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Consumo di pornografia e formazione al sacerdozio: un problema di maturazione

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Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 29/11/22

Il recente allarme di Papa Francesco sulla pornografia e la vita consacrata pone il problema della formazione affettiva nei seminari e noviziati. Dovrebbero esserci delle donne tra i formatori dei seminaristi? Ne abbiamo parlato con un'esperta (Terza parte)

“Il punto è formare persone più mature, che successivamente non cadano nel consumo di pornografia. Penso che nei seminari si formino i ragazzi per esercitare un ruolo, incapsulando tutto l’aspetto affettivo sessuale. Questo, ovviamente, non forma persone, ma giovani che svolgeranno un ruolo che sarebbe il sacerdozio, ma non per un’opzione esistenziale in cui devono entrare l’affetto e la sessualità”.

Lo ha spiegato ad Aleteia la religiosa María Rosaura González Casas, STJ, psicologa con più di trent’anni di esperienza, specializzata nell’accompagnamento di consacrate e consacrati, docente dell’Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana (PUG) di Roma.

Su Aleteia abbiamo già pubblicato la prima e la seconda parte di questo speciale, sul consumo di pornografia da parte rispettivamente di religiosi e sacerdoti e delle donne consacrate.

La castità vissuta a 360º… C’è spazio per donne formatrici nei seminari? 

Sì, perché l’opzione della castità dev’essere vissuta con passione d’amore. Se non c’è passione d’amore, non si può vivere. E perché entri in gioco la passione d’amore per Gesù e per il Suo regno, devono entrare l’affettività e la sessualità.

Mi sembra che non sia solo un suggerimento, ma che debbano esserci donne che formino i sacerdoti. È una cosa ovvia. È come se il sacerdozio fosse un sistema chiuso. Io lo produco, io lo consumo e io lo realizzo, ma non preparando persone per il popolo di Dio, in cui c’è ogni tipo di persone.

Sembra ovvio, ma non ci sono molte donne formatrici di seminaristi…

Sì, è ovvio, ma non accade. E la domanda è: di cosa abbiamo paura?

Perché per gli otto anni di formazione nel seminario non si lavora per avere questo rapporto affettivo sano con il mondo femminile?

Ribadisco che la formazione è indirizzata molto più a un ruolo che a formare persone mature a livello affettivo e sessuale.

Come arrivare a una maturità affettiva e sessuale mantenendo l’opzione del celibato?

Credo che qualsiasi religiosa, religioso o sacerdote debba vedere la maturità affettiva in relazione alla propria opzione. È come per una persona sposata, per la quale la maturità è mantenere l’amore nei confronti di una persona. Per un religioso, una religiosa o un sacerdote, la maturità affettiva procede in relazione alla sua opzione.

Cosa significa? Vuol dire che tutti i miei affetti, le mie emozioni, sono coinvolti in questa opzione che è la passione per il Regno, e in questo entra l’amore nei confronti di Dio e del prossimo.

Un laico le direbbe “Sorella, ma io ho mia moglie, mio marito, e i miei impulsi sessuali, diciamo così, vanno coinvolti in modo costruttivo nell’amore per il mio partner. Come fa un celibe con i suoi impulsi?”

Vanno orientati. Non si tratta di inibirsi, perché non si tratta di negare tutta la potenzialità umana che ha la sessualità. Al contrario, si tratta di far sì che io, come uomo o come donna, possa amare con tutto quello che sono, con un cuore libero. E questo non vuol dire che non provi impulsi sessuali, perché appartengo al genere umano, ma che devo riorientare quegli impulsi e rinunciarvi.

Implica quindi anche un’ascesi, come per gli atleti; fare certi esercizi può riorientare il loro cuore. Verso chi? Verso Gesù, l’amore per il prossimo, il Regno. Ma non è magia. Richiede un lavoro personale, una formazione personale, preghiera, conoscenza di Gesù, amore per il prossimo.

Ci sono casi di consacrati che cadono nella pornografia e nonostante l’aiuto psicologico lasciano l’abito…

Quando una persona si lascia aiutare può andare avanti. Ho visto molti che hanno abbandonato la pornografia, è possibile.

Quali sono i punti chiave perché i seminaristi caduti nella dipendenza dalla pornografia possano vincere questo vizio e avere un rapporto sano con il sesso femminile e con gli affetti?

Come ho detto in precedenza, la dipendenza dalla pornografia coinvolge molti aspetti della persona, e forse può avere altre ragioni che non sono necessariamente legate alla donna, visto che anche persone sposate sono cadute in questo vizio, ma pensando ai seminaristi direi:

1.    Confrontarsi con un adulto, in ambito educativo, sulla problematica che si sta vivendo. Il semplice fatto di contrastare il vivere la pornografia dissolve di per sé l’“aura di segretezza” in cui è avvolta e diventa il primo passo per spezzare la catena di questa dipendenza e schiavitù.  

2.    Scoprire il potere che ha il fatto di dire NO alla pornografia. Anche se il giovane è caduto in una dipendenza, non ha perso la possibilità di dire NO e di recuperare la propria vita. Poter dire NO è un fattore fondamentale che riguarda il comportamento. È una decisione che non può essere delegata a nessuno.

3.    Tipo di relazioni, vincoli e amicizie. Il vuoto di un’esistenza vissuta in modo superficiale con Dio e con gli altri è il brodo di coltura ideale per la pornografia, e quindi riconoscere il proprio mondo affettivo e condividerlo nell’ambiente formativo è fondamentale per spezzare il vincolo pornografia/sessualità.

4.    Identificare i momenti in cui si cade nella pornografia ed evitare di stare soli in quei momenti. È importante identificare i riti, gli spazi e i momenti in cui si cade nella pornografia per evitare di rimanere da soli: fare una telefonata, andare a fare una passeggiata con qualcuno…

5.    Non arrendersi nella lotta. Quando una persona desidera davvero liberarsi da questa dipendenza, passerà momenti critici e di debolezza. Per non arrendersi alla lotta bisogna non abbandonare la persona con cui si condivide questo problema, pregare e chiedere forza a Dio, mettere in atto i mezzi necessari e accettare che a volte si può cadere, ma che questo non significa che si sia interrotta la lotta per uscire da questa dipendenza.

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