la grange de l'apparition de Pontmain.

Anne Bernet - pubblicato il 17/01/23

Due giorni prima dell’apparizione di Nostra Signora a Pontmain (Francia), il 17 gennaio 1871, il parroco del paesino conobbe la sua sofferenza più grande. La postulatrice della sua causa di canonizzazione racconta come il reverendo Guérin ricevette la propria consolazione.

Il sacerdozio si è così desacralizzato, ai nostri occhi, che non non ci rendiamo più conto di che cosa si tratti. «Se si capisse che cos’è il sacerdozio – affermava il curato d’Ars, che sulla materia era un’autorità – se ne morirebbe». 

Noi abbiamo dimenticato, sotto il peso di scandali di ogni risma, che l’ordinazione «mette a parte» colui che la riceve; che il carattere sacerdotale che essa conferisce resta in eterno, come resta in eterno nelle nostre anime il sigillo battesimale. Strappato alla sfera profana, consacrato a Dio per agire «in persona Christi capitis», il prete – senza smettere di essere un uomo con le proprie debolezze e i propri limiti – non è più come gli altri. 

Questa realtà comporta dei doveri, delle responsabilità, una inquietudine permanente (almeno così era una volta) dei pastori per la salvezza del gregge affidato alle loro cure. Essa comporta anche delle rinunce, delle sofferenze, una solitudine, dei sacrifici a cui si acconsente per la santificazione del prossimo – spesso ingrato e inconsapevole di quanto costi, al loro parroco e ai suoi aiutanti, dedicarsi a loro. Una volta, il tema delle “sofferenze del prete” era molto utilizzato dai predicatori – ora non è più di moda. Alcuni se ne compiaceranno – e male farebbero. 

I dolori del reverendo Guérin 

Parroco di Pontmain, nella regione francese della Mayenne, il reverendo Michel Guérin, la cui causa di beatificazione è stata aperta quasi dieci anni fa, ha molto utilizzato quel topos nella predicazione, e a pieno diritto – perché tutta la sua vita sacerdotale si riassume nella cura del prossimo, che bisogna aiutare, edificare e condurre al Cielo senza badare alle proprie forze né stare a contare i dolori e le privazioni. Le “sofferenze del prete” le ha evocate ogni anno per i trentasei, complessivi, passati a capo della sua modesta parrocchia. In quali termini? Non lo sappiamo, perché quei sermoni sono scomparsi. Quel che è sicuro è che parlava per esperienza, avendo conosciuto nel proprio ministero il carico di amarezza, di delusioni e di angosce, accettate per amore di Dio e del prossimo. 

All’inizio del 1871 quel prete settantenne (un vegliardo, all’epoca!), la cui salute declinava, pensava di aver visto tutto quel che c’era da vedere nell’àmbito: povertà, bullismo, calunnie, insulti, diffamazione, perfino violenze fisiche. Tutto aveva offerto senza rancore, perché si trattava della gloria di Dio e della salvezza del mondo. La sua consolazione stava nel vedere il suo “piccolo popolo” camminare su un eccezionale cammino di perfezione, che destava l’ammirazione del clero vicino. La qualità cristiana della sua parrocchia, il reverendo Guérin l’attribuisce ai meriti delle sue pecorelle, non ai proprî, e alla bontà materna della Santa Vergine. Altrove, il mondo correva al precipizio attratto dai miraggi della società moderna. A Pontmain, i costumi sono rimasti “patriarcali”, i cuori fedeli alla legge divina. La fede vi resta salda come il calcestruzzo. 

Le cose vanno di male in peggio 

La fede! Ce ne voleva, in quel sinistro inverno… gli ultimi mesi erano stati una serie di disastri. C’era stata l’incredibile canicola che, dal maggio 1870, ha bruciato i raccolti, obbligato ad abbattere il bestiame perché non lo si riusciva a nutrire, privato di rendite gli agricoltori… Ora, a Pontmain tutti, o quasi, erano contadini. «Dio provvederà», diceva la gente rimettendosi alla Provvidenza. A luglio arrivò la dichiarazione di guerra contro la Prussia, conflitto che in poche settimane vide le truppe francesi avere la peggio. All’inizio di settembre, il Secondo Impero veniva travolto dalla disfatta, il nemico si riversava sulla Francia annettendo l’Alsazia e la Lorena, invadeva mezza nazione fino ad assediare Parigi. Molti pensarono che fosse il giusto castigo per le colpe del regime e dei Francesi, che si sono allontanati da Dio… E poiché, come amava ripetere il reverendo Guérin, siamo sempre corresponsabili e solidali delle/nelle colpe dei fratelli, nessuno (nel suo pio villaggio) si è lagnato quando la coscrizione ha preso trentotto ragazzi. Ci si limitò a pregare di più, perché i ragazzi tornassero e perché i Tedeschi non arrivassero all’Ovest. 

