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Come trovare un vero amico secondo sant’Aelred di Rievaulx

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Lucia Graziano - pubblicato il 07/11/22

Aelred visse nella prima metà del XII secolo e fu abate della comunità cistercense di Rievaulx, nello Yorkshire. Tutti i suoi scritti brillano per dolcezza e delicatezza, ma è uno in particolare a godere ancor oggi di una giusta fama: quello in cui il santo illustra le caratteristiche che dovrebbe avere una vera amicizia cristiana.

Chissà cosa penserebbe Aelred di Rievaulx (1110 – 1167) delle nostre facili amicizie 2.0: quelle in cui par quasi che basti pigiare un pulsante su un social network per potersi definire “amici” di qualcun altro.

Molto probabilmente, il santo ne resterebbe perplesso. Influenzato dalla spiritualità del cosiddetto “cristianesimo celtico”, che aveva sempre dato un grande risalto a questo sentimento, Aelred teneva l’amicizia in altissima considerazione: la considerava una delle più grandi consolazioni della vita umana, nonché uno degli ausili più efficaci per santificarsi e avvicinarsi a Dio. Non a caso, il monaco amava parlare di “amicizia spirituale”, per rendere ben chiara la distanza da quelle amicizie mondane che poco avevano a che vedere con il tipo di sentimento che gli stava a cuore.

A questo tema, il religioso dedicò un intero libro, L’amicizia spirituale: un’operetta unica nel suo genere, composta sotto forma di dialogo tra il monaco e due suoi cari amici che riflettono sui modi in cui dovrebbe svilupparsi una vera amicizia tra cristiani.

La vera amicizia secondo Aelred di Rievaulx

Il primo dei consigli che il monaco di Rievaulx rivolge a chi è alla ricerca di buoni amici potrebbe essere riassunto in qualcosa sulle linee di: non avere troppa fretta di chiamare “amico” chi ti sta al fianco.

A giudizio del santo cistercense, la vera amicizia è necessariamente cosa rara: «sono tanti quelli che amiamo, ma non a tutti loro è prudente aprire il nostro animo» nei modi in cui ci si confida con un amico “con la A maiuscola”.

È certo vero che un buon cristiano deve provare carità nei confronti di qualsiasi individuo con cui abbia a che fare; e non v’è dubbio che nella vita ognuno di noi possa incontrare un vastissimo numero di buoni conoscenti: ottime persone verso le quali capita di provare sentimenti di forte affetto, stima profonda, gratitudine. Ma, a giudizio del santo, la vera amicizia è un sentimento così intenso e profondo da essere naturalmente e necessariamente raro: «l’amico deve essere il custode dell’animo reciproco: deve custodire in un silenzio fedele tutti i segreti che vi trova; curare e sopportare quanto vi scorge di imperfetto; gioire quando l’amico gioisce, soffrire quando soffre, sentire come proprio tutto ciò che è dell’amico».

Insomma: non capita tutti i giorni di poter stringere con qualcuno un legame così profondo. E anzi: citando quel versetto biblico che recita «chi è amico, ama sempre» (Prov 17, 17), Aelred chiosa: «l’amicizia, se è vera, è eterna; e se invece cessa di esistere, non era vera anche se lo sembrava».

Ma allora, come bisogna procedere per trovare un vero amico? Secondo il santo di Rievaulx, è un lavoro a tappe: innanzi tutto, occorre saper scegliere la persona giusta; secondariamente, è opportuno metterla alla prova per sincerarsi che possa davvero trasformarsi in un amico sincero e leale. La terza tappa è quella in cui si accoglie nella propria vita colui il quale ormai chiamiamo “amico”; e infine, dice il santo citando il De amicitia di Cicerone, sarà possibile godere finalmente con lui di una «perfetta concordanza, accompagnata da carità e benevolenza, riguardo alle cose divine e umane».

Come scegliere un buon amico

Il santo di Rievaulx è inflessibile su questo punto: quando si è alla ricerca di un amico, bisogna saperlo scegliere con criterio, tenendo bene a mente che «l’amicizia nasce tra i buoni, progredisce tra i migliori e tocca il vertice tra i perfetti».

Ovverosia, «non può esistere amicizia se non tra chi è puro di cuore»; in caso contrario, siamo di fronte ad altro tipo di sentimento; per esempio, una asettica frequentazione che rischierebbe di svanire alle prime difficoltà; oppure, un banale tenersi compagnia per il piacere egoistico di fare e ricevere complimenti.

