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Il Papa alla Cgil in udienza: «Siate sentinelle del mondo del lavoro, basta caporalato e morti bianche»

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Antoine Mekary | ALETEIA

Lucandrea Massaro - pubblicato il 19/12/22

Cinquemila delegati, attivisti e dirigenti del sindacato in udienza da Bergoglio: «Fate rumore e siate la voce di chi non ce l'ha»


Oggi in aula Paolo VI Papa Francesco ha ricevuto in udienza i dirigenti e i delegati della Cgil sindacato dei lavoratori italiani. «Questo incontro con voi, che formate una delle storiche organizzazioni sindacali italiane, mi invita ad esprimere ancora una volta la mia vicinanza al mondo del lavoro, in particolare alle persone e alle famiglie che fanno più fatica. Non c’è sindacato senza lavoratori e non ci sono lavoratori liberi senza sindacato», ha detto il Pontefice rivolgendosi ai rappresentanti guidati da Maurizio Landini. 

Lavoro come bene primario della democrazia

Il segretario generale della Cgil, dal canto suo, si è rivolto al Pontefice con parole accorate «perché, seguendo il suo insegnamento, quello che ha detto e in particolare avendo letto attentamente le sue enciclicheLaudato sìFratelli tutti, abbiamo trovato una grande consonanza sui problemi, sulle preoccupazioni che oggi travagliano l’umanità e il mondo». «La sua costante ricerca del dialogo tra diversi, – dice ancora Landini – l’invito alla fratellanza e del prendersi cura degli altri sono la condizione per realizzare, qui ed ora, quella rivoluzione culturale e quella trasformazione sociale di cui anche noi avvertiamo il bisogno per dare un futuro al nostro pianeta».

Il Papa, rivolgendosi ai cinque mila delegati del principale sindacato italiano, ha voluto ribadire quella che per lui è la chiave di volta per tenere insieme la comunità e la democrazia: il lavoro.

«Lavorare permette alle persone di essere se stesse e di migliorare il mondo» spiega Francesco alla Cgil: «Il lavoro costruisce la società, è un’esperienza primaria di cittadinanza, che crea comunità. È molto più della somma delle diverse professionalità, perché genera una relazione con gli altri e per gli altri». Il lavoro tesse infatti il «tessuto della democrazia», attraverso «l’operatività creativa che si sviluppa nei luoghi di lavoro», viene dal basso, «dalla realtà».

Pace e cura dei giovani

Francesco ha ricordato anche che il sindacato «è chiamato ad essere voce di chi non ha voce». «Voi dovete fare rumore per dare voce a chi non ha voce!» ha esortato. In particolare, ha proseguito, «vi raccomando l’attenzione per i giovani, spesso costretti a contratti precari, inadeguati e schiavizzanti. Vi ringrazio per ogni iniziativa che favorisce politiche attive del lavoro e tutela la dignità delle persone”. Inoltre, «in questi anni di pandemia è cresciuto il numero di coloro che presentano le dimissioni dal lavoro. Giovani e meno giovani sono insoddisfatti della loro professione, del clima che si respira negli ambienti lavorativi, delle forme contrattuali, e preferiscono rassegnare le dimissioni. Si mettono in cerca di altre opportunità». «Questo fenomeno non dice disimpegno – ha aggiunto il Pontefice -, ma la necessità di umanizzare il lavoro. Anche in questo caso, il sindacato può fare opera di prevenzione, puntando alla qualità del lavoro e accompagnando le persone verso una ricollocazione più confacente al talento di ciascuno».

Francesco ha esortato anche a coltivare un clima di serenità sui luoghi di lavoro. «Vi invito ad essere ‘sentinelle’ del mondo del lavoro, generando alleanze e non contrapposizioni sterili. La gente ha sete di pace, soprattutto in questo momento storico, e il contributo di tutti è fondamentale». «Educare alla pace anche nei luoghi di lavoro, spesso segnati da conflitti, può diventare segno di speranza per tutti. Anche per le future generazioni».

Il ruolo dei sindacati? Vitale, lo dicono anche le Acli

Parlando oggi ai delegati della CGIL che per la prima volta nella sua lunga storia è stata ricevuta in udienza in Vaticano, papa Francesco ha ricordato in primo luogo che «non c’è sindacato senza lavoratori e non ci sono liberi lavoratori senza sindacato»: può sembrare un’ovvietà, ma è un dato di fatto che non vi è alcun tipo di libertà nel lavoro se non c’è la possibilità per i lavoratori di associarsi liberamente per difendere i propri interessi. E tutte le associazioni di lavoratori – non solo i sindacati propriamente detti, ma anche le associazioni come le ACLI – non possono dirsi tali se perdono di vista i bisogni dei lavoratori intesi come donne ed uomini concreti . 

E questo perché, come ha ribadito il Papa, «il lavoro costruisce la società», ne è l’aspetto centrale, la plasma, la rende feconda, poiché è l’espressione dell’intelligenza, della passione, della fatica di esseri umani fatti di carne ed ossa, che vanno tutelati contro i rischi che derivano dal lavoro stesso, a partire dagli infortuni, come da tutte le altre  minacce contro la loro dignità, che è la parola intorno a cui ruota tutto l’insieme delle situazioni che oggi concernono il lavoratore, la sua giusta retribuzione, la possibilità di non essere sfruttato, il rispetto della distinzione fra tempo del lavoro e tempo di vita, la lotta contro ogni forma di discriminazione e di abuso… 

Anche noi vogliamo raccogliere l’appello del Papa agli amici e compagni della CGIL e di tutte le Confederazioni sindacali di essere «voce di chi non ha voce», e lo ringraziamo una volta di più per il suo instancabile ministero volto alla promozione della giustizia e della pace in uno spirito autenticamente evangelico. 

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