Al calore infernale dell’estate si avvicendò un inverno precoce – uno dei più freddi del XIX secolo, puntellato di aurore boreali e di terremoti, fenomeni che il reverendo Guérin, amico delle scienze, sdrammatizzava illustrandone le cause naturali. E la parrocchia tornava a dedicarsi alla preghiera. A dispetto delle orazioni, però, le cose andavano di male in peggio, e a metà gennaio, mentre Parigi, affamata, era sul punto di capitolare, il nemico (già padrone della Normandia) minacciava tutte le province dell’Ovest. Secondo le rare informazioni che arrivavano al villaggio, davanti a Le Mans si era scatenata una grande battaglia alla quale avevano partecipato i coscritti dell’Ovest, tra cui anche i ragazzi di Pontmain. La battaglia era stata persa, molti soldati erano stati uccisi, feriti, imprigionati. 

Sperare contro ogni speranza 

L’angoscia invase i cuori. Non c’era casa in cui non vi fosse un figlio o un fratello al fronte. Saranno ancora vivi? E poi, la via della Bretagna era ormai aperta, i Tedeschi alle porte di Laval, a una mezza giornata di marcia da Pontmain… salvo un miracolo, in poche ore il nemico sarebbe arrivato. All’angoscia si aggiunse il panico. 

Certo, il reverendo Guérin, quando i ragazzi avevano lasciato il villaggio, aveva detto che sarebbero tornati tutti perché si erano consacrati a Nostra Signora, e che Ella li avrebbe protetti. Sul momento tutti lo avevano creduto, ma adesso nessuno si trastullava più con le illusioni: non potranno tornare tutti, è impossibile… Una rabbia sorda, quella della disperazione, schiumava nei cuori della parrocchia esemplare, perché né i sacrificî né le penitenze né i rosari recitati né le messe ascoltate hanno impedito la catastrofe, e insomma si è troppo infelici. 

Infelice il reverendo Guérin lo è, anch’egli, tanto più in quanto aveva perduto la migliore amica e infaticabile benefattrice, l’anzianissima signora Morin du Tertre, che lo aveva sostenuto nel proprio ministero con una generosità mai colta in fallo. Senza di lei si sentiva sguarnito, solo, privo dell’ultimo appiglio terreno. Non restava che da compiere un atto di fede totale, da sperare contro ogni speranza e da gettarsi nelle braccia della Provvidenza. Il che fu quanto fece. 

I suoi parrocchiani non ne erano più capaci. Quel 15 gennaio era una domenica e, malgrado la neve gelata che copriva il suolo (il termometro congelato a -20°C da settimane), la gente tornava a messa – ma il cuore non c’era. Nella piccola chiesa glaciale nessuno canta gli usati cantici, i fedeli si disperdono in un tetro silenzio. L’umore non migliora ai Vespri: ogni domenica, a partire dalla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, nel 1854, il reverendo Guérin, ai Vespri, illuminava quattro ceri di cera d’api attorno alla statua di Colei che il peccato originale aveva risparmiato all’atto del concepimento. Il gesto potrà sembrarci insignificante, ma per quella piccola parrocchia rappresentava un lusso inverosimile, un sacrificio finanziario a cui si acconsentiva per onorare la Santa Vergine, «Signora di Pontmain» dal Medioevo. Come tutte le domeniche, il vecchio prete si recò nella cappella dell’Immacolata, tese la mano per accendere il primo cero… ma ecco che, dal fondo della navata immersa nella penombra, una voce maschile che il prete non volle riconoscere si alzò. Gridava: «Non la accenda, signor Parroco. Non la accenda. Non serve a niente pregare, il Cielo non ci ascolta!». 

Il reverendo Guérin è così sorpreso, così ferito da quel grido, che effettivamente non accese i ceri e lasciò la chiesa in preda al peggior turbamento interiore della sua vita. Credeva di sapere che cosa fossero i dolori di un prete? Si sbagliava. Il peggior dolore di un prete era scoprire d’un tratto che la dedizione di una vita era gettata nel vuoto e che, se la fede del gregge vacillava nella prova, era perché lui non era stato il buon pastore di cui le pecorelle avevano bisogno. Eppure questa scoperta sconvolgente, la constatazione del fallimento, l’ammissione dello spreco dell’esistenza intera non riuscì a distruggere la fede e la fiducia dell’anziano parroco. Avrebbe continuato a sperare contro tutto e tutti – avrebbe sperato da solo. 

I quattro ceri 

La speranza non sarebbe stata delusa. In capo a due giorni – la sera del 17 gennaio –, Nostra Signora apparve nel cielo di Pontmain per promettere la fine della guerra. Risposta evidente al grido di rivolta degli abitanti – «non serve a niente pregare» –, cui giustappose una tranquilla ed eterna evidenza, incisa in lettere d’oro ai suoi piedi: «Però pregate, figli miei. Dio vi esaudirà a breve. Mio Figlio si lascia toccare». E una delle stelle che accompagnavano l’apparizione vennero ad accendere i quattro ceri che la circondavano, uno a uno, in riparazione dell’omissione dell’antivigilia. 

PONTMAIN

Senza alcuna spiegazione strategica, i Tedeschi rinunciarono a entrare a Laval, e non marciarono verso la Bretagna. La guerra risparmiò Pontmain. Quanto ai trentotto ragazzi del villaggio, tornarono tutti sani e salvi come aveva promesso il parroco. Non per nulla il nome ufficiale di Nostra Signora di Pontmain è “Nostra Signora di Speranza”. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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