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Le strane teorie sull’immortalità dei cristiani avventisti

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don Marcello Stanzione - pubblicato il 02/12/22

L'avventismo è un sottoinsieme di Chiese e gruppi religiosi che si professano cristiani e si rifanno al mondo protestante. Ma attenti ai loro messaggi: sono distorti e anticattolici

Secondo gli avventisti, al ritorno di Cristo, alla fine dei tempi, avrà luogo anche la prima risurrezione. I giusti risorgeranno e riceveranno l’immortalità; attualmente i giusti si troverebbero in uno stato di incoscienza e di sonno. Gli avventisti sostengono che è vero che nella Bibbia il termine anima ricorre centinaia di volte, ma essi dicono che non si parla mai di anima immortale.

I giusti risorti

Per questa dottrina, diffusa in tutto il mondo per un totale di circa 100mila seguaci, i giusti risorti e quelli ancora vivi verranno portati in cielo insieme con Cristo, per una durata di mille anni, in cui essi eserciteranno il giudizio sugli empi. Alla fine di questo periodo di mille anni scenderà dal cielo la nuova Gerusalemme con i giusti, ma Satana avrà di nuovo campo libero, egli sedurrà ancora una volta i cattivi e lotterà contro i giusti. 

Lo sterminio di Satana

La guerra terminerà con lo sterminio di Satana e dei suoi seguaci attraverso il fuoco. Non ci sarà l’inferno eterno: ai giusti Dio riserverà come dimora la nuova creazione in Cristo: la terra paradisiaca. Come Cattolici sappiamo che la negazione dell’immortalità dell’anima è un errore che si ripete nella storia, anche se rivestito di una patina culturale diversa. Nel caso degli avventisti, è stranamente una patina che afferma di essere non razionalista, ma addirittura biblica.

satana
satana

Un elemento sensibile.e uno spirituale

La Chiesa Cattolica afferma che l’essere umano è stato creato da Dio come coronamento della sua opera, come si può ben comprendere da Genesi 1 e 2. L’uomo, nella sua unità personale è il risultato di un elemento sensibile, il corpo, e di un elemento spirituale, l’anima. L’anima è la fonte e la radice di quelle attività che l’uomo manifesta come suo modo specifico di essere creato: intelligenza, libertà e volontà. 

L’anima immortale 

Dal fatto che l’anima sia sostanza spirituale ne consegue il fatto che essa è immortale. Questa proprietà dell’anima può essere rilevata dalla ragione con una riflessione sulle sue capacità come il volere, l’essere libero e l’intendere. Inoltre questa immortalità è attestata anche dalla Sacra Scrittura, con quelle modalità culturali che sono proprie dell’Ebraismo.

La contraddizione della Bibbia

La Chiesa insegna che l’affermazione della presenza di questa sostanza spirituale non contraddice la concezione biblica dell’uomo, in quanto non si viene a professare quel dualismo anima-corpo che la Chiesa Cattolica non ha mai accettato. Infatti è proprio in forza dell’anima che il corpo diventa un corpo personale o spirito incarnato. Come possono stare insieme questi due elementi? Un esempio, banale forse, può essere quello dell’energia elettrica e del filo di rame. Il filo ha valore in quanto è percorso dall’energia che si esprime nella luce.

Non ci sono Inferno, Paradiso e Purgatorio

Gli avventisti sostengono che la credenza nell’immortalità dell’anima è presa dalla filosofia ellenistica; per essi non esiste escatologia intermedia, cioè Inferno, Paradiso e Purgatorio, ma i morti risorgeranno alla fine del mondo al giudizio finale del Signore. In realtà le cose non stanno così. 

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Gli avventisti negano gli stati in cui si ritroverà l’anima: Inferno, Paradiso, Purgatorio.

San Luca smentisce gli avventisti 

Ciò è dimostrabile tramite la citazione di alcuni versetti biblici. San Luca ci ha conservato le parole che Gesù morente disse al buon ladrone. Questi aveva rivolto a Gesù una preghiera: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso” (Lc 23,42-43). Con questa chiara risposta Gesù assicura che quella preghiera veniva esaudita in quello stesso giorno; subito dopo la morte essi sarebbero stati felici in un nuovo stato di vita: il Paradiso. Gv 11,1-27 ci riporta la risurrezione di Lazzaro. 

La risposta di Maria a Gesù

Marta piangeva la morte del fratello, quando Gesù interviene dicendo: “Tuo fratello risorgerà” (Gv 11,23). Poiché Marta, che era giudea, era abituata all’idea della risurrezione futura, risponde prontamente a Gesù: “Io so che mio fratello risorgerà nell’ultimo giorno” (Gv 11,24). Ma Gesù rettifica quella idea errata e le dice: “Io sono la Risurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se muore vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà mai” (Gv 11,26). Gesù è la vita, ora, al presente.

Gesù e Marta

Afferma inoltre Gesù: “Chiunque vive e crede in me non morirà mai. Credi tu questo?” (Gv 11,26). Che cosa chiede Gesù a Marta? Un atto di fede non nella futura risurrezione in cui Marta già credeva, ma le chiede di accettare una nuova rivelazione che essa non riesce a capire. Quella donna è comunque sicura che Gesù le dica la verità: “Sì, o Signore, io credo che tu sei Cristo, il Figlio di Dio che deve venire in questo mondo” (Gv 11,27). 

La risurrezione di Lazzaro 

Che cosa è quindi questa nuova verità? Lazzaro, fratello di Marta, che ha creduto nel Figlio di Dio, non è morto. Resuscitandolo, Gesù dà la prova che le sue parole sono verità e vita. Ricordiamo ancora che in Apocalisse 20,4-5 s. Giovanni parla di una prima risurrezione per “quanti non avevano adorato la bestia e la statua”. 

La vita eterna 

Risurrezione vuol dire passaggio già avvenuta dalla morte alla vita. Si tratta evidentemente di una risurrezione spirituale, distinta da quella del corpo che avverrà alla fine dei tempi. Tutti costoro hanno già la vita eterna e la conservano dopo la morte fisica. Per essi non ha più potere la seconda morte, ossia l’essere separati da Dio dopo il Giudizio finale.

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