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Qual è la professione più bella del mondo? Come trovare la felicità nel lavoro?

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Ricardo Sanches - pubblicato il 12/01/23

Una ricerca indica che gli incarichi legati al clero sono i più felici

Una ricerca realizzata nel 2022 dall’Università di Chicago ha indicato quali sono le professioni più felici al mondo secondo i professionisti delle risorse umane. Lo studio si è basato sugli indici che dimostrano la soddisfazione dei professionisti, in termini di stipendi, benefici, autonomia e altri fattori.

In base allo studio, il “clero” è al primo posto nella lista delle “professioni” più felici del mondo. Seguono poi, nell’ordine, pompieri, fisioterapeuti, scrittori, insegnanti, artisti, psicologi, operatori di servizi finanziari e ingegneri.

Felicità e lavoro

Padre Carlos Ciol celebra la Messa domenicale delle 11.00 trasmessa dalla brasiliana Rede Vida, e in ogni sua omelia spicca la felicità che prova per la sua vocazione sacerdotale.

P. Carlos è stato ordinato quasi cinque anni fa e ha già affrontato sfide e opportunità. Attualmente è parroco della parrocchia di Nostra Signora Aparecida, nella diocesi di São José do Rio Preto (San Paolo). È anche vicario forense della Forania Sagrado Coração de Jesus, e svolge un’importante opera di evangelizzazione su una delle principali reti televisive cattoliche del Brasile.

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In questa intervista ad Aleteia, padre Carlos parla degli aspetti del sacerdozio che gli danno gioia, e offre un consiglio essenziale per chi vuole essere felice in qualsiasi lavoro.

Concorda con lo studio che indica le professioni legate al clero come le più felici? A quale aspetto attribuirebbe questo risultato?

In primo luogo, credo che sia necessario comprendere il contesto o la definizione di felicità. Oggi, forse più che mai, molti intendono la felicità come avere una “bella vita” senza alcuna preoccupazione, o anche fare tutto ciò che si vuole. Essere felici, però, non è avere una vita che sia un letto di rose, ma trovare il vero senso dell’esistenza. Essere felici è condividere tutto di sé con gli altri, perché, come ha detto Papa Francesco, non si può essere felici da soli. Guardando a questa realtà, quindi, credo che la vocazione sacerdotale sia una delle “professioni” più felici. Il sacerdote che cerca in Dio, attraverso la vocazione, la realizzazione, la donazione di sé agli altri, ovvero che non resta chiuso nelle proprie idee e volontà, ma si apre alla volontà di Dio nella ricerca della felicità, è sicuramente felice. Il sacerdote non è un single; non è solo (anche se spesso ci sentiamo così).

Lei è felice nel suo ministero?

Sì, posso dire di essere felice nel ministero che Dio mi ha affidato. Non so fare altro. Non mi sento realizzato facendo o vivendo altre cose che non siano il ministero ordinato. Amo molto la chiamata che Dio mi ha rivolto, la vocazione che mi ha chiamato a vivere, e cerco di agire e di donarmi agli altri nel miglior modo possibile, nonostante le mie innumerevoli limitazioni e fragilità.

Qual è la gioia più grande che trova nella sua quotidianità come sacerdote?

In primo luogo, la felicità più grande che trovo nel ministero è il fatto di poter celebrare tutti i giorni l’Eucaristia. Celebro ogni giorno alle 6.30. È la prima cosa che faccio dopo essermi svegliato. Celebro con il popolo di Dio. Questa è per me la felicità più grande. In secondo luogo, è quando mi sento “utile” nella vita degli altri. Quanto è bello sapere che moltissime volte Dio usa la mia piccolezza per aiutare o trasformare la vita di una persona che ne ha bisogno! Vedere la gioia e la trasformazione delle persone è per me motivo di felicità.

Sappiamo che il sacerdozio comporta anche delle difficoltà, e che molti sacerdoti entrano in depressione e si suicidano. Come affrontare queste problematiche?

Anche se vivere la vocazione sacerdotale porta felicità, non siamo esenti da problemi e frustrazioni. Siamo costantemente “sotto tiro”, da tutte le parti. Molti considerano i sacerdoti dei “supereroi”, e per questo devono essere perfetti. Di fronte alla pressione e alle frustrazioni, molti si ammalano, arrivando perfino allo stadio più critico, il suicidio. Attualmente constatiamo un numero crescente di sacerdoti che si suicidano. A volte arrivano a questo punto per mancanza di apertura, e spesso per mancanza di comprensione e di aiuto da parte di coloro che dovrebbero avere uno sguardo più misericordioso.

Le difficoltà sono reali, e penso che per affrontarle si debba in primo luogo vivere nella preghiera. Il sacerdote non è un funzionario del sacro, è una persona che ha una vocazione, vocazione nella quale chi chiama è Cristo. Senza Gesù Cristo, senza un’intimità con Lui, non riusciremo ad andare avanti.

In secondo luogo, bisogna coltivare l’amicizia. L’amicizia tra i sacerdoti rafforza. Con gli amici piangiamo, ci sfoghiamo, sorridiamo, condividiamo non solo le gioie, ma anche i dolori. È chiaro che l’amicizia non si verifica solo tra sacerdoti, ma non c’è niente di meglio di una persona che vive e comprende le nostre lotte, paure, tristezze e gioie.

In terzo luogo, si deve cercare un aiuto professionale. Il fatto di essere sacerdoti non vuol dire che non abbiamo bisogno di aiuto psicologico. Al contrario, anche i sacerdoti, che ascoltano tante persone, hanno bisogno di essere ascoltati. Abbiamo le nostre frustrazioni, le nostre sofferenze, i nostri sentimenti, e una terapia con un buon professionista contribuisce sicuramente molto alla vita del presbitero.

Quale consiglio potrebbe dare ai professionisti di altri settori perché possano trovare la felicità sul lavoro?

Il consiglio che do ai professionisti di altri settori è amare. Fate tutto per amore! Perché quando agiamo per amore e con amore non solo cerchiamo la nostra felicità, ma portiamo gli altri a sperimentare quella stessa felicità. E siamo davvero felici solo quando usciamo da noi stessi per andare incontro all’altro. Solo chi ama davvero è capace di fare questo.

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