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Benedetto XVI in trentuno date fondamentali

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Alessia Pierdomenico | Shutterstock

i.Media per Aleteia - pubblicato il 31/12/22

Una cronologia lunga un pontificato

Dalla sua nascita, nell’aprile 1927, alla morte sopraggiunta il 31 Dicembre 2022, Joseph Ratzinger ha servito la Chiesa fino alla fine. Ripercorriamo l’itinerario del 256º successore di Pietro. 

19 date – dalla nascita alla vigilia dell’elezione pontificia

  • 16 aprile 1927: Joseph Ratzinger è nato un Sabato Santo a Marktl-am-Inn, nella diocesi bavarese di Passau. È stato battezzato il giorno stesso. Il padre, ufficiale di gendarmeria, viene da una famiglia di antichi agricoltori bavaresi del sud, dalle condizioni economiche assai modeste. La madre è figlia di un artigiano di Rimsting, sulle rive del lago Chiem. 
  • 1941: quando aveva 14 anni, Joseph Ratzinger è stato coscritto suo malgrado nella Gioventù Hitleriana. Nel 1944 rifiuta di entrare nella Waffen-SS, facendo valere la sua volontà di diventare prete. 
  • 29 giugno 1951: Joseph Ratzinger viene ordinato prete insieme col fratello Georg nella cattedrale di Freising (a ordinarli è il cardinale Michael von Faulhaber). Fin dall’anno successivo, comincia a insegnare all’Istituto Superiore di Freising. Ha seguito studi di filosofia e di teologia all’Università di Monaco, poi alla Scuola Superiore di Freising, specializzandosi nello studio della Bibbia e della liturgia. Nel 1953 ottiene il dottorato in teologia, con una tesi su Popolo e casa di Dio nell’ecclesiologia di sant’Agostino. Nel 1957 difende la tesi di abilitazione all’insegnamento, intitolata La teologia della storia di san Bonaventura
  • 11 ottobre 1962: apertura del Concilio Vaticano II, al quale Joseph Ratzinger interviene in qualità di esperto. Assiste il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, come consulente teologico. La sua intensa attività scientifica lo porta a coprire importanti cariche in seno alla Conferenza Episcopale Tedesca e alla Commissione Teologica Internazionale. 
  • 24 marzo 1977: nomina a capo dell’arcidiocesi di München e Freising da parte di papa Paolo VI. Sceglie per motto episcopale le parole “Cooperatores veritatis” – cooperatori della verità. Nel giugno del medesimo anno, egli è creato da Paolo VI cardinale presbitero di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino. L’anno successivo incontra per la prima volta Karol Wojtyła, col quale però da anni si scambiava libri. 
  • 25 novembre 1981: Giovanni Paolo II lo nomina prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e presidente della Pontificia Commissione Biblica, nonché della Commissione Teologica Internazionale. Per 23 anni avrebbe incontrato Giovanni Paolo II ogni venerdì sera, per fare il punto sul lavoro della Congregazione. 
  • 11 ottobre 1992: promulga il Catechismo della Chiesa Cattolica. Dal 1986, il cardinal Ratzinger era stato presidente della commissione che aveva lavorato a quest’opera di esposizione sintetica della fede, dell’insegnamento morale della Chiesa cattolica. Nel 1983 aveva respinto duramente il Catechismo Pierres Vivantes, elaborato dalla Conferenza dei Vescovi di Francia, e denunciato «la grande miseria della nuova catechesi». 
  • 6 agosto 2000: pubblicazione della dichiarazione Dominus Iesus, sull’unicità e universalità salvifiche di Gesù e della Chiesa, da parte della CDF. La dichiarazione, scritta dal cardinal Ratzinger e dal segretario Tarcisio Bertone, riafferma le note (eppure fraintese o contestate) verità sulla salvezza dell’uomo. Il testo intende chiarire alcune ambiguità sul dialogo con le altre religioni e confessioni e rassicurare quanti temevano che l’incontro di Assisi del 1986 favorisse il relativismo, una sottospecie di tolleranza in cui tutte le religioni si equivarrebbero. 
  • 25 marzo 2005: una settimana prima della morte di Giovanni Paolo II, il cardinal Ratzinger tratteggia un chiaroscuro assai forte della Chiesa in occasione delle sue meditazioni per la via crucis al Colosseo. Il Prefetto della CDF paragona la Chiesa, perfino, a «una barca sul punto di colare a picco». 

