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Cosa dice il Natale senza parole

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Catherine Leblanc @ Byzance-Photos | Ref:525

robertalisboa - Tom Hoopes - pubblicato il 22/12/22

Il vero amore dimostra più di quello che dice

Dio comunica costantemente con noi. Ogni tanto, usa le parole. 

È quello che fa il vero amore: dimostra l’amore più che parlarne. Per sapere cosa prova Dio nei nostri confronti, allora, dobbiamo solo guardare. 

Ecco cosa dice il Salmo 19: “I cieli proclamano la gloria di Dio, e il firmamento proclama l’opera delle sue mani”. Lo dice anche la Lettera agli Ebrei: “In questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio”.

È per questo che a Natale amiamo tanto il presepe. Nel suo silenzio, dice così tanto di quello che è Dio… Cosa dice?

In primo luogo, che Dio è disposto ad essere vulnerabile per noi.

Il mondo è entusiasmato dall’universo cinematografico Marvel, in cui i supereroi combattono per salvare i mondi brandendo martelli pesanti e scudi indistruttibili e mettendo in atto una forza sovrumana. Se ripensiamo ai momenti in cui ci siamo sentiti più amati dalle persone che si dedicavano a noi, però, di solito non è alla forza che pensiamo. 

Ci viene in mente il momento in cui eravamo malati e qualcuno passava del tempo al nostro fianco, o quello in cui la persona amata era debole e ci ha detto quanto significavamo per lei. 

È questo che Dio sta facendo in Gesù Cristo. È il Dio onnipotente, in grado di compiere azioni più grandi di qualsiasi supereroe – in grado di creare, distruggere e comandare. A Natale, però, fa la cosa che meno ci aspettiamo da lui: diventa un bambino per amarci ed essere amato. 

Secondo, Dio ci rende forti accompagnandoci. 

I genitori passano decenni a preparare i loro figli per poter uscire da soli. Le scuole esistono per darci le capacità di cui abbiamo bisogno dopo la laurea, che definiamo il nostro “inizio”.

Nel mondo è sempre così: formazione e preparazione in modo da poter affrontare i problemi con meno aiuto possibile. 

Con Dio, invece, è diverso. Non ci fornisce modi per essere indipendenti da Lui, ma modi per dipendere da Lui: i sette doni dello Spirito Santo sono modi per vedere con la Sua visione, per essere coraggiosi con la Sua forza e camminare al Suo fianco, e Gesù nella mangiatoia non è “Dio che veglia su di noi”, ma l’Emmanuele, “Dio è con noi”.

Terzo, Dio ci collega alla nostra famiglia.

Marshall McLuhan ha detto che “il mezzo è il messaggio” – il modo stesso che si utilizza per comunicare dice qualcosa al destinatario. Una telefonata dice “Voglio trascorrere del tempo con voi”, un testo dice “Io no”. San Giovanni Paolo II ha portato questo al livello successivo, dicendo che i nostri stessi corpi ci dicono che eravamo destinati l’uno all’altra – inteso come unirsi come mogli e mariti che generano naturalmente i figli. 

Il modo in cui Dio ci ha parlato attraverso Suo figlio è anche un messaggio, inconfondibile nel presepe: Dio ama le famiglie.  

Anche se non è stato concepito nel modo “classico”, voleva essere il centro di una famiglia. Voleva una madre e un padre. Di più: vuole adottarci nella Sua famiglia.  

“Il mistero del Natale si compie in noi allorché Cristo « si forma » in noi”, dice il Catechismo. Siamo stati resi partecipi della divinità di Cristo, che si è umiliato per condividere la nostra umanità.

Quarto, Dio ci collega gli uni agli altri. 

Ma Dio non è solo con ciascuno di noi. I profeti erano il culmine della grandezza dell’Antico Testamento – le voci di Dio nel mondo -, e il più grande profeta era Giovanni Battista, che ha visto ciò che gli altri avevano predetto. 

“Eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”, ha detto Gesù, perché noi abbiamo qualcosa che lui non aveva: la Chiesa. La Chiesa comincia a formarsi nell’infanzia di Cristo, con la famiglia al centro, poi i pastori, seguiti dai Magi, i più saggi dei Gentili, poi Simeone e Anna nel Tempio di Gerusalemme.

Oggi nella Chiesa troviamo gli stessi gruppi di persone: madri, padri, figlie e figli; operai e funzionari, laici e consacrati. Persone che altrimenti non passerebbero mai del tempo insieme si riuniscono intorno a Gesù ogni settimana.

Il che vuol dire che il Natale fa quello che fa l’Eucaristia e viceversa.

In quest’anno di revival eucaristico, possiamo guardare a tutto ciò che Gesù fa nella mangiatoia e vedere la stessa cosa nell’Ostia che diventa il Suo corpo e il Suo sangue: Dio è disposto ad essere vulnerabile per noi, vuole renderci forti accompagnandoci, vuole nutrire le nostre famiglie e riunirci in una comunità.

E allora, se volete conoscere il messaggio di Dio per la vostra vita, guardate e ascoltate: il tabernacolo, l’altare, il presepe.

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