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Come la Vergine salvò San Francesco di Sales dalla disperazione

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© Montage Aleteia

Anne Bernet - pubblicato il 30/12/22

In preda a un tremendo dubbio spirituale, il giovane Francesco di Sales trovò la pace interiore davanti a una rappresentazione di Maria

Mercoledì 28 dicembre si è celebrato il quarto centenario della morte di San Francesco di Sales.

Sapevate che in gioventù in dottore dell’amore divino è stato molto vicino a rimanere schiacciato, al punto da disperarsi, per il senso di indegnità che provava?

Una delle immagini parigine più famose della Vergine lo liberò da questa tentazione.

Nobile dalla nascita

San Francesco di Sales nacque in una famiglia nobile a Thorens il 21 agosto 1567, in quella Savoia a cavallo tra le Alpi di lingua francese i cui sovrani regnavano anche sul Piemonte italiano.

Fin da giovane, mentre il padre elaborava per lui ambiziosi progetti per il futuro, sognava di donarsi a Dio.

A 11 anni ricevette la tonsura. Quella cerimonia, anche se legata al clero, non lo obbligava ad abbracciare il sacerdozio, dandogli solo il titolo di abate e la possibilità, molto vantaggiosa, di ricevere i benefici ecclesiastici.

Non era questa l’idea di Francesco, che da allora si sentì parte della Chiesa e pensò solo al servizio di Dio.

Poco dopo, i suoi genitori lo mandarono a continuare gli studi a Parigi, al collegio di Clermont, l’attuale Lycée Louis-le-Grand, dove i Gesuiti formavano l’élite cattolica francese. 

Ci si rese conto rapidamente che si trattava di uno studente brillante, con una virtù superiore alla sua età, cosa che fece sì che i suoi compagni di studi lo soprannominassero “l’Angelo”.

Furono proprio quella virtù e quell’intelligenza che vennero però messe alla prova all’alba del suo 18° compleanno con una crisi spirituale di rara violenza.

La questione della grazia e della predestinazione

La Chiesa emerse, non senza difficoltà, soprattutto in Francia, dalle terribili vicende successive alla Riforma e alle guerre di religione.

A poco a poco si verificò il recupero auspicato dal Concilio di Trento, conclusosi nel 1563.

Nonostante tutto, un elemento di teologia occupava la mente della gente. Era una questione nata da un’interpretazione errata di Sant’Agostino che aveva già nutrito il pensiero protestante e alimentato anche il giansenismo: il tema della grazia e della predestinazione.

Alcuni, malgrado i loro sforzi e una vita edificante, sono destinati ad essere condannati, mentre altri che avranno “peccato fortemente”, per usare le parole di Lutero, si salveranno perché Dio avrebbe destinato alcune delle Sue creature all’inferno?

Sembra assurdo e fa indignare, ma basandosi sull’immensa autorità agostiniana, la questione era al centro dei dibattiti sulla salvezza e provocava risposte contraddittorie e dispute infinite, al punto che Roma finì per proibire la discussione.

Francesco de Sales, brillante studente, seguiva quei dibattiti e ne conosceva le tesi e le antitesi. Le difendevano persone di tanto valore che in quell’anno 1586 non sapeva più cosa pensare e cosa credere…

Un dubbio terribile – del quale non siamo più capaci, perché oggi la gravità della questione ci sfugge – lo tormentava: e se fosse vero che alcuni, qualsiasi cosa facessero, erano condannati alla perdizione eterna? E se per qualche disgrazia irrimediabile fosse stato uno di quelli? Cosa fare? Per cosa combattere? Perché credere?

Nostra Signora della Liberazione

Francesco ormai non dormiva e non mangiava più, tanto era ossessionato e disperato per questa possibilità. Prima, da bravo intellettuale, cercò risposte nei libri, ma non fecero che confonderlo ancor di più.

Le idee peggiori iniziarono a ossessionarlo quando, quasi per caso, spinse la porta di una chiesa (poi demolita durante il Terrore) vicino casa sua.

Era la chiesa di Saint-Étienne-des-Grès. La tradizione afferma che era stata fondata da San Dionigi, primo vescovo di Parigi.

Era famosa perché vi si venerava un’antica Madonna nera: Nostra Signora della Liberazone, nota perché assicurava alle donne incinte un parto felice e la sopravvivenza loro e del bambino.

L’immagine è quasi inquietante per quanto è poco aggraziata, ma i Parigini non se ne curavano e si gettavano ai suoi piedi, confidando nella sua intercessione miracolosa.

Il giovane signore di Sales pregava spesso davanti a lei, ed era stato lì che qualche mese prima aveva fatto un voto perpetuo di castità e verginità.

Una preghiera meravigliosa

Perché, in preda a quella crisi orribile, strisciò come un moribondo, in senso spirituale, fino al suo altare? Perché nel profondo del suo essere, una voce gli sussurrava che Maria era l’unica, lontana da tutti gli avvincenti discorsi degli intellettuali, in grado di illuminarlo e di strapparlo dai suoi tormenti. 

Crollato davanti a lei, piangendo, il giovane sussurrò una preghiera meravigliosa, il grido di un’anima sopraffatta dall’amore per Cristo che cercava, in un ultimo sforzo, di strapparsi il dubbio:

“O Signore, se non devo arrivare a vederti, almeno non permettere che Ti maledica o che bestemmi mai! E se non posso amarti nell’altra vita, perché nessuno Ti loda all’inferno, che almeno approfitti per amarti in tutti i momenti della mia breve esistenza quaggiù!”

In quel momento,il manto di angoscia che opprimeva la sua anima scomparve all’improvviso. Nostra Signora della Liberazione aveva liberato Francesco di Sales.

Da allora fino al suo ultimo respiro poté dedicarsi al servizio del Signore e di Suo Figlio.

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