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Ha allevato 5 figli, 3 dei quali quando era paralizzata

Aniela Czekaj urodziła pięcioro dzieci, w tym troje, kiedy była już sparaliżowana

Fertas | Shutterstock

Joanna Operacz - pubblicato il 12/01/23

Ogni giorno si offriva alla Vergine Maria e pregava per la sua famiglia: “L'amore vince la paura e salva la vita”

La vigilia di Natale del 1945 in casa della famiglia Czekaj, nel villaggio di Zielenice, in Polonia, è stata speciale, non solo perché la guerra era terminata da poco, ma anche perché la suocera di Aniela Czekaj ha annunciato a tutta la famiglia che Aniela, paralizzata da quattro anni, aspettava un bambino.

La notizia ha sollevato una serie di domande e paure su Aniela e il futuro di tre bambini – quello in gestazione e i suoi due fratelli maggiori, Stefan, di 8 anni, e Kazio, di 5. Il marito di Aniela, Adam, si sentiva anche un po’ in colpa. Dopo anni di astinanza autoimposta dopo che Aniela si era ammalata, di recente avevano deciso di tornare all’intimità matrimoniale. Ma se lei ora fosse morta, o se le sue condizioni fossero peggiorate?

Adam si sentiva in colpa anche per il fatto di dare più lavoro e preoccupazioni a sua madre, che si prendeva cura della nuora e dei bambini mentre lui lavorava nei campi o alla fattoria.

Ad agosto nacque un bambino sano, Joseph. In seguito Aniela partorì altre due bambine, la più piccola quando aveva 42 anni. È morta in età avanzata, molti anni dopo il marito. Anche se non è mai uscita dal letto, non si può dire che non abbia avuto un ruolo nel crescere i suoi figli. Ha imparato a fare molte cose con una mano sola, come cambiare i pannolini dei bambini.

Quanto Stefan ha fatto la Prima Comunione, il sacerdote ha parlato di Aniela come di un modello per gli altri genitori, perché gli aveva insegnato le preghiere e le verità di fede. Ha vissuto fino a vedere i suoi figli sposarsi e si è goduta i nipoti. Da anziani, lei e Adam dicevano che avevano avuto una vita buona e felice, anche se non facile.

Sposati nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce

La storia della famiglia Czekaj è stata descritta dal reverendo Jan Sledzianowski in un libro, “Non ti lascerò fino alla morte” (in polacco I nie opuszczę cię aż do śmierci). Aniela e Adam erano cresciuti nello stesso villaggio, si conoscevano dall’infanzia e cantavano nel coro della chiesa. A lui lei piaceva perché era allegra, ma non esibizionista. Si erano sposati il 14 settembre 1936, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Erano subito nati tre figli maschi, uno dei quali morto da piccolo.

Poi, una sera di agosto del 1942, dopo una lunga giornata di lavoro nei campi, era accaduto qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il destino della famiglia. La 29enne Aniela si era svegliata di notte con un terribile mal di testa. Aveva sofferto di emicranie in passato, ma quel dolore era eccezionale. Al mattino aveva scoperto con orrore che aveva una paralisi parziale al braccio e alla gamba dal lato destro corpo. Il medico disse che si era trattato di un ictus.

Adam portò sua moglie in un ospedale di Cracovia, dove i medici stabilirono che Aniela “non era sola” – era incinta. Senza chiederle il permesso, venne sottoposta ad aborto, camuffato da intervento necessario. Quando Aniela scoprì cos’era accaduto ne fu devastata. Le sue condizioni peggiorarono poi rapidamente. Prima riusciva a stare in piedi e anche a fare qualche passo, sostenendosi al muro, ora invece riusciva al massimo a stare seduta sostenuta dai cuscini. Di fronte alla mancanza di progressi nel trattamento, Adam la riportò a casa per il Natale 1942.

I genitori di Adam, che vivevano con loro, credettero fin dall’inizio della malattia della nuora che dovesse stare a casa col marito e i figli. Quando Joseph, il figlio la cui esistenza era stata annunciata dalla nonna alla vigilia di Natale del 1945 si sposò, disse a sua moglie e agli invitati che a casa sua non c’erano mai state discordie, rabbia o litigi.

Negli anni della malattia di Aniela, la gente a volte disse a suo marito che “era un peccato che una contadina fosse zoppa”. Un altro conoscente lo esortò ad essere infedele per soddisfare le sue necessità, cosa che lui rifiutò categoricamente. “Ho sempre visto il nostro matrimonio come un’unione realmente esclusiva, fede e indivisibile fino alla morte, nonostante la malattia incurabile”, disse.

Nel libro, si ricorda che Adam Czekaj diceva che quando Aniela, dopo quattro anni di malattia, gli aveva proposto di tornare a vivere come marito e moglie, si era ormai rassegnata all’idea che non si sarebbe mai ripresa. Tornò ad essere felice, e smise di avere paura. Ogni giorno si offriva alla Vergine Maria e pregava per la sua famiglia. Quando lui le esprimeva i suoi dubbi, lei replicava: “L’amore vince la paura e salva la vita”.

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