211 date – dall’elezione alla vigilia della renuntiatio

  • 19 aprile 2005: dopo un conclave durato poco più di 24 ore, dal comignolo sul tetto della Cappella Sistina si leva la fatidica fumata bianca, e il fatidico “habemus papam” annunci ai fedeli che il cardinal Ratzinger è il successore di Giovanni Paolo II sulla cattedra petrina, adottando il nome di Benedetto XVI. Diventa il 265º papa della Chiesa cattolica e ritocca il motto in “ut cooperatores simus veritatis” («perché siamo cooperatori della verità»). 
  • 13 maggio 2005: senza attendere il tempo canonico di 5 anni, Benedetto XVI indice l’apertura della causa di beatificazione e di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Avrebbe proclamato le virtù eroiche del predecessore il 19 dicembre 2009, e lo avrebbe proclamato beato il 1º maggio 2011, davanti a parecchie centinaia di migliaia di fedeli. Il papa polacco fu beatificato a tempo record: 6 anni e un mese dopo la morte. Benedetto XVI avrebbe presenziato alla canonizzazione di Giovanni Paolo II, presieduta da papa Francesco il 7 maggio 2014. 
  • 16 agosto 2005: Benedetto XVI presiede la GMG di Colonia, che raccoglie un milione di giovani da 193 Paesi. Avrebbe celebrato anche le conclusioni delle GMG di Sydney, nel luglio 2008, e di quelle di Madrid, nell’agosto del 2011. 
  • 25 gennaio 2006: Pubblicazione della prima enciclica di Benedetto XVI, intitolata Deus caritas est, nella quale egli parla dell’«amore di cui Dio ci colma e che dobbiamo comunicare agli altri». La seconda, Spe salvi, dedicata alla speranza cristiana, viene pubblicata il 30 novembre dell’anno successivo. Infine, la terza e ultima enciclica del papa tedesco, Caritas in veritate, tocca lo sviluppo integrale dell’uomo nella carità e nella verità, ed è pubblicata il 7 luglio 2009. 
  • 19 maggio 2006: a seguito dell’inchiesta condotta dalla CDF sulle accuse di abusi sessuali contro il fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo, Benedetto XVI chiede a padre Marcial Maciel di rinunciare «a ogni ministero pubblico» e a vivere «una vita ritirata di preghiera e di penitenza». Dopo un esame approfondito dei risultati dell’inchiesta canonica, e in ragione dell’«età avanzata e della salute malferma» dell’accusato, la CDF decide di rinunciare a un processo canonico. 
  • 12 settembre 2006: Benedetto XVI pronuncia un discorso nell’Università di Ratisbona, e una delle frasi della lectio, vertente sul rapporto tra fede e violenza nell’islam, suscita una vivace polemica nel mondo musulmano. Due mesi più tardi, in occasione del suo viaggio apostolico in Turchia, il pontefice si raccoglie col gran muftì Cagrici nella Moschea Blu di Istanbul. 
  • 7 luglio 2007: Benedetto XVI pubblica il motu proprioSummorum pontificum, che intende liberalizzare la celebrazione della messa secondo il messale promulgato da san Pio V nella versione riedita da Giovanni XXIII. Egli desidera con ciò restituire il proprio posto alla liturgia latina della Chiesa che «sotto forme diverse, nel corso di tutti i secoli dell’era cristiana, ha stimolato la vita spirituale di innumerevoli santi» e «ha molto fortificato nella virtù della religione e fecondato la loro pietà». 
  • 24 gennaio 2009: Benedetto XVI rimette la scomunica che gravava sui quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ordinati da mons. Lefebvre nel 1988. Con quest’atto, che risponde alla seconda richiesta previa chiesta dalla Fraternità per avviare un dialogo dottrinale con Roma (il primo era la liberalizzazione della messa di San Pio V), il papa tedesco «desiderava consolidare le relazioni reciproche di fiducia, intensificare e stabilire i rapporti della Fraternità San Pio X con la Sede Apostolica». 
  • 17 marzo 2009: sul volo che lo portava in Camerun, mentre cominciava il suo primo viaggio apostolico in Africa, il Papa, durante la conferenza stampa, afferma che la distribuzione di preservativi in Africa non argina il problema dell’Aids ma anzi rischia, al contrario, di aggravarlo. Frasi che provocano una polemica. Un anno più tardi, nel libro-intervista Luce del mondo, il papa tedesco avrebbe detto che “in certi casi”, come quello di prostituti uomini, l’utilizzo del preservativo è ammesso «per ridurre i rischi di contaminazione». 
  • 19 settembre 2010: durante l’ultimo giorno della visita nel Regno Unito, il pontefice tedesco beatifica il cardinale John Henry Newman, anglicano convertitosi alla fede cattolica nel 1845. Il 4 novembre 2009, Benedetto XVI aveva firmato la costituzione apostolica Anglicanorum Cœtibus, che organizza una struttura canonica destinata ad accogliere anglicani in seno alla Chiesa Cattolica pur permettendo loro di mantenere tradizioni liturgiche, spirituali e pastorali. 
  • 22 dicembre 2012: il Papa offre la grazia a Paolo Gabriele, suo ex maggiordomo, dopo quattro mesi di detenzione per via dei fatti del caso Vatileaks. L’uomo era stato condannato il 6 ottobre precedente a 18 mesi di prigione, dopo essere stato riconosciuto colpevole di furto aggravato di documenti confidenziali provenienti dagli appartamenti pontifici. 

