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Uno smartphone contro il suicidio

Ragazzo depresso pensa al suicidio

Myboysme/Envato Elements

Umberto Macchi - pubblicato il 30/11/22

Dati provenienti da smartphone e biosensori indossabili consentono di monitorare i soggetti a rischio suicidio, così da poter intervenire in tempo per aiutarli.

L’intelligenza artificiale, sempre più spesso, ci aiuta a vivere meglio e mai come in questo caso si rivela utile per la nostra salute e per la nostra vita. L’aiuto viene dato sia ai pazienti, che trovano un supporto psicologico, sia agli psichiatri per monitorare quei pazienti fragili dimessi dagli ospedali psichiatrici. Il periodo dopo la dimissione da una struttura psichiatrica, infatti, è il momento più delicato per un malato, e in cui i tassi di suicidio sono molto superiori alla media.

Ora i progressi dell’intelligenza artificiale potrebbero cambiare le regole del gioco, aiutando gli psichiatri a prevedere i tentativi di suicidio e a intervenire in tempo.

AI e salute mentale

L’apprendimento automatico, che impiega algoritmi informatici per prevedere meglio il comportamento umano, è un settore in rapida crescita nel campo della salute mentale. Una crescita che fa il paio con quella dei biosensori capaci di monitorare l’umore di una persona in tempo reale tenendo conto di scelte musicali, espressioni facciali, tono vocale e perfino post scritti sui social media. Un sensore, per esempio, segnala che il sonno di un paziente è disturbato, il GPS mostra che non sta uscendo di casa, l’accelerometro sul suo telefono mostra che si sta muovendo molto, suggerendo che è in preda all’ansia o all’agitazione. Magari poi il paziente riporta anche un umore basso sui consueti questionari fatti dallo psichiatra. A questo punto, l’algoritmo contrassegna il paziente e un medico entra subito in contatto con lui attraverso un messaggio o una telefonata per capire come sta.

Può funzionare? Forse. Tuttavia, anche tra le persone a più alto rischio, il suicidio è un evento talmente raro che qualsiasi tentativo di previsione può portare a falsi positivi, con interventi su individui che non ne hanno bisogno. Ed eventuali falsi negativi, invece, porterebbero un peso etico sulle responsabilità legali di aver omesso un intervento. Senza contare il fatto che i dati necessari al monitoraggio sollevano enormi questioni di privacy, peraltro sulla vita di persone già vulnerabili. Eppure qualcosa va fatto, perché secondo gli esperti non abbiamo ancora imparato niente su come identificare le persone a rischio di suicidio e su come intervenire.

Un compito difficile, un peso enorme

Per uno psichiatra, prendersi cura di pazienti a rischio di suicidio mentre non sono sorvegliati e si

trovano a casa è un compito difficilissimo e un peso enorme e poco gestibile. È una complicatissima “zona grigia” in cui i pensieri suicidi possono andare e venire senza preavviso. Per questo, sempre più spesso i sistemi sanitari più avanzati si rivolgono all’intelligenza artificiale per andare avanti: gli algoritmi basati su vasti set di dati tratti da cartelle cliniche elettroniche vengono usati per assegnare ai pazienti un punteggio di rischio, prestando più attenzione agli individui con rischio alto. Sembra infatti che gli algoritmi si siano dimostrati più accurati dei metodi “tradizionali” per individuare i pazienti a più alto rischio di suicidio.

Alla ricerca di uno schema

EARS è un’app che tiene traccia dell’umore in base a fattori come la scelta della musica, l’espressione facciale e il tono verbale. Un valido aiuto, anche se scoprire gli indizi di un possibile suicidio non è facile e ancora non si è trovato uno schema ricorrente. Però, per esempio, dopo anni di studi si è capito che sebbene gli impulsi suicidi spesso non cambino nel periodo precedente un tentativo, sembra diminuire la capacità di resistere a questi impulsi. Con un indizio ricorrente, la privazione del sonno, che sembra contribuire molto.

L’avvento di smartphone e biosensori indossabili consentirà finalmente di raccogliere così tanti dati da recuperare lo svantaggio che la psicologia e la psichiatria hanno nei confronti delle altre scienze, perché, fondamentalmente, ancora due “scienze umane”. Il percorso da fare è ancora lungo, ma potrebbe essere un inizio per aiutare i soggetti più fragili e bisognosi di cure.

Se stai pensando al suicidio, chiama il 112 o parlane con il Telefono Amico: tutti i giorni dalle 10 alle 24, al numero 02 23272327 o con chiamata web gratuita su www.telefonoamico.net

Tags:
intelligenza artificialesuicidio
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