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Come vive una famiglia con 5 figli missionaria in Amazzonia?

familia misionera

OMP

José Antonio Méndez - pubblicato il 13/01/23

Marina, Jaime e i loro cinque figli hanno creato come missionari del Sacro Cuore una rete di internati che è stata usata come modello dallo Stato peruviano. Oggi raccontano ad Aleteia cosa significa annunciare il Vangelo e allevare una famiglia numerosa in un luogo senza luce né acqua corrente

Se si cerca “Lagunas, Perù” su Google Maps, si trova quello che sembra un paesino qualsiasi sulle rive di un fiume, ma se si allarga l’immagine per vederlo da lontano, si scopre che la verde immensità dell’Amazzonia circonda completamente questo municipio del vicariato di Yurimaguas, al quale si può arrivare solo in barca o su un piccolo velivolo.

Lì, nascosta nella foresta e quasi senza la presenza dello Stato peruviano, c’è quella che è stata la casa di Marina e Jaime nei 12 anni che questa coppia di Madrid ha trascorso a Lagunas come missionari laici del Sacro Cuore. Più di un decennio in cui sono nati i loro 5 figli, e che hanno investito per insediare nella regione una rete di internati per bambini di varie tribù indigene diventata un punto di riferimento per tutta la regione dell’Amazzonia Settentrionale.

Missionari h 24, 7 giorni su 7… e in famiglia

A priori, il loro lavoro missionario è stato simile a quello di migliaia di laici, religiose e sacerdoti che assistono le popolazioni dell’Amazzonia: hanno aperto centri di formazione professionale, hanno servito ogni giorno centinaia di colazioni e pasti, si sono occupati della formazione e dell’accompagnamento pastorale dei leader locali, e mentre Jaime lavorava nella scuola missionaria locale, Marina si occupava dell’internato che permette agli adolescenti di continuare gli studi secondari. “Perché lì a occuparsi della salute e dell’istruzione arriva prima la Chiesa e poi lo Stato”, dicono.

Quello che rende tanto speciale la missione di Jaime e Netis, come viene chiamata affettuosamente Marina, è il fatto che il loro annuncio del Vangelo è stato svolto insieme ai cinque figli. Come riferisce Jaime, “quello che il Signore ci ha posto nel cuore portandoci a Laguna era essere missionari 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, e con tutta la nostra famiglia”.

Senza luce, senza acqua e senza fretta

“Per noi la vita lì era molto più tranquilla e semplice”, ha confessato ad Aleteia Jaime, ingegnere che prima di recarsi in Perù ha lavorato alla Metro di Madrid. “Dovevamo camminare molto per fare qualsiasi cosa, il che ti permetteva di pensare, e in generale ci aiutava a scoprire meglio Dio, perché la fede avvolge tutto”.

“Come qualsiasi famiglia numerosa, dovevamo destreggiarci tra varie difficoltà. La differenza è che in Spagna, in qualsiasi luogo d’Europa o in molte città dell’America sono la logistica e la mancanza di tempo, lì invece sono di un altro tipo: attingere l’acqua al pozzo per bere e lavarsi perché non c’è acqua corrente, adattare la vita al ritmo della luce solare perché non c’è elettricità, o doversi alzare alle cinque del mattino per arrivare al mercato prima delle 7 e non rimanere senza viveri”.

Mantenere la fede nonostante tutto

“La parte più difficile sono stati gli anni in cui i nostri figli erano piccoli, perché la salute è una questione molto più complicata. Con la nostra terza figlia, ad esempio, abbiamo vissuto momenti molto delicati, perché si è ammalata di una dengue molto forte da piccola, abbiamo dovuto ricoverarla a Lima ed è stato davvero duro”.

Neanche trasmettere la vocazione missionaria ai figli è stato facile.

“I nostri figli venivano a scuola con me e trascorrevano i pomeriggi all’internato insieme alla madre”, ha proseguito Jaime. “Sono cresciuti tra grandi amici, ma crescendo si rendevano conto di essere diversi dagli altri bambini, e quando tornavano dai pochi viaggi che facevamo in Spagna sentivano molto la mancanza dei cugini. Per questo, abbiamo dovuto spiegare loro con molto affetto che Dio ci chiamava a stare lì, e lo hanno capito, perché si rendevano conto che eravamo felici grazie a Lui”.

“Questa esperienza ci ha segnati come famiglia, e in bene. Il Signore ti sostiene quando vuoi vivere diffondendo la fede e trasmettendo l’amore di Dio”, ha concluso.

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