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Avete la tendenza ad essere catastrofisti? Ecco come superarla…

Donna triste

Rawpixel.com / Shutterstock

Jim Schroeder - pubblicato il 24/11/22

Se tendete a vedere solo le possibilità più negative in una situazione, ecco 3 spunti che possono aiutarvi

Anni fa, stavo finendo il mio ultimo anno di formazione per il dottorato in Psicologia clinica. Dopo qualche mese di tirocinio, ho iniziato ad avere vertigini, senso di oppressione al petto e mal di testa.  Anche se inizialmente l’ho attribuito allo stress, mi sono gradualmente convinta del fatto che potesse esserci in gioco qualche problema di natura cardiaca o neurologica. 

Anche se vari esami hanno dato esito negativo, ho lottato per non pensare che i miei sintomi fisici non fossero legati a una condizione fisica pericolosa per la vita. Solo dopo mesi e perfino anni sono riuscita ad accettare che quello che avevo sperimentato era in parte legato allo stile di vita (limitato esercizio fisico, dieta povera) e alla gestione dello stress, soprattutto al mio catastrofismo. Da psicologa in formazione, è stato umiliante rendersi conto di quanto “credere al peggio” potesse avere un impatto reale su di me.

Decenni dopo, come molte altre persone, provo ancora questo pessimo tipo di preoccupazione. Ci sono momenti in cui una piccola fitta o un senso di disagio mi porta immediatamente a preoccuparmi del fatto che qualcosa non vada davvero; altre volte, è una circostanza sociale o emotiva minore a gettarmi nello sconforto totale. 

Studio

Nel 1995, sulla rivista SPINE è stato pubblicato uno studio che mostrava il potere delle variabili psicosociali sulle persone disabili per problemi alla schiena. Un fattore psicologico – la tendenza al catastrofismo – era quasi sette volte più predittiva di qualsiasi variabile clinica o storica nel prevedere la disabilità.  

Il catastrofismo è un tipo di distorsione cognitiva, o un modello irrazionale di pensiero. A volte cadiamo tutti in distorsioni cognitive, ma più si verificano, più siamo a rischio di esiti fisici e psicologici negativi. 

Quando siamo catastrofisti, tendiamo a vedere solo il peggior risultato possibile in una situazione.  Nel caso di mal di schiena acuto, una persona potrebbe concentrarsi su intensità, frequenza e/o durata del dolore; potrebbe ad esempio arrivare a credere che non migliorerà mai, con un conseguente disagio a lungo termine e l’incapacità di tornare alla normale attività, quando non a eliminarla del tutto.

Stiamo finalmente arrivando a capire quanto sia potente la nostra mente quando si tratta non solo delle nostre esperienze fisiche, ma di tutta l’esistenza. Molte esperienze di dolore e disagio hanno una causa fisica, ma molto spesso, quando crediamo che qualcosa debba essere sbagliato, ad essere responsabili del disagio sono soprattutto la nostra prospettiva e i nostri atteggiamenti.  

Visto che tempo, curiosità ed esperienza sono spesso i migliori maestri, ho imparato che ci sono alcuni elementi fondamentali per ridurre la possibilità e l’impatto dell’essere catastrofisti.

In primo luogo, quello che “consumiamo” conta.

È fondamentale comprendere che più consumiamo media/tecnologia e conversazioni “del tipo peggiore” (ad esempio, tutte le brutte cose che accadono e le opinioni al riguardo), più è probabile che siamo catastrofisti. Se ci circondiamo di drammi e orrore, ci prepariamo a credere che la catastrofe sia sempre dietro l’angolo.

In secondo luogo, la nostra voce interiore è controllabile.

Se possiamo avere un istinto che evoca un senso di catastrofe, la nostra risposta interiore è sempre controllabile. Potrebbe essere qualcosa del tipo “È possibile che io abbia una malattia terribile, ma fino a quando non avrò ulteriori informazioni, pensarci in modo eccessivo non mi aiuterà”. Un altro esempio potrebbe essere: “Non devo dimenticare che ho avuto questa preoccupazione molte volte, e non si è mai avverata”. La “chiave” è il fatto che la voce interiore deve essere realistica e positiva per combattere i sentimenti e i pensieri che potrebbero non esserlo.

Bisogna infine mantenere la prospettiva.

Quando tutto il resto fallisce, ricordatevi che se avete la tendenza al catastrofismo significa che siete consapevoli e abbastanza vivi da preoccuparvi. I morti non possono farlo, il che vuol dire che l’opportunità di vivere, e anche di vivere bene, è ancora possibile per tutti noi. Forse ad alcuni sembra banale o ricorda un po’ l’approccio di Pollyanna, ma posso dire per esperienza personale che questa prospettiva, insieme a una preghiera a Colui che mi ha dato la vita, è stata una vera manna dal cielo. 

Ogni tanto, il nostro catastrofismo è un allarme opportuno per mobilitarci immediatamente, ma quasi sempre è un promemoria per farci prestare attenzione, usare la voce interiore che Dio ci ha dato e rendere grazie per quello che abbiamo.   

Tags:
catastrofi naturalipessimismo
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