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Tre monache contemplative raccolgono l’eredità di Benedetto XVI

BENEDICTUS XVI

Cortesía Sor Aurora

Matilde Latorre - pubblicato il 06/01/23

Benedetto XVI ha definito le contemplative fiamme ardenti d'amore, che vegliano in preghiera costante. Aleteia raccoglie la testimonianza di quello che il Papa e il suo magistero hanno significato per tre monache contemplative

Benedetto XVI ammirava molto la vita contemplativa, e di fatto ha dedicato gli ultimi anni della sua vita alla contemplazione. Dopo la sua rinuncia, si è trasferito in quello che fino a quel momento era stato un monastero di monache di clausura, il Mater Ecclesiae, situato all’interno del Vaticano. 

Il convento era nato per desiderio di Papa Giovanni Paolo II, che in questo modo cercava di accogliere una comunità di vita contemplativa in cui le monache potessero pregare per il Papa e per la Chiesa.

Per Benedetto XVI, i contemplativi e le contemplative erano fondamentali per la Chiesa e la società, anche se il mondo non li vede. A suo avviso, erano “fiaccole che, nel silenzio dei monasteri, ardono di preghiera e di amore a Dio”, e affidava alle contemplative le sue intenzioni per le necessità della Chiesa e del mondo.

BENEDICTUS XVI

Per comprendere l’impatto che hanno avuto tra i contemplativi e le contemplative la vita e il magistero del Papa emerito, Aleteia ha raccolto la testimonianza di tre religiose di clausura.

“Viveva la liturgia come ‘opera di Dio’”

Madre Ernestina, badessa delle Benedettine di Santa María de Carbajal, a León (Spagna), ricorda la grande vicinanza che Benedetto XVI provava nei confronti della vita contemplativa benedettina.

“Come monaca benedettina, sottolineerei il suo apporto alla comprensione della liturgia come ‘opera di Dio’, a cui l’uomo è chiamato a collaborare per entrare in un profondo dialogo con lui”, ha spiegato.

In secondo luogo, la religiosa ha sottolineato “le sue grandi catechesi sulla preghiera della Sacra Scrittura”.

Benedetto XVI è stato sepolto con un anello che presenta l’immagine di San Benedetto da Norcia, “fondatore del monachesimo occidentale e patrono del mio pontificato”, come amava ricordare.

“Quanto alla persona di Benedetto XVI”, ricorda madre Ernestina, “quello che mi trasmetteva sempre era un aspetto specifico della sua dimensione contemplativa: riservava una profonda attenzione alla realtà e al senso delle cose”.

“Mi ha cambiato la vita”

Dal suo convento di Benigánim, suor Gemma, della comunità delle Agostiniane Scalze, riconosce che Papa Benedetto le ha cambiato totalmente la vita.

“Dico sempre che Papa Benedetto è il mio papa. Non voglio dire che non apprezzo Francesco, al contrario, e Giovanni Paolo II, che è stato un punto di riferimento, ancor più ora che sto scoprendo la Teologia del corpo. Benedetto, però, è il mio Papa perché è stato il grande strumento di Dio per una conversione all’interno della mia vita religiosa”.

Suor Gemma, che è entrata in convento nel 1985, ci ha rivelato che nel 2011, leggendo il primo volume di Benedetto XVI su “Gesù di Nazaret”, ha sperimentato “un tocco di Dio, un dono molto grande: la sensazione di avere degli occhiali enormi, come se mi avessero aperto gli occhi”.

“Avevo la sensazione che quelle parole mi toccassero il cuore, non so bene cosa sia stato. So che si è trattato di una grazia. Per me il mondo è cambiato, come se ora lo vedessi a colori, il mondo della mia fede”.

“Fino a quel momento ero convinta della mia vita in convento e la mia fede era preziosa, ma spesso sentivo che mi mancavano le parole per incoraggiare gli altri nella fede o per poterla trasmettere in modo convincente. La seconda lettura del libro di Benedetto XVI è stata una grazia, una grazia che ha perseverato, visto che da quel momento ho iniziato a leggerlo”.

“Ogni volta che lo leggo”, ha aggiunto la religiosa agostiniana, “ho la stessa impressione: un uomo che mi modella la mente, mi riscalda il cuore e mi apre la bocca. A partire da allora, senza necessità di abbandonare la mia vita contemplativa, ho notato un impulso diverso in me”.

“Da quel momento abbiamo iniziato a organizzare ‘incontri interiori’ per giovani, e sentivo che avevo molto da trasmettere, mi era ben chiaro cosa volevo con quegli incontri, ed è stato per quella grazia che è venuta da Dio. Il grande strumento, però, è stato e continua ad essere Benedetto XVI, attraverso i suoi scritti. Ogni volta che lo leggo ricevo qualcosa di nuovo, che rafforza la mia fede”.

“Non mi concentro tanto sul Papa, ma sul teologo, il teologo santo. Ora con la sua morte parlano di Benedetto XVI come di un Dottore della Chiesa. Dal 2011 pensavo che il Papa emerito fosse come i Padri della Chiesa, ti ordina dentro e ti riscalda il cuore. Non separa la teologia dalla santità”.

“Leggendo i suoi testi coglievo due delle sue qualità: coraggio e umiltà. Ha messo le parole sulla mia lingua e nel mio cuore per parlare della mia fede in modo convincente e rendermi conto che avevo molto da dare e da dire alla gente, soprattutto ai giovani”.

“Come un padre”

Suor Fabiana, un’altra delle religiose di Benigánim, ha potuto incontrare personalmente Papa Benedetto, perché prima di abbracciare la vita contemplativa agostiniana aveva fatto parte di un’altra famiglia religiosa.

Ci ha confessato cos’ha rappresentato per lei il fatto di poter incontrare il Papa prima di abbracciare la vita contemplativa agostiniana, quando apparteneva alla congregazione delle Carmelitane Missionarie dello Spirito Santo, istituto religioso fondato in Brasile. 

“Non posso non condividere la grazia straordinaria di aver visto Papa Benedetto XVI per due volte”, ha confessato. “Il 17 giugno 2007, il Papa ha visitato la città di Assisi, dove facevo parte della comunità che assisteva il vescovo della diocesi, monsignor Domenico Sorrentino. È stato un giorno indimenticabile… Quando ho visto il Santo Padre davanti a me, gli ho chiesto se potevo dargli un abbraccio brasiliano. Non posso descrivere il sorriso che gli ho visto sulle labbra e il suo sguardo, penetrante e pieno di luce. Gli ho dato un abbraccio da figlia e l’ho sentito come un vero padre”.

Suor Fabiana ha poi ricordato il suo secondo incontro, l’8 gennaio 2011, questa volta a Roma. “In quell’occasione appartenevo a un’altra comunità che assisteva un cardinale che stava per ritirarsi, e prima di tornare nel suo Paese ci ha portate a salutare il Santo Padre. Abbiamo ricevuto dalle sue mani il Santo Rosario, ed è stato un momento molto speciale. Rendo sempre grazie a Dio per il dono che mi ha concesso e che ha segnato la mia vita”.

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