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Direzione spirituale: 6 punti da tenere a mente

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Philippe Lissac / Godong

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 24/12/22

Soggetta a rischio di abusi, la direzione spirituale richiede che chi la esercita conosca tutti i punti di attenzione, vigilanza o allerta. Ecco 6 suggerimenti per una direzione spirituale con un esito positivo

“Ho bisogno di direzione spirituale per poter chiedere consigli per avanzare nella vita come battezzata”, ha detto Christine ad Aleteia. La dottoressa 44enne di Cannes (Francia) ha conosciuto il suo direttore spirituale, un sacerdote gesuita, vent’anni fa. Per la studentessa che si era convertita ed era stata battezzata due anni prima, era “una cosa necessaria e allo stesso tempo naturale”. “Per me era come una guida. Non avevo nessuno nella mia famiglia che rispondesse ai miei dubbi. Sono riuscita ad andare avanti grazie al suo aiuto. Mi ha ascoltato e si è preoccupato, mi ha sostenuto e ha saputo anche indicare le cose che non erano corrette”, ha spiegato.

Sostegno nella ricerca di Dio

Chiamato “direzione spirituale” con la sua lunga tradizione nella Chiesa dai Padri del Deserto nel IV secolo, l’orientamento spirituale continua ad essere indispensabile per molti cristiani che vogliono ricevere un sostegno nella loro ricerca di Dio. Papa Francesco ne parla nella sua enciclica Evangelii gaudium. Di fronte alla mancanza di punti di riferimento di ogni tipo, la richiesta di questo tipo di accompagnamento sta aumentando costantemente. L’aspirazione a “vivere meglio” riecheggia in tutti i luoghi…

L’arte dell’accompagnamento spirituale e del discernimento richiede capacità e regole ben precise: esperienza, modo di procedere, ascolto, prudenza, capacità di comprensione… Per coltivarle, bisogna essere ben consapevoli di tutti i punti di attenzione, vigilanza o allerta. Cosa sono? Quale approccio va adottato per aiutare qualcuno a livello spirituale?

Ecco alcuni suggerimenti per un accompagnamento spirituale di successo che i Padri del Deserto, Sant’Ignazio di Loyola e Santa Teresa d’Avila ritenevano essenziali.

1Non cadere nella confusione tra psicologia e direzione spirituale

Gli psicologi non hanno forse preso oggi il posto dei direttori spirituali? No, perché l’aiuto psicologico non si oppone all’aiuto spirituale. Il pericolo è quello di sostituire l’uno con l’altro. La persona che ricorre al sostegno psicologico vuole capire cosa le sta accadendo per migliorare, mentre l’accompagnamento spirituale è una ricerca per poter porre Dio al centro della propria vita.

“C’è una differenza essenziale tra i due: l’accompagnamento spirituale non è fatto ‘a due’, ma ‘a tre’, con la presenza dello Spirito Santo”. È in Suo nome che colui che accompagna dirà cose che la persona che viene accompagnata ascolterà. “Questo cambia tutto”, ha detto Micheline Claudon, psicoterapeuta che dirige corsi di formazione per formatori spirituali di Anima Mea, ad Aleteia.

“Sacerdoti e psicologi hanno ognuno il proprio posto, il proprio ruolo e il proprio settore di competenza”, dice padre Laurent Lemoine, domenicano e psicanalista, autore di What’s New Doctor? La psychanalyse au fil du religieux (Salvator).

Come si può evitare questa confusione? “Lottando contro una certa sfiducia tra i chierici in relazione alla conoscenza di quello che è il sostegno psicologico”. “Non è una questione di scegliere l’uno o l’altro. Sono compatibili, anche se a volte bisogna sapere come dare priorità all’uno o all’altro”, spiega Micheline Claudon.