311 date – dalla renuntiatio alla morte

  • 11 febbraio 2013: Benedetto XVI annuncia che avrebbe rinunciato alle proprie funzioni a partire dal 28 febbraio seguente, adducendo a ragione della decisione l’«incapacità di amministrare il ministero affidatogli». Poche ore prima della fine del pontificato, dal balcone del palazzo apostolico di Castel Gandolfo, il papa tedesco dichiara di essere «semplicemente un pellegrino che comincia l’ultima tappa del pellegrinaggio terreno». Rientrando in Vaticano assicura di apprestarsi a continuare a servire la Chiesa «essenzialmente attraverso la preghiera». Il 5 luglio del medesimo anno, Benedetto XVI si unisce a papa Francesco in occasione dell’inaugurazione di una statua di san Michele nei giardini del Vaticano. Quello stesso giorno, papa Francesco publica la sua prima enciclica, Lumen fidei, largamente redatta dal Papa Emerito e che contiene «qualche contributo ulteriore» del nuovo pontefice. 
  • 22 febbraio 2014: seconda comparsa pubblica dopo la rinuncia e prima partecipazione a una cerimonia ufficiale presieduta dal successore – papa Benedetto XVI incontra papa Francesco nella basilica di San Pietro, in occasione di un concistoro per la creazione di cardinali. Il 14 febbraio dell’anno successivo, il papa tedesco sarebbe stato nuovamente presente nella basilica vaticana per il secondo concistoro del papa argentino. 
  • 8 dicembre 2015: Benedetto XVI è presente quando papa Francesco apre solennemente la Porta santa della Basilica di San Pietro, per aprire ufficialmente il Giubileo della Misericordia. È l’ultima comparsa veramente pubblica del papa tedesco. Il 28 giugno 2016 Benedetto XVI figura al fianco di papa Francesco davanti a un pubblico ridotto di preti e di cardinali, in occasione dei 65 anni di sacerdozio del Papa Emerito, celebrati nella sala Clementina in Vaticano. 
  • 9 settembre 2016: pubblicazione del libro-intervista intitolato Ultime conversazioni, in cui il Papa Emerito tocca col giornalista tedesco Peter Seewald le ragioni della propria renuntiatio, i momenti forti del pontificato, la personalità del successore, ma anche diversi argomenti polemici, come lo scandalo Vatileaks, la riforma della Curia e via dicendo… In quelle pagine si leggono le sue dichiarazioni per cui Francesco sarebbe «l’uomo della riforma pratica». 
  • 3 ottobre 2017: il Papa Emerito scrive la prefazione all’edizione russa del volume dei suoi Opera omnia dedicato alla Liturgia. La vera causa della crisi della Chiesa, scrive, «risiede nell’oscuramento della priorità di Dio» nella Liturgia. Il papa tedesco deplora la «cattiva comprensione della riforma liturgica» seguita al Concilio Vaticano II, a causa della quale si sarebbero esaltate «l’attività e la creatività» umane «facendo dimenticare la presenza di Dio». 
  • 27 dicembre 2017: come prefazione a un’opera edita per il 40º anniversario di sacerdozio del cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della CDF, Benedetto XVI scrive che il prelato avrebbe difeso le «chiare tradizioni della fede nello spirito di papa Francesco». A immagine di papa Francesco, spiega il Pontefice Emerito, il cardinal Müller ha «cercato di comprendere come esse possano essere vissute oggi».  
  • 7 febbraio 2018: in un testo spedito al Corriere della Sera il Pontefice Emerito indica: «Nel lento declino delle forze fisiche, sono interiormente in pellegrinaggio verso Casa. È una grande grazia, per me, l’essere circondato in quest’ultimo tratto di strada, talvolta un poco faticoso, da un amore e da una bontà che non avrei mai potuto immaginare». 
  • 12 marzo 2018: il Vaticano rivela l’estratto di un testo di Benedetto XVI che rivela la “continuità interiore” tra il suo pontificato e quello del successore. Ad ogni modo, la pubblicazione parziale di questa lettera causa una polemica che sfocia, il 21 marzo, con le dimissioni di mons. Dario Edoardo Viganò dalla prefettura del Segretariato per la Comunicazione. 
  • 15 gennaio 2020: in un contributo al libro del cardinale Robert Sarah, allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino, Dal profondo dei nostri cuori, il Papa Emerito lancia un appello in favore del mantenimento del celibato sacerdotale nella Chiesa Cattolica. Comparso pochi giorni prima dell’esortazione apostolica post-sinodale sulla Chiesa in Amazzonia, questa “uscita” viene percepita da alcuni come un’ingerenza nel pontificato di papa Francesco. Alla fine, comunque, il documento bergogliano non parla affatto dei “viri probati”. 
  • 23 gennaio 2022: L’arcidiocesi di München-Freising pubblica un rapporto sulla responsabilità dell’esecutivo negli abusi commessi dai preti nell’arcidiocesi tra il 1945 e il 2019, in particolare all’epoca in cui l’allora cardinal Ratzinger ne era l’arcivescovo (1977-1982). Il Pontefice Emerito viene tirato in ballo in quattro casi, ma nega di aver avuto conoscenza degli abusi in questione. La sua apologia, molto criticata in Germania, riceve tuttavia il sostegno del Vaticano. 
  • 31 dicembre 2022: Benedetto XVI muore. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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