Ci sono poi dei tipi umani che (quasi) nessuno vorrebbe come amico. Aelred suggerisce di valutare con molta attenzione l’eventualità di stringere rapporti di amicizia con individui che sono notoriamente collerici, pettegoli, bugiardi o volubili: è certamente possibile (e anzi meritorio) stare vicino a chi ha un brutto carattere, ma (per l’appunto) una vera amicizia è qualcosa di molto più serio. E, come il santo scrive tranchant: «se ti leghi in amicizia con un individuo imprevidente e imprudente, vai a cercarti litigi e alterchi quotidiani».

Le virtù che non possono mancare in un buon amico

Quando si è alla ricerca di un buon amico, è bene concentrarsi invece su chi dà l’impressione di essere un individuo fedele, paziente, ragionevole e disinteressato. Un dettaglio non da poco, quest’ultimo: indispensabile «affinché egli non si aspetti niente dall’amicizia al di fuori del bene che questa apporta per natura» e «non pensi di unirsi in amicizia nella speranza di conseguire un qualche vantaggio, stimandola alla stregua di un rapporto commerciale e non un dono».

Aelred suggerisce di usare molta attenzione nel verificare la presenza di queste qualità nell’individuo con cui stiamo stringendo amicizia. Potrebbe sembrare una selezione fin troppo fredda e razionale, ma il santo ritiene che questa fase di “indagine preliminare” sia molto utile per non subire delusioni più avanti. «È una qualità dell’uomo prudente sapersi trattenere, frenare gli eccessivi slanci di affetto, mettere una misura alla benevolenza, procedere pian piano con i sentimenti». Ma quando si sarà certi di aver trovato un vero amico: allora sì che ci potrà lasciar andare!

L’accoglienza da riservare a un buon amico

«Gli amici devono essere tra di loro semplici, aperti, in armonia, mossi dagli stessi interessi», scrive Aelred di Rievaulx. E le differenze non devono aver peso: se un ricco si lega in amicizia a qualcuno che è più povero; o se un uomo di vasta cultura diventa amico di un individuo che non ha avuto modo di studiare, nessuno deve permettersi di sottolineare queste disuguaglianze. I veri amici si pongono sullo stesso piano e camminano fianco a fianco: nessuno deve avere l’ardire di auto-eleggersi a guida non richiesta. Inoltre, dall’amicizia devono essere bandite le formalità: anzi, c’è bisogno di «affabilità nel parlare, sorriso sul volto, dolcezza nei modi e serenità nello sguardo: tutte cose che costituiscono un condimento di non poco conto».

E sono dolcissime le raccomandazioni che Aelred rivolge agli amici che vogliono vivere in modo cristiano il sentimento che li lega: «siano anzitutto premurosi l’uno verso l’altro, preghino l’uno per l’altro. Senta l’uno come propria l’umiliazione dell’altro e gioisca della sua gioia; pianga come proprio lo sbaglio dell’altro, consideri come proprio ogni suo progresso. Incoraggi l’amico in tutti i modi possibili, se l’altro esita per timidezza; lo sostenga se è debole; lo consoli se è triste; lo sopporti se è adirato». In tal modo, la luce del Vangelo comincerà a riflettersi in quell’amicizia, facendola brillare come la preziosa che è.

La perfetta concordanza di un’amicizia cristianamente vissuta

«Allora vedrai quanto è vantaggioso soffrire l’uno per l’altro, darsi da fare l’uno per l’altro, portare i pesi l’uno per l’altro», scrive il santo di Rievaulx, «sperimentando nel frattempo tutta la dolcezza del conversare e del mettere in comune i propositi». Nella visione del monaco cistercense, la vera amicizia non è solamente santificante; è addirittura una debole prefigurazione delle gioie del Paradiso. Mentre la vera amicizia matura, «si coglierà nella letizia il suo frutto spirituale, nell’attesa della pienezza del tempo che verrà. In quel giorno, spazzato via il timore che oggi ci preoccupa e ci tiene in apprensione uno per l’altro, scacciate definitivamente tutte quelle avversità che ci tocca ora affrontare l’uno per l’altro, […] godremo per l’eternità di quel sommo bene. E allora questa amicizia, alla quale oggi ammettiamo solo pochi, sarà trasfusa in tutti e da tutti si riverserà in Dio». E quale gioia sarà, in quel tempo, scoprire d’essere circondati ovunque da amici veri!

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