2Conoscere le aspettative dell’altro

“Come c’è un incontro nel contesto dell’accompagnamento spirituale, c’è un’aspettativa da parte della persona che viene accompagnata. Questo sarà decisivo per la natura dell’incontro. In , un testo sull’accompagnamento spirituale scritto dal sacerdote gesuita Jean Gouvernaire, ho trovato una frase estremamente corretta: “Non ci si avvicina impunemente alle profondità di una persona”.

Ciò vuol dire che dall’incontro con l’altro non si esce mai incolumi. “Non si è mai neutri per definizione. Perché? Perché ci sono trasferimenti, un termine che deriva dalla psicanalisi. Vuol dire che atteggiamenti e controatteggiamenti sono coinvolti in tutte le nostre relazioni umane e saranno la forza motrice dietro le nostre azioni”, dice la Claudon. Bisogna essere consapevoli del fatto che la neutralità in un incontro “accompagnato” non esiste.

3Assicurare la struttura dell’incontro

Un altro punto chiave è il fatto di garantire la struttura dell’incontro. Il direttore spirituale (oggi chiamato “padre spirituale” o “assistente spirituale”) è fin dall’inizio in una posizione asimmetrica. Esserne consapevoli permette di stare attenti a non approcciare la situazione in modo improprio.

Padre Laurent Lemoine, cappellano all’ospedale Sainte-Anne di Parigi e psicanalista, rifiuta di accettare nel trattamento di psicanalisi una persona che ha incontrato come cappellano. “C’è un rischio non solo di confusione, ma di onnipotenza. Mettendoti ovunque, puoi confondere l’altra persona”, ha detto ad Aleteia.

4 Stabilire limiti per se stessi e per gli altri

È essenziale che l’assistente spirituale si ponga queste due domande: quali limiti bisogna stabilire per se stesso e per l’altro? Che posto occupare nello spazio relazionale della persona che si accompagna? “Immaginate qualcuno che dice al suo assistente ‘Oh, sono contento di vederla, padre. Sarà il mio unico contatto personale della settimana!’ È chiaro che questo incontro richiederà una particolare vigilanza da parte dell’assistente. Indipendentemente dal proprio valore e da ciò che accade, è chiaro che l’aspettativa della persona accompagnata sarà grande”, indica la Claudon.

5Evitare di scivolare sulla posizione di “salvatore”

È sempre importante garantire che la persona che viene aiutata non si concentri su un unico incontro o un’unica persona. “In questo tipo di situazioni, un terapeuta chiederà facilmente alla persona che viene accompagnata dei suoi amici e delle sue attività extralavorative. L’obiettivo? Per evitare di concentrare esclusivamente l’incontro tra il terapeuta e il paziente, perché c’è un rischio reale di scivolare sulla posizione di ‘salvatore’, e lo stesso è possibile nell’orientamento spirituale”.

“Per evitare questo, non si ripete mai troppo, è essenziale seguire una formazione appropriata. Un certo sconforto può essere un segno per non rimanere isolati, per poi parlare con una persona competente e affidabile”, aggiunge la Claudon.

Se l’assistente si trova ripetutamente nella posizione di “salvatore”, continua, dovrebbe chiedersi cosa lo porta ad assumere quel ruolo tanto spesso e cosa significa per lui. Questo permetterà una comprensione migliore del proprio “funzionamento”, ma anche del modo in cui questo avrà un impatto sul rapporto con la persona che viene aiutata.

6Sapere come individuare un’emergenza psichiatrica

Se l’assistente spirituale è ben formato, sarà in grado di rilevare un’emergenza psicologica o addirittura psichiatrica nella persona che viene accompagnata. Se non ha formazione, può confondere i sintomi della depressione malinconica (la più grave delle depressioni) con una difficoltà legata al rapporto con Dio. In questo caso, non è un problema spirituale, ma una grave complicazione psichiatrica che può portare al suicidio. Con una buona formazione, l’assistente avrà delle “chiavi” per capire se il caso richiede un intervento psichiatrico immediato.

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