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Se il santo abbandono è santo, perché è tanto difficile?

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Catholic Link - pubblicato il 21/11/22

Ecco come compiere il grande salto!

di María Claudia Arboleda

Vi è mai capitato che quando vi parlano del santo abbandono vi costi capire di cosa si tratta? A me sì, e anche se adesso lo capisco meglio continua a costarmi molto il fatto di metterlo in pratica.

Abbandonarmi mi costa proprio perché implica il fatto di rendermi conto che le cose non dipendono totalmente da me, che non posso ottenere quello che voglio con le mie sole forze e che quello che faccio spesso non è sufficiente.

Ma cos’è il santo abbandono?

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A volte pensiamo al “santo abbandono” e A) non capiamo cosa sia esattamente o B) pensiamo che sia qualcosa che vivono i grandi santi e che non abbia nulla a che vedere con la vita ordinaria. Permettetemi di dirvi che è tutto il contrario.

Il “santo abbandono” ha come base la fiducia. Pensatela così: se vi lanciate da un aereo, non lo fate sicuramente se non confidate completamente nella formazione che vi hanno dato gli istruttori e nel fatto che il paracadute funzioni perfettamente.

Ciò vuol dire che per compiere questo salto bisogna essere sicuri e confidare nel fatto che tutto andrà alla perfezione. Dio, che è evidentemente molto più di un paracadute o di un aereo, ha la visione completa della nostra vita e di quella di tutti gli altri. È Lui che ha le redini, e sappiamo che ci ama molto più di quanto ci ami qualsiasi persona.

Dio sa molto meglio di noi quello di cui abbiamo bisogno, ancor prima che glielo chiediamo. E allora perché diffidiamo e non compiamo il salto verso la santità?

Lo so… è difficile

NEONATA

Vi credo se mi dite “È molto difficile”, perché lo è anche per me. Tornando alla nostra immagine precedente, lanciarsi da un aereo non sarà mai semplice, ma se pensiamo a circostanze della nostra vita come avere il lavoro che desideriamo tanto, trovare la persona con cui condividere la vita o aspettare un figlio che non arriva, sono salti che tutti dobbiamo compiere.

Dobbiamo quindi agire, lavorare, mettere tutto quello che possiamo e poi dormire tranquilli sapendo che è Dio ad avere l’ultima parola. Non accade nulla senza che Egli lo permetta, e se permette qualcosa lo fa perché conosce il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. E non solo il nostro, ma quello di tutta l’umanità (è a questo che mi riferisco quando parlo di immagine completa).

Confidare nella Provvidenza divina e abbandonarci alle Sue mani è riconoscere che Egli è Dio e noi siamo Sue creature. Ricordate, però, non siamo solo questo: siamo Suoi figli amati, per i quali ha donato il Suo stesso Figlio. Non c’è amore più grande di quello di Dio per ciascuno di noi.

Se siamo convinti dell’amore di Dio e della Sua Provvidenza assoluta, come non confidargli tutti i desideri e le preoccupazioni, e come non lanciarsi nell’avventura della vita in cui facciamo, in coscienza, tutto ciò che dobbiamo fare e poi lasciamo che Dio sia Dio?

Consigli pratici

Vi lascio una piccola lista di suggerimenti per esercitare il santo abbandono:

1 Nella preghiera del mattino, offrite a Dio la vostra giornata e confidate nel fatto che Egli sarà con voi in ogni momento.

2 Se state passando un brutto momento, avete dei dubbi o siete ansiosi per il futuro, prendetevi del tempo per andare a fare una visita al Santissimo. Presentategli la vostra vita e le vostre necessità.

3 Lasciatevi abbracciare da Dio, aprite le braccia e il cuore. Confidate nel fatto che Egli vi ama più di chiunque altro. Magari non capirete il Suo piano, ma lodatelo con forza nei momenti di difficoltà, e ricordate che Egli è Dio ed è onnipotente.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
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